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Trento
07 novembre | 21:49

La moda sostenibile e "slow" di Atotus Hub per creare opportunità di lavoro per le i persone con disabilità e per i ragazzi che sono fuori dal mondo del lavoro

La fondatrice Atzori: "Al centro del processo produttivo c'è il cliente"L'obiettivo è quello di creare la cultura della sostenibilità nel campo della moda e offrire opportunità formative e d'inserimento lavorativo in particolare per le persone con disabilità intellettiva e per i NEET, ovvero i giovani che al momento sono fuori dal mercato. "Un luogo fisico di conoscenza, cultura ed economia circolare"

La moda sostenibile e "slow" di Atotus Hub per creare opportunità di lavoro per le i persone con disabilità e per i ragazzi
di Silke Bridi

TRENTO. Ha aperto i battenti ormai da un mese, dal 6 ottobre scorso, in piazza Venezia a Trento, l’innovativo centro “Atotus” che, oltre a promuove la moda sostenibile e “slow”, vuole creare opportunità lavorative e di formazione indirizzate ai giovani con disabilità intellettiva e per i cosiddetti Neet (i giovani che non studiano, non si formano e sono fuori dal mercato del lavoro), grazie alla collaborazione fra impresa e terzo settore.

 

Il progetto, realizzato con il contributo di Fondazione Caritro attraverso il bando Coprogettazione sociale Welfare Km0, vede coinvolti sei partner del territorio: Anffas Trentino Onlus, Laboratorio sociale, H2o+, Incontra, Atotus e Comune di Trento. Una startup, quattro realtà del terzo settore e le istituzioni uniscono dunque le forze per creare un team dalle competenze trasversali e a forte trazione innovativa con il comune obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità nel campo della moda attraverso il primo hub in Italia dedicato ad acquisto e riciclo consapevoli.

 

“Abbiamo creato un luogo fisico di conoscenza, cultura ed economia circolare dove potenzialmente chiunque può diventare protagonista del cambiamento. La sostenibilità è reale se coinvolge tutte le sue dimensioni: ambientale, sociale ed economica” queste le parole di Silvia Atzori, fondatrice della startup, che racconta come la sua azienda metta al centro del processo produttivo il cliente finale per coinvolgerlo il più possibile in questo circolo virtuoso.

 

“È uno dei nostri obiettivi - prosegue -, un progetto ibrido che mette insieme impresa e terzo settore per innovare il mondo della moda e creare un nuovo modello di inclusione partecipativa nel nome della slow fashion”.

 

All’interno di Atotus Hub le persone possono portare i propri capi usati oppure prenotare un ritiro gratuito a casa, contestuale a un acquisto sostenibile online. I capi raccolti vengono, infatti, divisi per materiale e colore, per poi essere indirizzati verso uno dei tre circoli virtuosi: riciclo, riuso e upcycling, cioè la trasformano quelli difettosi o fuori moda in nuove e originali creazioni a impatto zero grazie alla collaborazione con scuole di moda e designer del territorio.

 

È possibile anche guadagnare monete digitali, le “T.I.P.s” e acquistare capi sostenibili made in Italy attraverso un circuito virtuale, come descrive la fondatrice.

“Per i clienti più scettici - spiega Silvia Atzori - abbiamo ideato un sistema incentivante per creare conoscenza ed educare la popolazione attraverso sconti e gamification che permettono al consumatore, di accedere a vari benefit economici. La nostra moneta si chiama T.I.P., acronimo di "Together is possible'", ma anche dalla traduzione in inglese di "ribaltatore" del sistema della moda con le due azioni più importanti: acquisto e gestione a fine vita”.

 

E' nato, infine, un dipartimento di ricerca e sviluppo con l’integrazione della tecnologia spettroscopica NIR per il riconoscimento e smistamento dei materiali tessili, i cui dati verranno elaborati grazie a una collaborazione avviata con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento.

I dettagli del progetto si possono trovare su www.atotus.it/atotus-hub.

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