Sciopero femminista, Non una di meno in piazza per l'8 marzo (FOTO): "La pandemia ci ha colpite. Su 101mila persone che hanno perso il lavoro 99mila sono donne"
Per l'8 Marzo le attiviste di Non una di meno Trento hanno promosso uno sciopero femminista in piazza Fiera, dove si sono raccolte centinaia di persone. Arcigay: "Ancora tantissime le persone Lgbtqi che vengono discriminate al lavoro". Amnesty: "La parità di genere rientra tra i diritti umani ma la strada è ancora lunga". Udu Trento: "In università nel 2020 il numero di docenti donne pari al 25,3%"

TRENTO. “Due anni di pandemia hanno colpito duramente la vita e il lavoro di tante. Il nostro sciopero contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere, che continua ad aumentare tutti i giorni, è ancora più urgente”. Per l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, il gruppo femminista di Non una di meno Trento è tornato in piazza per lo sciopero femminista e transfemminista, mettendo in luce quanto la pandemia abbia colpito duramente anche le condizioni di vita delle donne, dalla violenza domestica al lavoro.

Centinaia le persone raccolte in piazza Fiera e tanti gli interventi dal pomeriggio fino a sera. Tante anche le associazioni e i gruppi che hanno sostenuto questo evento: Arcigay del Trentino, Udu Trento, Presidio Universitario Libera "Celestino Fava" – Trento, Collettivo transfemminista queer Trento, Amnesty International Trento, Murga trentinerante, Coordinamento donne Onlus - Centro Antiviolenza, Extinction Rebellion Trentino, Adi Trento, Comitato Vulvodinia e Neuropatia del pudendo.

“La situazione è sempre più complicata – sostengono le attiviste di Nudm – le aziende hanno approfittato della pandemia per licenziare o cambiare i turni diventati ingestibili soprattutto per le donne madri. A essere dimesse, infatti nel 2020 sono 37mila neomamme a fronte di 14mila neopapà”. La pandemia “ha reso ancora più evidente quanto l’appartenenza di genere continui a prefigurare dei ruoli preimpostati: i settori più colpiti dai licenziamenti sono stati quelli dell’educazione, dei servizi della persona, del turismo, cioè tutte le professioni a carattere femminile”. Le donne, “che nell’ambito della sanità sono la stragrande maggioranza del personale sono coloro che più pesantemente hanno subito gli effetti: ammalate o morte in un numero maggiore rispetto agli uomini”.

Secondo Nudm Trento, “su 101mila persone che hanno perso il lavoro 99mila sono donne, che si sono ritrovate forzatamente nello spazio casa, provocando un sovraccarico di lavoro”. In un’ottica di perdita del posto di lavoro, “il ritorno obbligato a casa ha comportato, inoltre, un aumento delle violenze domestiche. Lo sciopero è per chi vuole dire basta al precariato, allo sfruttamento sul lavoro, alle discriminazioni di genere, all’isolamento e al gap salariato”.
Durante il lockdown si è verificato “un inasprimento delle barriere sociali anche sui diritti fondamentali che riguardano le persone disabili, ma anche le condizioni di accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (ivg)”. Un anno che ha visto l’affossamento del ddl Zan contro l’omotransfobia: “In Italia – ricorda Nudm – un caso di omotransfobia ogni due giorni: dai 93 episodi denunciati nel 2020 si è passati a 238”.

Presente anche Arcigay del Trentino: “Crediamo convintamente allo sciopero transfemminista – sostiene il presidente Shamar Droghetti – ancora oggi in Italia troppo spesso non si riesce a parlare di diversity manegement all’interno delle aziende. Sono tantissime le persone Lgbtqia+ che vengono discriminate e che non riescono a fare coming out per paura di ritorsioni all’interno del mondo lavorativo”.

La parità di genere “è un diritto umano – dichiara Amnesty International Trento– ce lo dice la Dichiarazione universale dei diritti umani. Purtroppo ancora non è stata raggiunta questa parità, abbiamo fatto tanti progressi a livello anche strutturale, ma la strada è ancora lunga. Noi in particolare siamo qui per parlare di situazioni specifiche nel mondo, come di diritto all’istruzione in Afghanistan”.
La cultura patriarcale che sta “alla base della forma mentis della società odierna è un retaggio antico di una cultura sbagliata – spiega Udu Trento – sosteniamo la lotta del femminismo intersezionale al fianco delle donne, delle persone transgender, e di tutte le persone non etero-normate”. Sono tante le discriminazioni all’interno del contesto universitario: “Lo dimostrano i dati nazionali di Almalaurea – prosegue Udu – ma anche quelli della nostra università, dove nel 2020 le docenti di prima fascia erano 35 su ben 199 totali ordinari, una percentuale non solo bassissima ma addirittura sotto la media nazionale, pari solo al 25,3%, se consideriamo che il numero di laureate è superiore a quello dei colleghi uomini”.


















