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Trento
13 gennaio | 17:34

"Dalla terra il futuro", un viaggio nei 150 anni della Fondazione Mach che oggi studia le tecniche colturali con i droni e combatte i danni meteo della crisi climatica

La Fondazione Edmund Mach festeggia il suo 150esimo con una mostra fotografica e programma una nutrita sequenza di conferenze, incontri e tematiche sul futuro dell’agricoltura, non solo trentina

SAN MICHELE ALL'ADIGE. Ben 150 da vedere per capire l’evoluzione sociale e agronomica di un Trentino ora ai vertici della più autorevole ricerca scientifica nel settore primario. La Fondazione Edmund Mach festeggia il suo 150esimo con una mostra fotografica e programma una nutrita sequenza di conferenze, incontri e tematiche sul futuro dell’agricoltura, non solo trentina. Con l’urgenza di ritrovare linee programmatiche, indirizzi politico strategici che a suo tempo hanno reso la storica scuola di San Michele all’Adige il faro di tante iniziative, specialmente per il comparto vitivinicolo.

 

Un laboratorio d’idee, forte delle intuizioni messe in campo dal 1874, una semina che ha praticamente stimolato l’evoluzione agricola anzitutto della montagna, pure il livello europeo.

 

Merito della tenacia dei "padri fondatori" e di una schiera di studiosi che negli anni, pazientemente, con impegno e lungimiranza, hanno davvero stravolto ataviche concezioni colturali e obsolete tecniche. Migliorando anzitutto il tenore di vita dei contadini, ponendo via via le basi per una ricerca quasi fantascientifica: dai semi di frumento sicuro - spighe più ricche, meno paglia e più grano - fino a decifrare addirittura - primi al mondo - il Dna della vite. E tanto altro ancora.

 

Proprio perché la Fem non ha pensato di operare solo in ambito dolomitico: s’è confrontata col mondo, per ottenere positive ricadute sul territorio dove opera. Per capire il percorso evolutivo basta visitare la mostra fotografica allestita nello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, tra i reperti della Trento - Tridentum romana, sede scelta proprio per compiere un viaggio a ritroso e contemporaneamente guardare al futuro, per rendere l’agricoltura sempre più competitiva, decisamente tecnodigitale.

 

Alla Fem il passaggio dalla zappa al mouse è stato del resto inesorabile. Ora si studiano tecniche colturali sfruttando i droni, per prevenire danni meteo legati al cambiamento climatico. Senza mai tralasciare azioni di ecosostenibilità.

 

Le fotografie dell’esposizione - volutamente didascaliche, quasi dispersive - omaggiano il fondatore Edmund Mach, personaggio fondamentale nello studio della vite. Nato a Bergamo da un medico asburgico, una formazione scientifica d’assoluto prestigio, all’epoca ritenuto il più competente, visionario ed anticipatore, tra i primi ad elaborare strategie di contrasto alle malattie della vite, in primis la fillossera. Con altrettante operazioni di ricerca di pacificazione tra studiosi di lingua italiana e quelli di lingua tedesca. Iniziative contestate duramente dagli irredentisti trentini, con Cesare Battisti che addirittura accusa Mach di essere una sorta di "untore", colpevole di aver portato il parassita tra i filari delle viti trentine. Provocando in Mach sgomento e delusione, probabilmente anche causa della sua prematura morte, all’inizio del Novecento.

Il ruolo di Mach ha però forgiato i più importanti tecnici della moderna agricoltura, viticola quanto enologica.

 

Personaggi che la mostra fotografica non ostenta, ma tutti scaturiti dalle nozioni del visionario fondatore. Solo qualche nome: da Giulio Catoni - agronomo di Cavedine, esperienze in mezzo mondo - a quel Giulio Ferrari, valsuganotto di Trento - padre della spumantistica italiana - senza dimenticare Rebo Rigotti, genetista di Padergnone, istrionico quanto audace; poi altri artefici del rinnovamento agricolo trentino, Guido Gallo - il primo vero ‘teroldeghista’ - per giungere a dei patriarchi come l’enologo e spumantista lagarino Leonello Letrari, Enrico Avanzi - l’uomo del grano e delle varietà più consone alle colture alpine - Ferdinando Tonon - sua la costituzione del Comitato Vitivinicolo - poi altri enologi di razza, Nereo Cavazzani.

 

E ancora: figure autorevoli del recente periodo, uomini come Gino Pisoni, primo presidente dell’Associazione Vignaioli del Trentino, senza scordare esponenti della Cooperazione vinicola - Maurizio Monti, fondatore di Cavit, Guido Conci della Mezzacorona - poi la storica dinastia degli Endrici titolari della Endrizzi fondata sul finire del 1800. Importante ruolo anche di Luigi Togn, tra i responsabili del Comitato Vitivinicolo per lunghi anni. Indimenticabile pure l’insegnamento del compianto Sergio Ferrari, custode e curatore dell’evoluzione della Fem. Tra i politici sicuramente monumentale è stato l’operato di Bruno Kessler, promotore di strategie e indirizzo agronomico tuttora valide.

 

A lui si deve lo sprone a trasformare la Scuola agraria in Fondazione, mettendo pure le basi per una specifica Facoltà universitaria, stimolando il confronto con altri Centri di ricerca. Opera lungimirante anche se spesso incompresa o tralasciata.

 

La vitienologia trentina ha puntato a valorizzare varietà che garantivano business - pinot grigio, uve spesso provenienti da regioni vicine - affidando ai colossi della cooperazione la produzione e promozione di vini trentini sicuramente affidabili commercialmente, ma ritenuti di stampo industriale. Vini che penalizzano varietà stanziali quanto identitari del territorio, Nosiola e Marzemino, favorendo prettamente l’importante e progressiva crescita dello spumante classico Trentodoc. Dimenticando che il vino autentico non può essere solo "brioso". Quello "tranquillo" e più identitario rischia quasi l’oblio, sempre meno attrattivo, confuso con produzioni poco blasonate per non dire banali. Paga - e non se lo merita - carenza di strategie e linee d’indirizzo che esulano il ruolo e gli stimoli suggeriti dalla Fondazione Fem. Chiamando in causa figure politiche e istituzionali, organismi di tutela e promozione. Senza campanilismi o rifugiarsi in fatturati strabilianti.

 

All’inaugurazione della mostra del 150esimo compleanno è però stata riproposta l’idea kessleriana di attuare sinergie operative anche con i Centri vicini San Michele: lo ha ribadito l’assessora provinciale Giulia Zanotelli "perché intendo coinvolgere il Centro ricerche di Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg, vicino Ora, in uno scambio tra Trentino e Alto Adige". Buone intenzioni; qualcuno ha già messo al fresco le bottiglie, per prosit condivisi.

 

Una storia dunque lunga 150 anni con una data di fondazione altrettanto significativa: 1874. Annata che registra la nascita dell’Impressionismo - dal nome della tela ‘Alba sul porto’ dipinta da Monet - e millesimo che sancisce pure l’avvio della moderna fotografia, con la produzione industriale di lastre di gelatina sensibili alla luce e facilmente disponibili ai cultori delle riproduzioni fotografiche. Proprio immagini d’antan che compaiono alla mostra sotterranea del Sas, ‘Dalla terra il futuro’, rassegna visitabile fino alla fine di settembre.

 

Vedere per comprendere le nuove sfide che attendono la Fem. Affrontare emergenze climatiche, la crisi dei consumi, nuovi assetti demografici, i problemi correlati all’abuso di alcol. Con un approccio "dal basso" basato sulla condivisione tra ricerca scientifica e le esigenze dei consumatori.

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