Lavorare nel turismo non permette la conciliazione, Ipl: "Servono nuovi modelli lavorativi, a pagare non possono essere solo le donne"
Secondo l'indagine europea sulle condizioni di lavoro, in Alto Adige un dipendente su tre del settore alberghiero e turistico dichiara di non riuscire a conciliare vita-lavoro. Critico anche il settore sanitario. Dorigoni (Ipl): "Spesso la conciliazione è possibile solo perché la donna riduce i propri orari di lavoro o addirittura esce temporaneamente dal mercato occupazionale"

BOLZANO. Chi è occupato nel settore turistico e alberghiero in Alto Adige ha difficoltà a conciliare vita e attività lavorativa. Lo dichiara quasi un dipendente su tre. E' quanto emerge dall'indagine europea sulle condizioni di lavoro, che in Alto Adige, Trentino e Tirolo ha esaminato le risposte date da 4500 persone intervistate. Critico è anche il settore della sanità e dell'assistenza sociale, in cui quasi un dipendente su 5 ammette di non riuscire a conciliare i due ambiti.
Secondo l'Istituto di promozione lavoratori conciliare lavoro e vita privata è una sfida, soprattutto nella cosiddetta "ora di punta" della vita, il periodo tra i 30 e i 45 anni in cui solitamente molti dipendenti creano una famiglia, pianificano una carriera, acquistano una casa o pagano un mutuo.
“In Alto Adige l'equilibrio famiglia-lavoro è possibile anche in questa fase critica della vita, ma non a costo zero” commenta il presidente di Ipl Andreas Dorigoni. Spesso a pagare sono le donne. “la conciliazione – aggiunge Dorigoni – è possibile solo perché la donna riduce i propri orari di lavoro o addirittura esce temporaneamente dal mercato occupazionale".
Guardando alla classifica, il settore più critico in termini di conciliazione sono il settore alberghiero e della ristorazione, nel quale il 29% dei dipendenti giudica l'equilibrio tra lavoro e vita privata non buono. È, quindi, stato dimostrato che per chi pianifica o ha già una famiglia è molto più difficile conciliarla con il lavoro nel settore alberghiero. Per questo motivo, dunque, molte lavoratrici scelgono di abbandonare la professione in alberghi e ristoranti quando si tratta di mettere su famiglia.
Sorprende il settore della sanità e dei servizi sociali con un "punteggio negativo e inaspettato": sebbene molti dipendenti di questo ambito lavorino a tempo parziale, più di una persona su cinque afferma che la conciliazione non è buona.

Secondo Ipl, in futuro si dovranno “promuovere nuovi modelli di lavoro e di assistenza all'infanzia, in modo che i problemi di conciliazione tra responsabilità familiari e impegno lavorativo non siano sostenuti solo dalle donne”.













