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| 15 giu 2022 | 17:48

Suicidio di Cloe Bianco, Guarda: "Le persone in transizione lasciate sole, la Regione ha detto no ai Centri assistenza di orientamento sessuale"

La drammatica vicenda legata alla morte di Cloe Bianco ha posto nuovamente sotto i riflettori l'urgenza che qualcosa venga tempestivamente fatto per tutelare chi affronta un percorso di transizione, insieme alla  necessità di offrire una rete di supporto ben strutturata

AURONZO. L’11 giugno il corpo carbonizzato di Cloe Bianco veniva ritrovato all’interno di un camper, la sua casa mobile, tra Auronzo e Misurina. Un gesto estremo, quello della insegnante di fisica che nel 2015 aveva provato a farsi accettare nel suo contesto sociale e di lavoro presentandosi nella scuola di San Donà di Piave dove insegnava vestita da donna e chiarendo che da quel momento non avrebbero più dovuto chiamarla Luca, ma ricevendo tuttavia in risposta discriminazione, odio e intolleranza (QUI ARTICOLO).

 

 

Un tragico evento che (ancora una volta) accende i riflettori su di un tema di cui troppo poco si parla e sul quale poche azioni fino ad ora sono state compiute, soprattutto in merito alla qualità dell’assistenza offerta alle persone che affrontano la transizione

 

Cristina Guarda, consigliera regionale di Europa verde Veneto, in seguito alla notizia del suicidio di Cloe è intervenuta dichiarando che, quello di transizione, “è un percorso complesso e doloroso che una persona non può affrontare facilmente senza che vi sia una rete di supporto”, a sottolineare l’importanza che le istituzioni mettano a disposizione strumenti e realtà per supportare un delicato momento della vita di alcune persone. “Le istituzioni devono garantire tutta l'assistenza necessaria, in modo specifico, a questi cittadini – precisa per l'appunto Guarda - Non possiamo sminuire la loro sofferenza relegandola a un generico bisogno di assistenza psicologica o medica, costringendoli o costringendole poi ai margini della società”.

 

 

Un tema che la consigliera aveva già portato lo scorso anno in sede di approvazione del bilancio regionale, proponendo lo stanziamento di risorse per la realizzazione dei “Caos – Centri assistenza di orientamento sessuale, luoghi dedicati all’accoglienza delle persone LGBTQ+ in difficoltà”, spiega. "Li ho immaginati come centri territoriali ai quali avrebbero potuto rivolgersi persone, soprattutto giovani, alla ricerca di sostegno per qualsiasi problema o difficoltà legata all’orientamento sessuale o identità di genera - racconta -. Mettendo insieme professionisti e i volontari delle associazioni del territorio avremmo potuto creare una rete di supporto capillare". 

 

 

“Purtroppo l’attuale maggioranza ha affossato questa mia proposta che non mancherò di ripresentare durante la discussione della prossima manovra di bilancio”, conclude, con la speranza che, prima o poi, qualcosa in materia venga finalmente fatto. 

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