Guerra Ucraina, l'onda dei profughi in Moldavia: ''Abbiamo aperto le nostre porte e case ma ora rischiamo il collasso: negozi e supermercati vuoti, mancano i medicinali''
La Moldavia è il Paese più povero d'Europa econ 3,5 milioni di abitanti. La presidente in Trentino dell'associazione di promozione sociale Italo Moldava Arcobaleno: "Il caso della Transnistria è simile a quello del Donbass. La popolazione è filo-europea ma in caso di invasione della Russia non abbiamo la forza di combattere e non possiamo perdere quel poco che abbiamo costruito con fatica"

TRENTO. "La situazione è veramente difficile e la Moldavia è stremata, si rischia il collasso: i negozi sono vuoti e i grandi magazzini non hanno più riserve". A dirlo a Il Dolomiti è Veronica Ciubotaru, presidente in Trentino dell'associazione di promozione sociale Italo Moldava Arcobaleno. "Il nostro export si basa per il 60% sui rapporti con l'Ucraina ma ora è ovviamente tutto bloccato e accogliamo tantissimi profughi: ci sono circa 500 bambini non accompagnati in Transnistria: sono senza genitori e in questo momento è complicato riuscire a contattare e rintracciare i parenti".
La Moldavia è una rotta di fuga dei civili che scappano dal conflitto in Ucraina. E' il Paese più povero d'Europa e con 3,5 milioni di abitanti. Nonostante tutto, il governo di Chisinau accoglie con estrema generosità e grande disponibilità i profughi. La stima è quella che siano già oltre 100 mila le persone sul territorio, numeri ai quali aggiungere quelle in transito per spostarsi poi in Romania e Ungheria.
"Abbiamo aperto le porte a fronte della tragedia umanitaria - dice Ciubotaru - perché non si può restare indifferenti. La guerra in Ucraina è davvero drammatica e soffriamo con e per il popolo ucraino. Ma ora c'è panico in Moldavia perché i prodotti alimentari come yogurt, latte o surgelati. I beni di prima necessità iniziano a scarseggiare: non si trova quasi più il sale e i cereali. I trasferimenti di denaro sono stati bloccati: complicato prelevare anche piccole somme in grivnia ucraina o in rublo russo, monete inoltre svalutate e che non permettono grandi transazioni o acquisti. E' davvero tutto molto caotico e confuso, il Paese è in difficoltà".
La Moldavia si è mossa fin da subito per organizzare le strutture di accoglienza locali, mentre le famiglie hanno aperto le proprie abitazioni. E' stata creata una rete di psicologi per accompagnare soprattutto le donne e i bambini. Il 65% dei profughi, riferiscono le autorità di Chisinau, sono donne senza marito; il 25% sono minori e poi anziani e disabili. Ma un arrivo così numeroso e senza precedenti di profughi rischia di mandare in ginocchio il Paese.
"La popolazione moldava - aggiunge Ciubotaru - mette a disposizione quel poco che può in questa emergenza. Noi in Trentino aiutiamo e supportiamo le nostre famiglie come possiamo e siamo pronti a fare ancora di più la nostra parte per raccogliere vestiti, medicinali, farmaci e alimenti ma ci serve l'aiuto della Protezione civile o della Croce rossa per poter trasportare i materiali: i costi altrimenti sono proibitivi".
La richiesta di creare strutture di accoglienza alle frontiere è arrivata ai Paesi dall'Unione europea. L'Italia si è messa a disposizione e sono pronti a partire il Trentino, l'Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia, con quest'ultima che nelle scorse ore è arrivata in Slovacchia. Negli scorsi giorni sono state allestite alcune strutture e sono stati consegnati i primi materiali in Polonia. E' probabile un intervento anche in Romania.
"Siamo in contatto con Cinformi per capire come aiutare i profughi e la popolazione che ospita le persone che scappano dalla guerra. La Moldavia è in forte difficoltà - prosegue Ciubotaru - c'è scarsità di prodotti alimentari e di medicinali perché il flusso di arrivi è enorme per le nostre capacità. Noi ci mettiamo assolutamente a disposizione in collaborazione con le altre associazioni che ci sono sul territorio ma ci servono indicazioni e supporti logistici per poi poterci organizzare".
L'aggressione militare della Russia crea più di qualche preoccupazione a Chisinau. Il timore è quello che il conflitto si possa allargare oltre i confini ucraini. Le truppe di Mosca sono, infatti, a circa mezz'ora di auto nella Transnistria, da cui sarebbero partiti anche missili verso l'Ucraina e da cui potrebbero muovere per supportare l'assedio di Odessa.
"La Transnistria - evidenzia la presidente dell'associazione Italo Moldava - è una repubblica autoproclamata come quelle di Donetsk e Lugansk, ma la difesa della popolazione russofona è solo una scusa per coprire gli interessi e i disegni strategici e politici. La Moldavia è da settimane che ribadisce la propria neutralità e non si schiera per paura di un'invasione da parte di Mosca. E' stata effettuata anche una ricognizione sui riservisti e sono già stati pre-allertati i militari ma non c'è praticamente un esercito dai tempi della grande armata. Dopo l'indipendenza nel 1991 la nostra forza militare è praticamente nulla".
Negli scorsi giorni la Moldavia ha presentato domanda per entrare nell'Unione europea. "Una dichiarazione che preoccupa e che ha creato un certo allarmismo perché le pratiche in realtà sono state avviate già da diversi anni, le procedure sono già in corso e il processo di adesione è attivo: solo ci vuole tempo per concludere l'iter. La popolazione è filo-europea e questa sarebbe la volontà dei moldavi. Ma in caso di aggressione da parte di Putin, l'intenzione è quella di cambiare bandiera senza entrare in guerra o resistere: non possiamo permetterci di perdere anche quel poco che abbiamo costruito con fatica".
Nel caso di ordine di ingresso dal Cremlino, ci potrebbe resa per ritornare sotto la sfera russa. A cascata, però, c'è il rischio di un'ulteriore pressione umanitaria. La Moldavia potrebbe cedere il territorio senza combattere ma si potrebbe innescare un'ulteriore flusso di persone in fuga, verso la Romania e il resto dell'Europa.
"A malincuore e c'è molta rassegnazione. Non manca il patriottismo, neppure il desiderio di libertà e indipendenza: semplicemente c'è la realtà dei fatti e in caso di invasione non c'è la forza necessaria per difenderci e resistere. La capitolazione sarebbe inevitabile e diventa preferibile per noi la pace e il controllo della Russia rispetto alla guerra e ai morti", conclude Ciubotaru.












