Da Champagne al Trentino, Cyril Brun nuovo Chef de Cave del Gruppo Lunelli. Per la prima volta un direttore tecnico francese al lavoro per le bollicine italiane
Sarà lui a prendere il posto di Ruben Larentis, che, dopo 37 anni, andrà in pensione. Una lunga carriera, quella di Larentis nel Gruppo Lunelli, durante la quale i Trentodoc della casa hanno collezionato una serie innumerevole di riconoscimenti, a conferma dell’altissimo livello qualitativo che Ferrari Trento ha espresso, vendemmia dopo vendemmia, sotto la sua direzione tecnica

TRENTO. Lo spumante trentino accoglie un maestro di bollicine: è Cyril Brun, chef de cave di Charles Heidsieck, una delle ‘maison’ più blasonate dello Champagne. Il famoso enologo francese giunge in riva all’Adige, dirigente del Ferrari della famiglia Lunelli. Arrivo per certi versi clamoroso con un duplice significato: potenziare il prestigio del Ferrari e sostituire degnamente Ruben Larentis, l’enologo di Garniga, da 37 anni responsabile delle bollicine ferrariste, quasi 150 milioni di bottiglie alle spalle, una carriera inimitabile e che dal 1 giugno ha scelto di godersi la pensione.
Casa Ferrari ha scelto di puntare sulla fama di Cyril Brun, autore di numerosi trattati di tecnica e filosofia enoica, assoluto interprete della rifermentazione del vino in bottiglia, talmente osannato da essere enologo conteso da tanti altri spumantisti. Nato nel cuore dello Champagne, ad Ay, 54 anni, da qualche decennio ritenuto tra i migliori al mondo.
Ha accettato dopo minuziose trattative la sfida lanciata dai Lunelli. E ora si cimenterà con il fascino del Trentodoc.
La presentazione è segno di un progetto davvero importante che l’azienda di Ravina intente ulteriormente internazionalizzare. Annuncio, via social, che ha seguito un copione sobrio quanto autorevole, messaggio solo in lingua inglese, proprio per rafforzare il valore universale della vivacità del Ferrari.
Spumante che vuole distinguersi e coinvolge nella sua produzione un top player decisamente super. Porterà a Trento una lunga esperienza champagnista, stimolando le cantine dolomitiche a puntare ulteriormente sulla tipicità e il prestigio delle bollicine chiamiamole ‘nostrane’. Bisognerà attendere qualche anno per capire se il timbro trentodocchista opera di Ruben Larentis verrà mantenuto oppure il Ferrari imboccherà strade diverse, comunque di massima autorevolezza.
Ruben Larentis - intenzionato a godersi la pensione, senza accettare un ventaglio di proposte assolutamente allettanti, in quanto pure lui di fama europea - ha decisamente scandito l’evoluzione del vino brioso. Lo ha fatto con dedizione e con l’umiltà delle persone più autorevoli, senza alcuna forzatura, lasciando ‘parlare i vini’. A livello personale, Ruben è stato insignito, nel 2010, del titolo di Enologo dell'Anno dal Gambero Rosso e, nel 2019, ha ricevuto il Lifetime Achievement Award dalla giuria di Champagne & Sparkling Wine World Championships.
Merito di aver ‘sorvegliato, accudito e sboccato’ una gamma di estrema qualità, dei veri ‘totem’. Elaborando cuvèe prestigiose, migliorando ogni fase della lavorazione. Assistito da un giovane team di enologi. Squadra che ora dovrà sintonizzarsi sulle strategie del tecnico francese. I Lunelli hanno così scelto di puntare davvero in alto, con una strategia che non voleva affidare agli allievi di Ruben le dritte enologiche. Opzione strategica, indiscutibilmente valida, anche se qualche enologo sperava in una ‘via trentina’. E ancora una domanda: colpa di una scuola locale, quella di San Michele, che non riesce a forgiare veri campioni? Quesiti a parte, altra lieve considerazione: i Lunelli sono promotori dell’Alta Gamma del Made in Italy… anche se hanno scelto un figlio della Champagne.












