Vintage e Second Hand, viaggio tra le sartorie e i negozi cittadini che alimentano la filosofia del riuso. "Prima i clienti erano solo giovani, ora la forbice si è ampliata"
A raccontare quello che a tutti gli effetti si delinea come un New Deal sono il titolare dell'Officina Vintage Farvest e i due sarti e Mahmud Dider e Sultan Tipu :“Il lavoro è sicuramente aumentato, sono tante le persone che portano vecchi abiti da sistemare, tra piccole riparazioni e personalizzazioni fino a lavori sartoriali più importanti”

TRENTO. Il vintage e il second hand non sono più solo una tendenza, ma un vero e proprio culto. E si può dire che anche il Trentino, negli ultimi anni, abbia riscoperto con entusiasmo il fascino del passato. Ben oltre una semplice moda, questo trend riflette un desiderio di autenticità, riuso e connessione con il passato, con il capoluogo trentino che, seppur si parli di un settore ancora in via di sviluppo, ne è diventato un vivace epicentro soprattutto per i giovani.
A delineare questo ritratto, intervistati da il Dolomiti, sono alcuni operatori che lavorano a stretto contatto con questi ambiti: Francesco Blasco, titolare dell'Officina vintage Farvest in San Martino - a metà strada tra la bottega di abbigliamento second-hand e il laboratorio sartoriale – e i sarti Sultan Tipu e Mahmud Dider, titolari delle omonime sartorie attive rispettivamente in piazza Santa Maria Maggiore e in via Galilei.
“C’è un’apertura maggiore rispetto al passato e oltre ad esserci un'importante attenzione nella ricerca e nel riutilizzo – spiega Blasco – la forbice si è ampliata: se prima i clienti erano solo giovani, ora la clientela si è diversificata. Tanti lo fanno per attenzione alla sostenibilità, altri perché stanno iniziando ad accorgersi che i vestiti del fast fashion hanno qualità limitata nel tempo”.
La riflessione poi si allarga su scala “glocal”, sull'asse Mondo-Europa-Italia-Trento. Se vintage e second hand sono ormai un trend globale, spiega il titolare, “a Trento si può dire che stiamo assistendo ad uno sviluppo seppur parliamo di lavori, e di un mercato, in crescita che però in città resta ancora di nicchia rispetto ad altri territori”.
Poi lo sguardo si posa sul nostro Paese. “Secondo me l'Italia è ancora molto indietro rispetto ad altri Paesi d’Europa – continua Blasco – e parliamo di un mercato che non ha ancora raggiunto il suo picco anche alla luce del fatto che i costi del materiale sono alle stelle, con spesso la qualità dei prodotti che, in generale, à si è abbassata con i prezzi che però sono aumentati notevolmente”.
Nonostante il rincaro dei prezzi però, un dato di fato è che i più appassionati non rinunciano a investire nella personalizzazione dei propri capi: un fenomeno che, anzi, continua a crescere e a conquistare soprattutto le nuove generazioni, sempre più attratte dall’idea di rendere unici i loro outfit.
E questo aspetto lo avvertono anche le sartorie della città, tra cui quella di Sultan Tipu, dove aumentano sempre di più le riparazioni di capi dimenticati nell’armadio, per donare loro una nuova vita. A cifrare questo ritorno è proprio il sarto attivo in Piazza Santa Maria Maggiore: “Il lavoro è sicuramente aumentato, sono tante le persone che portano vecchi abiti da sistemare, tra piccole riparazioni e personalizzazioni fino a lavori sartoriali su capi più importanti”.
Sulla stessa linea di pensiero anche Mahmud Dider, titolare della Sartoria in Via Galilei, che aggiunge: “Ora le persone comprano meno o tendono ad acquistare capi in saldo con qualche difetto, aggiustandoli e personalizzandoli dopo a proprio piacimento. C’è molto lavoro da fare, ma i prezzi bassi delle riparazioni spingono le persone a riciclare e a dare nuova vita a vecchi capi dei propri armadi”.












