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| 08 mar 2022 | 12:49

"Le guerre inaspriscono la violenza, anche quella sessuale e accentuano la divisione dei ruoli". Otto marzo, la dedica di Poggio alle donne resistenti in Ucraina

La prorettrice Poggio dedica la Giornata internazionale della donna, alle donne combattenti in Ucraina, ma anche alle femministe russe che si stanno opponendo al regime: "Le guerre nascono dalla volontà di dominio ed egemonia di uomini portatori di visioni arcaiche della famiglia e della società. Un drammatico passo indietro nel percorso che porta alla parità tra donne e uomini"

"Le guerre inaspriscono la violenza, anche quella sessuale e accentuano la divisione dei ruoli"
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. “Vorrei dedicare questo 8 marzo alle donne resistenti di questa assurda guerra, in primo luogo alle ucraine, quelle che sono partite, quelle che sono rimaste per combattere o per supportare chi non poteva partire”. Si rivolge alle donne in Ucraina il messaggio di Barbara Poggio, prorettrice dell’Università di Trento per le politiche di equità e diversità.

 

“Come ogni guerra – aggiunge – anche quella che si sta combattendo in questi giorni in Europa rappresenta un drammatico passo indietro nel percorso che porta alla parità tra donne e uomini”. Non solo perché “le guerre spesso nascono dalla volontà di dominio ed egemonia di uomini portatori di visioni arcaiche della famiglia e della società e che, non a caso, amano ostentare la propria mascolinità, ma perché generano insicurezza, inaspriscono la violenza, anche quella sessuale, accentuano la divisione dei ruoli, come si è visto chiaramente anche in questo frangente, con gli uomini richiamati al fronte e le donne in fuga con bambini e anziani”. Le guerre tendono perciò a “limitare ulteriormente la voce pubblica delle donne: ne è immagine efficace il tavolo del negoziato, a cui siedono solo uomini”.

 

Per tutte queste ragioni “vorrei dedicare questo 8 marzo alle donne resistenti di questa assurda guerra. In primo luogo alle ucraine, quelle che sono partite, quelle che sono rimaste per combattere o per supportare chi non poteva partire, come Tania, a Kiev, che aspetta i bombardamenti nel suo appartamento, non potendo portare nel bunker il figlio affetto da sindrome di down”.

 

Ma anche alle donne russe, sostiene Poggio, che si stanno opponendo al regime: “Tra loro i gruppi di femministe, tra i pochi attualmente organizzati in Russia contro la guerra, ma anche le singole attiviste che hanno partecipato a manifestazioni pubbliche, pagandone di persona le conseguenze. Come Yelena Osipova, 80 anni, arrestata a Leningrado perché protestava contro la guerra. Su uno dei cartelli che teneva in mano c’era scritto: ‘Soldato, lascia cadere la tua arma e sarai un vero eroe’”.

 

Alle donne ucraine infatti si sono unite anche le attiviste russe di “Resistenza femminista contro la guerra”, invitando con un messaggio pacifista a contrastare l’occupazione militare in Ucraina ordinata dal presidente Vladimir Putin, agganciando così tutte le reti femministe di tutto il mondo, compreso il gruppo di Non una di meno Trento (Qui articolo).

 

“Il movimento femminista in Russia lotta per i soggetti più deboli – avevano riportato nel loro manifesto – e per lo sviluppo di una società giusta con pari opportunità e prospettive, in cui non ci può essere spazio per la violenza e i conflitti militari. Tutto ciò è inconciliabile con i valori e gli obiettivi essenziali del movimento femminista. La guerra intensifica la disuguaglianza di genere e mette un freno per molti anni alle conquiste per i diritti umani”.

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