Belluno vuole il suo primo Gay Pride: ''Gli abitanti tendono a chiudersi ma è un'occasione per affrontare difficoltà e avere più consapevolezza''
Eventi informativi, assistenza e un riferimento sul territorio Bellunese, l'associazione "Ciao" – Comitato inclusivo di azione e orientamento punta a organizzare per la prima volta a Belluno un Gay Pride: "C'è anche un punto di ascolto per quei genitori che vorrebbero risposte ai dubbi su come poter aiutare i figli nel loro percorso"

BELLUNO. Organizzare eventi informativi, fornire assistenza e essere un punto di riferimento sul territorio per tutti coloro che si riconoscono nella comunità Lgbtqia+ e non solo. Sono gli obiettivi che si pone "Ciao" – Comitato inclusivo di azione e orientamento, un gruppo di ragazze e ragazzi che vuole proporsi come luogo di incontro e confronto su tutto ciò che riguarda l’identità di genere e l’orientamento sessuale.
Il comitato nasce a luglio 2022, dopo il tragico suicidio della professoressa transgender Cloe Bianco, un evento che ha ispirato i membri fondatori a chiedersi come potevano contribuire per aiutare coloro che vivono in situazioni di difficoltà e far conoscere ai cittadini una realtà presente, ma troppo spesso nascosta o ignorata.
“Qui non esistono realtà che diano assistenza e consigli ai ragazzi e da questo è nata l’esigenza di creare questo progetto", spiega Jonny, un membro dell’associazione. “I giovani non hanno nulla con cui confrontarsi. L’unico modo è andare fuori solitamente, a Padova o in altre città, sia per lo svago che per le informazioni".
Nel loro intento di fare rete e costruire una comunità che si sostenga, i ragazzi di "Ciao", organizzano periodicamente eventi coi quali farsi conoscere dalla cittadinanza bellunese e al contempo fare informazione su tematiche non trattate dal panorama culturale locale. "Facciamo una volta al mese un aperitivo lungo e ogni due mesi un evento un po’ più grosso con un tema specifico. Per ora abbiamo fatto un evento sulla transessualità e uno sulle malattie sessualmente trasmissibili", continua Jonny. "Spesso a Belluno si dice che non c’è niente da fare. Venire agli eventi e conoscere l’associazione può essere un modo per fare qualcosa di diverso dando anche un contributo”.
E assieme all’informazione, l’altro obiettivo fondamentale del comitato è l’assistenza, come sottolinea Morena: “Ci appoggiamo a dei professionisti, volontari anche loro, ai quali possiamo indirizzare ragazze e ragazzi che desiderino interfacciarsi con figure più esperte per qualsiasi dubbio o richiesta di informazioni".
Complice il contesto montano e il clima rigido, il bellunese è un territorio dove gli abitanti tendono a isolarsi e a non affrontare le proprie difficoltà personali col prossimo. Quando si parla poi di questioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere il discorso si fa più complesso e le persone finiscono spesso a sentirsi lasciate sole nell’affrontare tematiche che non conoscono o procedure fino a quel momento sconosciute, come può essere l’inizio dell’iter per la transizione di genere.
Per questo "Ciao" si propone come punto di ascolto anche per quei genitori che vorrebbero risposte ai loro dubbi o informazioni su come poter aiutare i propri figli nel loro personale percorso. “E’ importante per noi far sapere che c’è un posto dove chiunque può rivolgersi per chiedere qualunque cosa. Il nostro intento è quello di dire - noi ci siamo -, anche se siamo un piccolo puntino è comunque meglio di niente”, dice Jonny.
Ma l’impegno del comitato non si ferma a questi piccoli eventi. L’ambizione ora è quella di portare il Pride a Belluno. L’origine dei Pride risale ai moti di Stonewall a New York, nel 1969, quando la comunità transessuale e omosessuale iniziò una serie di proteste contro gli abusi e le discriminazioni subite che portarono la comunità Lgbtqia+ ad uscire dall’ombra e a rivendicare pari diritti.
Oggi i Pride sono l’occasione per rivendicare l’orgoglio della propria identità e per portare all’attenzione dell’opinione pubblica le battaglie sui diritti civili e contro le discriminazioni, non solo per la comunità Lgbtquia+, ma per tutte le categorie marginalizzate, da chi subisce forme di razzismo a chi è affetto da disabilità. Per "Ciao" il Pride a Belluno vuole essere prima di tutto un’occasione per farsi conoscere dai bellunesi e portare sotto gli occhi della comunità una manifestazione sulla quale gravano spesso pregiudizi e luoghi comuni.
“Vogliamo portare un messaggio positivo. Sappiamo che c’è tanta gente a favore e tanta gente che ha un pensiero radicalmente opposto al nostro. Ma siamo fiduciosi nel fatto che ci possa essere una apertura da parte dei membri del Comune. Può essere un inizio, dare una smossa portando qualcosa di nuovo”, dice Morena. “Bene o male oggi tutti nella loro vita hanno a che fare con persone della comunità. A Belluno c’è anche questo e non è un carnevale come alcuni pensano”. E conclude con un auspicio: “Speriamo vengano tante persone, anche da fuori, ma è fondamentale che venga gente di Belluno e che vedano che siamo persone normali. È un’occasione per capire qualcosa in più e porsi qualche domanda. Comprendere, invece che giudicare senza conoscere”.












