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| 22 apr 2022 | 16:31

Un agente della polizia penitenziaria di Trento diventerà diacono, Michele Maurizio Mastrolitti sarà ordinato domenica a Roncegno

"Provo un'emozione grandissima", ha commentato Michele Maurizio. "Il diaconato sarà per me una tappa molto significativa, anche per il lavoro all'interno del carcere, dove si prova a mettere in pratica le opere di misericordia, ma sempre al buio non alla luce del sole

Un agente della polizia penitenziaria di Trento diventerà diacono

TRENTO. Un'agente della polizia penitenziaria diventerà diacono. Si chiama Michele Maurizio Mastrolitti e sarà ordinato domenica a Roncegno dall’arcivescovo Lauro Tisi.

 

Nativo di Foggia ma residente a Roncegno, 46 anni, sposato e con tre figlie, lavora a Trento come agente.

 

Con Mastrolitti saliranno a 29 i diaconi permanenti attivi in Diocesi di Trento. Poco più di un mese fa, il 19 marzo, a Riva del Garda la doppia ordinazione diaconale di Michele Albertani, rivano, 55 anni e di Antonello Siciliano, 47 anni, della parrocchia di Nago– Torbole.

 

In Trentino è arrivato nel 2007 dimostrandosi immediatamente particolarmente attivo nella sua comunità. Gradualmente ha manifestato il desiderio di dare al proprio servizio la caratteristica di un impegno ancora più intenso e stabile, chiedendo di poter accedere al percorso di formazione al diaconato permanente. Una decisione condivisa con la moglie Maria Eva e con le tre figlie piccole: Chiara, Sofia e Francesca.

 

La Messa di ordinazione diaconale avrà inizio alle ore 16 nella chiesa parrocchiale di Roncegno, intitolata ai santi Pietro e Paolo, e sarà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube della parrocchia a questo LINK.

 

"Provo un'emozione grandissima", ha commentato Michele Maurizio. "Il diaconato - spiega - sarà per me una tappa molto significativa, anche per il lavoro all'interno del carcere, dove si prova a mettere in pratica le opere di misericordia, ma sempre al buio non alla luce del sole. Confido - aggiunge l’agente pensando soprattutto al proprio lavoro - che il diaconato mi aiuti a guardare ancora con più intensità la sofferenza, per tendere sempre una mano, sperando che l'altro voglia aggrapparvisi. Lavoriamo in un ambiente molto particolare, sempre sotto i riflettori, ma quasi mai quelli giusti. Tante volte sono i detenuti stessi a ringraziarci di quello che facciamo e questo ci dà la forza per andare avanti".

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