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| 11 gen 2023 | 19:02

A Riva del Garda arrivano le pietre d’inciampo per ricordare i partigiani trucidati dai nazisti. L’artista tedesco Gunter Demnig le poserà personalmente

Le maggior parte delle pietre d’inciampo che saranno posizionate a Riva del Garda dall’artista tedesco, Gunter Demnig, saranno dedicate ad alcuni “Martiri del 28 giugno 1944”: Enrico Meroni, Eugenio Impera, Antonio Gambretto, Augusto Betta, Gastone Franchetti e Remo Ballardini

A Riva del Garda arrivano le pietre d’inciampo per ricordare i partigiani trucidati dai nazisti
di Redazione

RIVA DEL GARDA. Ci sarà Gunter Demnig in persona, come peraltro prevede il protocollo ufficiale, per la cerimonia della posa delle pietre d’inciampo a Riva del Garda che si terrà il prossimo 16 gennaio. L’artista tedesco ha ideato questo progetto nel 1995 come reazione a ogni forma di negazionismo e di oblio, e per ricordare tutte le vittime del nazismo. In Europa ne sono state installate oltre 70.000 e ora se ne trovano in tutta Europa, Italia compresa.

 

Per quanto riguarda il comune gardesano le pietre d’inciampo sono l’esito del cosiddetto “Bilancio partecipato”, con il quale la cittadinanza ha potuto proporre interventi e iniziative di interesse collettivo, che sono state poi sottoposte a una votazione online. Nel 2018 il progetto più apprezzato è stato quello delle pietre d’inciampo, proposto dalla sezione locale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia da un’idea di Tiziano Grottolo.

 

La ricerca, condotta da Novella Volani e resa possibile anche grazie alla proficua collaborazione con studiosi di altre istituzioni pubbliche e private, parenti delle vittime e dipendenti degli uffici comunali di Riva del Garda e dei territori di provenienza delle vittime, ha permesso di individuare i nominativi delle persone a cui, secondo il protocollo stabilito da Demnig, è possibile dedicare le pietre d’inciampo e i luoghi in cui posizionarle all’interno del Comune di Riva del Garda.

 

La maggior parte delle pietre rivane è dedicata ai “Martiri del 28 giugno 1944”, cioè ai componenti della Resistenza trentina contro l’occupazione nazista del “Alpenvorland” (territorio che comprendeva le province di Trento, Bolzano e Belluno) che furono prelevati dalle proprie case e giustiziati sommariamente a seguito di una vasta e feroce operazione di polizia condotta dai tedeschi contro il movimento di Resistenza trentino. A Riva del Garda furono trucidati: Enrico Meroni, Eugenio Impera, Antonio Gambretto e Augusto Betta; vennero arrestati Giorgio Tosi, Gastone Franchetti (catturato il 29 giugno) e Remo Ballardini (al posto del figlio Renato, irreperibile). Gastone Franchetti fu fucilato in agosto a Bolzano, mentre Remo Ballardini morì in ottobre, appena liberato, in seguito alle sevizie subite durante la carcerazione.

 

Questa estesa operazione raggiunse anche altri centri dell’Alto Garda, tra cui Arco (vittime furono Giuseppe Marconi, Federico Toti, Giovanni Bresadola e Giuseppe Ballanti), Nago (vittima Gioacchino Bertoldi) e Limone sul Garda (dove furono arrestati Franco Gerardi, trucidato poco dopo durante il suo trasferimento a Riva, e Giuseppe Porpora, fucilato in agosto a Fonzaso), ma anche Trento (dove furono arrestati Gianantonio Manci e il suo segretario Mario Agostini), Rovereto (dove furono arrestati Giuseppe Ferrandi e Silvio Bettini Schettini, mentre il fratello Angelo Bettini, fu assassinato nel proprio studio) e Pergine (dove fu arrestato di Gino Lubich).

 

Nessuno degli arrestati e degli uccisi fu sorpreso con le armi in pugno o affrontato durante azioni militari, ma anzi alcuni di loro furono assassinati all’interno delle loro abitazioni. Nelle zone interessate, inoltre, non erano stati effettuati atti di sabotaggio tali da scatenare una reazione così violenta da parte degli occupanti. Si trattò a tutti gli effetti di una strage pianificata per stroncare sul nascere il movimento di resistenza.

 

Tra tutti i casi esaminati relativi ai “Martiri del 28 giugno 1944” solamente sei (Enrico Meroni, Eugenio Impera, Antonio Gambretto, Augusto Betta, Gastone Franchetti e Remo Ballardini) al momento dell’arresto abitavano o lavoravano a Riva del Garda, rientrando quindi nella casistica per la posa delle pietre di inciampo per Riva del Garda. Le altre pietre rivane sono dedicate ai deportati nel Lager tedeschi, come Vincenzo Cicala, deportato a Mauthausen nel 1944 per poi essere assegnato al sottocampo di Melk, dove morì il 29 gennaio 1945, e ai membri della Resistenza, come Antonio Bosco, disertore della Flack (antiaerea nazista) e giustiziato nel carcere di Bolzano il 29 agosto del 1944.

 

Dopo un’attesa di circa due anni, dovuta ai lunghi tempi richiesti dalla procedura, ulteriormente dilatati dalla pandemia, il progetto vede una sua conclusione. La cerimonia del 16 gennaio, con la presenza della sindaca Cristina Santi e i referenti dell’Anpi e del Mag, inizierà alle 15 in viale Roma 20, dove sarà posata la pietra dedicata a Remo Ballardini, per poi proseguire in viale Carducci (Eugenio Impera), viale Pernici (Antonio Gambaretto), viale Martiri del 28 Giugno (Enrico Meroni e Augusto Betta), viale Pernici (Gastone Franchetti) e via del Marocco (Vincenzo Cicala e Antonio Bosco).

 

“Il Museo – ricorda il direttore Matteo Rapanà – organizza abitualmente visite guidate alle sezione di storia contemporanea, dove è presente una sezione dedicata sia alla vicenda dei Martiri del 28 giugno, sia alla battaglia dell’Alto Garda. Nell’immediato futuro, in collaborazione con gli enti coinvolti nel progetto, abbiamo in programma di organizzare alcuni momenti di divulgazione culturale e sensibilizzazione, nei luoghi in cui sono posizionate le pietre di inciampo, al fine di riflettere in chiave passata e presente sulle tematiche delle persecuzioni e dell’esclusione”.

 

L’iniziativa è stata curata dal Museo Alto Garda attraverso un progetto articolato in due distinti filoni: da una parte alcune targhe per commemorare i combattenti caduti nella battaglia di Riva del Garda tra aprile e maggio del 1945 (il progetto è in fase di conclusione), dall’altra le pietre d’inciampo. Il progetto “Posa di pietre di inciampo nel territorio comunale di Riva del Garda” è stato coordinato dal Museo Alto Garda in collaborazione con l’Anpi locale e con il Laboratorio di Storia di Rovereto, ente che dal 1989 si occupa di temi legati alla storia contemporanea del territorio trentino attraverso numerosi studi e pubblicazioni.

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