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Belluno
21 gennaio | 22:18

Dal bimbo senza pasto a scuola agli anziani soli fino alle seconde chance dopo il carcere: storie di fragilità e sostegno, chi c'è dietro gli aiuti della società San Vincenzo De Paoli

Ammontano a 15 mila euro gli aiuti distribuiti a persone e famiglie bellunesi in difficoltà nel 2025 dalla Società San Vincenzo De Paoli. Dietro però ci sono persone e storie reali: Il Dolomiti ha contattato la presidente Concetta Ingoglia per farsene raccontare qualcuna

BELLUNO. Ammontano a 15 mila euro gli aiuti distribuiti a persone e famiglie bellunesi in difficoltà nel 2025 dalla società San Vincenzo De Paoli. Dietro però ci sono persone e storie reali: Il Dolomiti ha contattato la presidente Concetta Ingoglia per farsene raccontare qualcuna.

 

Il contributo, erogato da Fondazione Cariverona, ha coinvolto 40 famiglie con sostegni per spese abitative (7 mila euro), generi alimentari (2.500 euro), spese scolastiche (3mila euro) e sanitarie (2.500 euro): necessità di base, ma spesso difficili da soddisfare. “Molte famiglie sono straniere. In particolare - esordisce Ingoglia - ne abbiamo seguita una, genitori e un bambino, venuta in Italia per motivi politici e in estrema difficoltà. Li abbiamo aiutati a trovare una sistemazione e soddisfare le prime necessità, poi la moglie è rimasta incinta e voleva abortire: ci siamo perciò attivati facendo fare qualche lavoretto al marito e indirizzando la donna a corsi di lingua e lavorativi. Con il tempo è nata una bambina, loro hanno trovato lavori stabili e un alloggio più adatto e ora sono autonomi, e vengono a darci una mano per aiutare altri in difficoltà”.

 

Di storie così ce ne sono tante: persone sole, anziani e famiglie di fronte a precarietà lavorativa, aumento del costo della vita e redditi insufficienti. “A volte ci rimettono i più piccoli. Ci è capitato un bambino che non mangiava mentre i compagni lo facevano - prosegue - perché i genitori non potevano pagare le rette. Questa non è giustizia sociale, ma il sistema è così e, per quanto si cerchi di modificarlo, non sempre puoi riuscirci. Oppure paghiamo i centri estivi per evitare che i bambini si isolino e restino a casa da soli durante l’estate”.

Lo scopo, oltre ad aiutare le famiglie nel momento del bisogno, è soprattutto far sì che escano dalla situazione di necessità. “Certo ci sono casi più difficili - racconta Ingoglia - ad esempio stiamo aiutando una persona di circa 60 anni che, a causa di una malattia, ha dovuto lasciare il lavoro e a quell’età fatica a trovarne un altro. Ha bisogno soprattutto di essere ascoltata e avere compagnia perché abbandonata dai familiari”. Oltre al sostegno economico, infatti, i volontari offrono orientamento, ascolto e accompagnamento ai servizi del territorio, in collaborazione con i servizi sociali.

 

Non mancano poi le persone in fase di reinserimento sociale, compresi coloro i quali hanno riacquistato la libertà dopo il carcere: sono circa 300 i colloqui fatti nel 2025 e una ventina le visite domiciliari per dare supporto. “In questi casi - spiega - il programma deve iniziare un po’ prima del fine pena, ad esempio trovando qualcuno disponibile a ospitare la persona in attesa di un alloggio e seguirla nel trovare un lavoro. Attiviamo la rete di contatti per agevolare il reinserimento, non facile visti i pregiudizi e non sempre ci riusciamo, perché a volte chi esce dal carcere è amareggiato e le ricadute sono dietro l’angolo. Inoltre, la detenzione protegge da cose che fuori, se non sei equilibrato, ti crollano addosso: fare rete è quindi fondamentale per aiutarli a ricostruirsi una vita ed evitare la recidiva”.

 

Infine la sanità: la rinuncia alle cure, che nel 2024 ha coinvolto oltre 5,8 milioni di italiani, è destinata a crescere e non risparmia il Bellunese. “Molte persone - commenta Ingoglia - il cui medico magari sospetta un tumore o una malattia rara, non possono aspettare le liste d’attesa e devono ricorrere al privato, ma a volte non riescono nemmeno a pagare 40 euro di analisi. Oppure c’è chi porta in Italia i genitori che non hanno copertura sanitaria e pagano anche un accesso al pronto soccorso se non c’è ricovero”.

 

Ma sono tanti anche gli italiani. Abbiamo assistito una signora di 52 anni con problemi psicologici - conclude - che ci ha detto di essere rimasta incinta: era sola e preoccupata, e senza un’abitazione fissa. O ancora un signore che rischiava la cecità senza i colliri che non poteva permettersi. Altro grande problema sono poi le cure dentistiche: come associazione abbiamo accordi con dentisti in tutta Italia, ma non tutti gli interventi sono gratuiti e, per quanto le tariffe siano agevolate, vanno pagate. Noi cerchiamo di tamponare queste situazioni quando possiamo, anche per evitare che diventino un caso sociale: può essere ‘scomodo’ da dire, ma se quel signore perde la vista diventa un maggiore costo per la società. Purtroppo però, a volte, non riusciamo a intervenire e dobbiamo ammettere le nostre sconfitte". Che sono prima di tutto sconfitte di un’intera società, che sempre più dimentica gli ultimi per privilegiare chi, di privilegi, non ha bisogno.

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