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Vallagarina
21 agosto | 16:17

"Ho vissuto due anni per strada", storia di Atos, ex senzatetto trentino: "Alcuni problemi non si riesce a spiegarli: non è sempre facile lasciarsi aiutare"

La casa di famiglia in Valtellina dei genitori che oggi non ci sono più e dei nuovi documenti che presto verranno consegnati fra carta d'identità e tessera sanitaria: sono questi i punti di ri-partenza di Atos, nato in Svizzera e cresciuto ad Avio, luogo che ha significato per lui non soltanto gioie ma anche indicibili dolori. Dopo due anni vissuti per strada, ora l'uomo guarda al futuro con la speranza di un nuovo inizio, da costruire grazie all'aiuto di volontari come Pantaleo

"Ho vissuto due anni per strada", storia di Atos, ex senzatetto trentino

ROVERETO. Entrare nelle vite degli altri non è sempre facile. A volte, bisogna farlo in punta di piedi. È così che i volontari di strada si avvicinano e creano rapporti di fiducia con chi me ha più bisogno, e testimonianza ne è la storia di Atos, che dopo aver trascorso due anni della sua vita dormendo fra le vie di Trento e Rovereto ha deciso di farsi prendere per mano da Pantaleo, che ora lo aiuterà a ricominciare: "Gli siamo stati addosso per un bel po' di tempo - commenta Losapio, referente dei Volontari di strada di Rovereto - fino a che non l'abbiamo convinto a farsi aiutare". 

 

La casa di famiglia in Valtellina dei genitori che oggi non ci sono più e dei documenti nuovi che presto verranno consegnati fra carta d'identità e tessera sanitaria: sono questi i punti di ri-partenza di Atos, nato in Svizzera e cresciuto e vissuto per una vita intera ad Avio, in Vallagarina, luogo che ha significato per lui non soltanto gioie ma anche indicibili dolori e momenti bui. "Gestivo una rosticceria, ma sono stato costretto a chiudere i battenti - esordisce Atos a Il Dolomiti -. Mi sono occupato per un po' di tempo di un'anziana e poi, rimasto senza lavoro, ho chiesto appoggio nelle strutture di accoglienza".

 

Dopo alcuni mesi del 2021 trascorsi a Rovereto, l'uomo si è trasferito a Trento: "Quando è finito il periodo di 'soggiorno' mi sono ritrovato per strada, dove ho vissuto fino a un paio di giorni fa", fra sventure, innumerevoli problemi e la paura di chiedere aiuto. "Andavo a mangiare al Punto d'Incontro e dormivo fuori da una chiesa. È tutto molto complicato - fa notare -. Certi problemi non si possono nemmeno spiegare". C'è dolore nelle parole di Atos, lo si può quasi palpare nei suoi racconti fatti di poche parole, tuttavia sufficienti per riassumere anni che probabilmente mai pensava sarebbero andati così.

 

"Ho una figlia che sa della mia situazione e alcuni parenti ai quali non ho mai voluto chiedere una mano", sottolinea Atos che, messi in "un sacco nero" tutti i suoi oggetti più 'preziosi' si è ritrovato a dormire all'aperto per un inverno intero combattendo il freddo con una sola coperta, "spesso sotto alla cupola del Mart, perché il passaggio delle persone e le luci gli davano sicurezza", si aggiunge Pantaleo, lasciando intendere quanto possa essere dura la vita in strada, che cela insidie e pericoli

 

"Lo tenevamo d'occhio già da un po' - prosegue il volontario -. Gli abbiamo sempre portato da mangiare ma non eravamo mai riusciti a convincerlo a farsi aiutare un pochino di più". Questo, fino all'arrivo della volontaria Tina, che è riuscita infine a portarlo nella sede dell'Unità di strada di Rovereto, della quale gli sono state consegnate le chiavi e che costituisce ora per lui un punto d'appoggio non soltanto per rifocillarsi ma anche per dormire: "Gli stiamo procurando un cellulare e abbiamo già fatto denuncia per lo smarrimento dei documenti e richiesta per quelli nuovi".

Grazie ai volontari, Atos ha recentemente trascorso alcune notti in ostello, ha avuto occasione di tornare dal barbiere dopo molto tempo e presto potrà, davvero, ricominciare: "Molto probabilmente andrò a vivere in Valtellina nella casa di famiglia: mio padre era originario di lì", conclude l'uomo. Una storia, la sua, raccontata passo dopo passo dall'Unità anche sui social, dimostrando quanto possa risultare cruciale "rendere visibili gli invisibili".

Chiunque volesse dare una mano ad Atos (o contribuire alla creazione della "Casa della speranza") potrà fare una donazione al seguente Iban: IT 93 P080620800000041136375.

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