Dal granchio blu alle patate, la Mostra del cinema di Venezia punta anche sul cibo. Proiettato un film sulla produzione cinese di vini
Anche il cibo protagonista dei film proiettati in Concorso oppure a margine dell'80esima edizione della Mostra del cinema di Venezia

VENEZIA. Abbuffata d’immagini e altrettante interminabili discussioni per una rassegna che ha stupito per temi, titoli, presenze (no stars) e pure per un verdetto finale che mette d’accordo i critici più severi con le preferenze di schiere di cinefili. Abbondanza scenografica e mirate selezioni. Anche cibarie. Ma prima parliamo di premi.
Un Leone d’Oro indiscutibilmente meritato - quel Poor Things, cioè Povere creature. Istrionico, femminista, assolutamente provocatorio, sensuale e surreale - che scontenta alcuni (la regista polacca Agnieszka Holland, in concorso con un potente lavoro sul confine bielorusso/polacco, la dura legge del sovranismo, la crudeltà verso i disperati che fuggono da guerre e conflitti lontani) anche se regala all’Italia un Leone d’Argento con un film di Matteo Garrone sui giovani migranti africani che cercano drammaticamente l’Europa.
Povere creature e…povera Italia? Che non vince l’oro da un decennio e che tra i 6 film in concorso riesce a piazzare solo quello firmato da Garrone. Poi tanti altri premi, per interpreti, sceneggiatori e giovani emergenti, primo tra tutti il ragazzo senegalese Seydou Sarr, il leader de "Io capitano", che s’aggiudica il premio Mastroianni. Poi un Gran Premio al giapponese Hamaguchi, senza tralasciare la sceneggiatura del cupo "El Conde", sulla figura di un Pinochet vampiro, presentato proprio nel 50esimo del golpe cileno.
Abbuffata si diceva. Il cibo come protagonista, pietanze di sussistenza, ostentato o negato, sicuramente sfruttato per scandire l’evoluzione di certe sequenze cinematografiche, tra spartane tavolate e altrettante mirabili degustazioni. Due film hanno per così dire "sdoganato" la patata. Proprio così. Nel "Comandante" - colossal con Pierfrancesco Favino sulla figura di un sommergibilista italiano che salva naufraghi nemici rispettando l’etica di navigatori, senza badare a gerarchie o conflitti bellici - si servono patate fritte, allora sconosciute dalla cambusa militare, patate usate per un fraterno scambio alimentare con i soldati belgi salvati. Patate e cucina nostrana, bramata da quanti erano costretti alla guerra. Così nei titoli di coda vengono elencate un centinaio di pietanze della cucina mediterranea, partendo proprio da quelle patatine fritte cucinate nel sommergibile.
Un momento di fraternità che non cancella il dramma: solo 19 su 122 sommergibili italiani sono riusciti a rientrare indenni nei porti di partenza. Patate pure nel bel "Bastarden-Terra promessa" del danese Arcel. Dove sul finire del 1700 un soldato tenta di coltivare patate sulle desolate, aspre lande nordiche. Tuberi allora preziosi, valorizzati dagli eventi della Rivoluzione francese, le grandi potenze che si contendevano patate da semina, per futuri sviluppi agroalimentari. Omaggiando quel Antoine Parmentier, agronomo, farmacista, nutrizionista e rivoluzionario francese, il primo a scommettere sull’uso alimentare di questa vegetale.
Cibo pure nel controverso film di Cavani, dove in chiusura sullo schermo compare un gigantesco granchio blu, ingrediente sempre più citato e usato, nonostante le devastazioni che provoca alle colture ittiche nostrane. Il tripudio però arriva con Frederick Wiseman, iconico regista americano che all’età di 93 anni - e una cinquantina di film alle spalle -a Venezia mette in tavola (è proprio in caso di dire) un documentario di 240 minuti sulla blasonatissima famiglia Troisgros, dinastia di ristoratori in quel di Ouches, minuscolo comune nel cuore della Loira, con un ristorante 4 Stelle Michelin: perché alle 3 s’aggiudica pure quella verde, per affidabilità ecosostenibile.
Il regista davvero registra ogni procedura culinaria, senza alcun intervento spettacolare: solo immagini e discorsi in presa diretta, per dimostrare come Cesar Troisgros abbia tutta l’indiscussa autorevolezza, chef di cucina oltre maestro di vita. 4 ore di grande coinvolgimento, che ogni scuola alberghiera dovrebbe usare con stimolo didattico. Da far vedere e commentare pure dai cuochi, alche quelli che si ritengono star…
Venezia, il cinema e il cibo. Citazione pure per il vino. A margine della kermesse la presentazione di un film sulla produzione cinese di vini di qualità. Abbinata ad un’altrettanta degustazione. Per vini insoliti, ma già pronti a sfidare il mercato più vasto. Venezia, per vedere film che dunque educano pure al gusto.












