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Oltre 2 mila seconde case a Pergine che aderisce a ''Ospitar'', il progetto dell'ospitalità diffusa che punta a riqualificare gli immobili

L’obiettivo del progetto, già avviato in 11 Comuni trentini, è recuperare e riqualificare il patrimonio delle seconde case, lasciate sfitte, sottoutilizzate o spesso abbandonate, attraverso un nuovo tipo di turismo che punti sulla comunità e sul mettere a valore il territorio: ''Lo smart working un'opportunità in più''

Pubblicato il - 24 April 2022 - 20:55

TRENTO. Da qualche mese il Comune di Pergine Valsugana ha aderito al progetto di turismo diffuso, Ospitar, promosso dalla società benefit di Trento Community Building Solutions. Al via la possibilità di candidare la propria casa.

 

L’obiettivo del progetto – già avviato in 11 Comuni sul territorio trentino tra cui i vicini Tenna e Calceranica al Lago - è recuperare e riqualificare l'enorme patrimonio delle seconde case, lasciate sfitte, sottoutilizzate o spesso abbandonate, attraverso un nuovo tipo di turismo che punti sulla comunità e sul mettere a valore il territorio, intercettando nuovi tipi di viaggiatori che prediligono la libertà di un soggiorno in appartamento.

 

In questo progetto il Comune è l’attivatore, ai privati, invece, spetta il compito di svilupparlo. E Cbs in questi mesi, in collaborazione con il Comune di Pergine, ha redatto uno studio sullo stato patrimoniale delle seconde case. Questo studio e l’intero progetto verranno presentate a Canale alla Sala della casa sociale alle 20 di venerdì 29 aprile.

 

Il report ha permesso di analizzare nel dettaglio la situazione, proponendo numerosi spunti di riflessione utili al progetto e all’amministrazione comunale. Il territorio perginese presenta un grande numero di seconde case: si contano circa 2.039 immobili d’interesse con un bacino di circa 5.889 proprietari. In testa si trova Pergine che, chiaramente, per dimensioni territoriali e demografiche assorbe la maggior parte del patrimonio (circa il 36% del totale). A seguire Vigalzano (11% del totale), Castagné (9% del totale) e Viarago (8% del totale).

 

"Questo patrimonio immobiliare, circa il 74%, è concentrato nelle mani di singoli proprietari, escludendo quindi la possibilità che a Pergine Valsugana siano presenti e potenzialmente privilegiati dallo sviluppo del progetto Ospitar, pochi e grandi proprietari immobiliari. Anche sotto il profilo della frammentazione della proprietà immobiliare (numero di proprietari associati ad un singola particella edificiale) - dice Ruggero Zanettisocio responsabile del progetto Ospitar - la situazione è positiva con la presenza in media di 2,5 proprietari per singola p.ed.".

 

Nella maggior parte dei casi (26% del totale) i proprietari di seconde case hanno in media un’età ricompresa tra i 56 e i 65 anni, anche se non mancano diversità nella composizione anagrafica. "In termini invece di recapito di residenza dei proprietari di seconde case - aggiunge Zanetti - fattore non di poco conto per il successo e l’efficacia del servizio di ospitalità diffusa, è indubbiamente un’ottima base di partenza il fatto che la maggior parte dei proprietari (il 58% del totale) risieda nel Comune di Pergine Valsugana".

 

Prendendo in esame gli interventi negli altri Comuni, dove Ospitar si è sviluppato, si è visto che per ogni euro investito c’è stato, nel breve periodo, un ritorno sul territorio di 5 euro. "Durante il progetto - prosegue Zanetti - vengono attivate convenzioni con artigiani del territorio per le ristrutturazioni, si avviano collaborazioni con realtà del territorio come piccole imprese agricole e bar e ristornati. Si lavora quindi su tutta la comunità che diventa nel tempo maggiormente accogliente. Negli anni spesso si è visto come alcune delle case attivate per fini turistici tramite questo progetto, siano poi rientrate nel circuito residenziale, aumentando così anche la disponibilità di abitazioni sul mercato".

 

Attraverso il progetto si genera una nuova forma di reddito che, se investita nella casa, permette di riqualificare e ristrutturare gli immobili a vantaggio dell’intera comunità. Ma non solo: si intercetta un turismo “diverso”, con persone che non ricercano la formula dell’hotel classica ma, al contrario, la peculiarità più viva ed emozionale di un territorio, con la sua storia e identità.

 

"Con la pandemia Covid, sono per esempio anche cambiati i modelli organizzativi di lavoro e oggi, più che mai, l’espressione dello 'smartworking' è entrata di prepotenza nel nostro linguaggio quotidiano. Si tende erroneamente ad associare questa modalità al lavoro da casa, quando, invece, dovrebbe rappresentare la possibilità di operare da dove si desidera, in un luogo diverso da quello dell’ufficio, dove le lancette dell’orologio scandiscono l’inizio e la fine della giornata".

 

Il progetto partirà in primis nelle frazioni di Canale, Valcanover, Santa Caterina e San Vito. Le candidature sono aperte fino al 31 maggio ed è possibile richiedere un sopralluogo gratuito (e-mail: [email protected] o chiamando - anche whatsapp - il 0461 095196).

 

"Verranno effettuati gratuitamente dei sopralluoghi nelle case e il proprietario avrà la possibilità, in modo gratuito, di vagliare le diverse possibilità dell’immobile. Gli daremo tutte le informazioni necessarie per valutare il progetto e le azioni successive. Dalla predisposizione dell’alloggio (fotografie, burocrazie, portali di prenotazione e così via) e alla seguente gestione del servizio (check-in e pulizie) i proprietari saranno accompagnati e formati da dei professionisti. Studieremo insieme la migliore soluzione per loro", conclude Zanetti.

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