Demolita la pista da bob a Cortina, "La ricostruzione dall'autunno". E sulle varianti non c'è già più tempo: "Speriamo che siano pronte almeno in parte per le Olimpiadi"
Conclusa la demolizione della pista di bob a Cortina, prevista la ricostruzione dall'autunno. Dal villaggio olimpico alle varianti stradali, qualcosa si muove ma a rilento in vista delle Olimpiadi 2026

CORTINA D'AMPEZZO. "E' finita la demolizione, ora si aspetta il Dpcm che autorizza la Società infrastrutture Milano Cortina alla spesa delle risorse". A dirlo Gianluca Lorenzi. Il sindaco di Cortina d'Ampezzo fa il punto sulla pista da bob in vista delle Olimpiadi 2026. "Si procede con la ricerca delle imprese per la costruzione dell'impianto".
Negli scorsi giorni si è svolto un sopralluogo per il bando per le ditte che intendono partecipare alla costruzione de nuovo "sliding center" e anche una protesta di un gruppo di cittadini e di varie associazioni ambientaliste per protestare contro il cantiere. Un'opera che arriverebbe a costare complessivamente 120 milioni, circa 6 volte tanto rispetto alle ipotesi inziali.
Intanto qualcosa si muove, meglio è stato demolito in attesa della ricostruzione. "L'operatività è commissariale, le tempistiche sono stringenti e gli iter sono complessi - evidenzia il primo cittadino di Cortina - i lavori dovrebbero partire a settembre o comunque massimo nell'autunno, altrimenti è difficile ipotizzare che le strutture possano essere pronte per i Giochi".
Poi c'è la partita del villaggio olimpico, destinato a durare il tempo delle Olimpiadi perché si opta per le casette mobili in località Fiames, strutture che poi verranno rimosse terminate Olimpiadi e Paralimpiadi. "La nostra idea sarebbe diversa - dice Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno - perché avremmo l'opportunità di rispondere alle esigenze di spazi che arrivano dalle associazioni, dalle forze dell'ordine e così via".
Ma ormai il dado sembra tratto per una serie di casette provvisorie da 1.300 posti letto e una spesa da 36 milioni. "Portiamo avanti quanto ereditato dalla precedente amministrazione comunale - evidenzia Lorenzi - il dossier aveva nella riqualificazione delle strutture esistenti un punto di forza e questa scelta per il villaggio olimpico è per non consumare suolo. Non era opportuno rimettere in discussione questo progetto in quanto avrebbe allungato i tempi e si sarebbe azzerato il lavoro già completato".
I vari territori cercano, per quanto possibile, di accelerare nella "sistemazione" dell'esistente. Si procede nel Bellunese mentre recentemente in val di Fiemme è stato affidato l'appalto per una serie di interventi per adeguare l'impianto per il salto. Opere che devono essere già perfette per il 2025 per i test events. Ma non ci sono solo le venues di gara, si guarda anche alla mobilità e ai collegamenti. "Speriamo che almeno una parte delle varianti di Cortina e Longarone siano pronte per le Olimpiadi", dice Padrin. "Si lavora per i bandi e per gli appalti ma, seppur gestiti in forma straordinaria con una struttura commissariale, gli iter autorizzativi restano lunghi".
Non solo Cortina (un tunnel lungo 4 chilometri) e Longarone (un'arteria lunga 11 chilometri e un costo di quasi 400 milioni), ci sono poi le varianti di valle di Cadore (il progetto prevede una galleria di 600 metri. Un investimento di 52,6 milioni euro), San Vito di Cadore (lunghezza di 2,3 chilometri, due rotatorie, un ponte, un viadotto e 4 gallerie. I lavori finanziati dalla Regione Veneto per 64,8 milioni di euro) e Tai (una galleria di quasi 1.000 metri e due nuove rotatorie. L'investimento complessivo è di 72,4 milioni di euro).
Nonostante i costi siano aumentati tra inflazione e il caro delle materie prime, il problema non sono tanto i finanziamenti quanto i tempi "che sono sempre più stretti e questo naturalmente ci preoccupa. In alcuni casi già è certo che non si arriverà a concludere i cantieri dopo le Olimpiadi, speriamo che alcune parti funzionali ai Giochi siano pronte per la kermesse", conclude Padrin.













