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Belluno
19 aprile | 19:31

Cinquanta famiglie dicono ''no'' agli smartphone e firmano un patto di comunità: "Così diventa più semplice tutelare i nostri bambini"

Un patto di comunità stabilisce cinque preziose regole, che aiutano i genitori a tutelare i propri figli, tenendoli lontani dagli smartphone fino (almeno) alla seconda media o ancora insegnando loro come utilizzarli al meglio. Ecco di cosa si tratta

PONTE NELLE ALPI. In un mondo in cui si tende sempre più ad anticipare anziché a ritardare, risulta a volte necessario fare fronte comune. Ne sono convinte ben cinquanta famiglie di Ponte nelle Alpi, che hanno provveduto a firmare un patto di comunità, dandosi delle regole in materia di smartphone. Dettami che valgono tanto per i più piccoli quanto per i genitori, "che devono mostrarsi coerenti con quanto impongono", anticipa Alex Fagro, uno dei papà che ha dato vita all'iniziativa, a Il Dolomiti.

 

Lo scorso anno, Fagro e alcuni genitori hanno scoperto l'esistenza "di patti di comunità dedicati proprio a questo - esordisce Alex a Il Dolomiti -. Un'iniziativa nata in Friuli che abbiamo deciso di abbracciare anche noi, pensando che sarebbe stato bello portare il progetto anche a Ponte nelle Alpi". Per farlo, è stato coinvolto anche il Comune, "che appoggia pienamente l'iniziativa", come conferma l'assessora all'istruzione Lucia Da Rold

 

"Per promuovere l'idea e raggiungere più genitori possibili siamo stati aiutati dall'amministrazione comunale - prosegue il papà - che ci ha permesso di divulgare attraverso incontri il nostro patto di comunità, inizialmente sottoscritto da sole 5 famiglie nel 2022, quando tutto è partito".

 

In generale, il patto prevede cinque regole: "Come genitori abbiamo deciso di prenderci alcuni 'impegni' stabiliti insieme". Si parte dal "partecipare a momenti di educazione digitale ma anche promuovere questo genere di iniziative. Si passa poi al dare accesso ai figli solo a contenuti adatti all'età (non soltanto per quanto riguarda gli smartphone ma anche computer e tv ndr). Ci impegniamo poi a consegnare un cellulare ai figli non prima della seconda media (12 anni), consentendo l'uso dei 'devices' solo in modo trasparente fino ai 14 anni e infine a stabilire e condividere in famiglia regole comuni che tutti dovranno poi rispettare".  

 

"Al giorno d'oggi si tende sempre più ad anticipare le tappe - fa notare Fagro -. Già quando i bambini sono in procinto di finire le elementari, iniziano a chiedere ai genitori di poter avere un cellulare proprio. E questo perché molti coetanei ce l'hanno già. La nostra volontà è fare squadra fra genitori, condividendo delle regole certi che tutti, a proprio modo, metteranno in pratica". Riuscendo così nell'intento di evitare che i figli prendano in mano gli smartphone troppo presto o ancora che lo utilizzino nel modo sbagliato

 

Un patto di comunità che non ha tardato a riscuotere successo, tanto che "ad oggi siamo 50 famiglie a Ponte nelle Alpi ad averlo sottoscritto - conclude entusiasta -. Ora non resta che sperare che il progetto possa crescere sempre di più".

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