Salvare i cuccioli di ungulati dagli sfalci del fieno con drone e termocamera (FOTO): ''Un'ottima prima sperimentazione per risolvere un problema etico e sociale sentito''
Le operazioni sono state svolte dai guardiacaccia del distretto delle Giudicarie e dalla sezione dell'associazione cacciatori delle sezioni di Dorsino e San Lorenzo in Banale con la consulenza e la tecnologia messa a disposizione da Paolo Crocetta di Greenfly Images, ditta specializzata in servizi tecnici con drone e indagini con termocamera

TRENTO. Un drone con termocamera per sorvolare svariati ettari di territorio, questa la sperimentazione portata avanti nelle Giudicarie per individuare, recuperare e mettere in sicurezza i cuccioli di caprioli e di cervi in previsione delle attività di sfalcio del fieno.
"E' stata la prima iniziativa di questo tipo nella Giudicarie e sostanzialmente in Trentino. Questa metodologia - commenta Michele Rocca, tecnico faunistico dell'associazione cacciatori - è molto utilizzata in Alto Adige e penso possa rappresentare una soluzione molto interessante per cercare di salvare i piccoli degli ungulati fermi nei prati nei periodi di sfalcio. Le indicazioni ottenute da questa sperimentazione sono state molto buone e penso possa essere una strategia da rendere strutturale".

Le operazioni sono state svolte dai guardiacaccia del distretto delle Giudicarie e dalla sezione dell'associazione cacciatori delle sezioni di Dorsino e San Lorenzo in Banale con la consulenza e la tecnologia messa a disposizione da Paolo Crocetta di Greenfly Images, ditta specializzata in servizi tecnici con drone e indagini con termocamera.

"Le attività sono iniziate all'alba e si sono protratte fino alle 9 di mattina - spiega Crocetta, titolare di Greenfly Images - per sfruttare le potenzialità delle termocamere. Il drone ha sorvolato l'area per individuare i punti caldi. A quel punto il volo viene abbassato e avvicinato a terra per identificare quanto individuato in mezzo al fieno e raccogliere le esatte coordinate: sono stati salvati un paio di caprioli e un cervo".

Una volta individuati i cuccioli, intervengono i tecnici per la messa in sicurezza. "Si manipolano i piccoli con molta attenzione - aggiunge Rocca - per evitare di lasciare l'odore umano: si raccolgono con il fieno per portarli in un'area esterna alla zona di sfalcio"
Un'attenzione alla sorte dei cuccioli nascosti tra il fieno che è sempre più alta. "E' un problema molto forte e sentito a livello etico e sociale. In media vengono, purtroppo, colpiti dai 20 ai 40 piccoli nelle zone del Bleggio, del Banale e del Lomaso. Negli anni - evidenzia Rocca - sono attuate svariate strategie per limitare questa situazione: il posizionamento di palloncini e dissuasori acustici. A questo si aggiunge la formazione ai contadini come il metodo di sfalciare dal centro verso l'esterno: un modo per diminuire la mortalità dei cuccioli".
Soprattutto i caprioli adottano una strategia antipredatoria per cui le femmine lasciano i piccoli fermi nei prati in attesa che inizino a camminare. "Il problema è sul primo sfalcio - dice il tecnico faunistico dell'associazione cacciatori - tra maggio e giugno, poi i cuccioli riescono a spostarsi in autonomia quando avvertono un pericolo". E il futuro potrebbe essere il ricorso a droni e termocamere. "Un sistema da implementare e approfondire. La raccolta di informazioni non è banale ma si conoscono le zone maggiormente a rischio e c'è molta sensibilità su questo tema", conclude Rocca.












