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Trento
03 giugno | 19:06

I bambini delle scuole elementari suonano e cantano nella "Velàschmid Buskers Orchestra" e aiutano il Centro Astalli, ecco la loro canzone "Bánÿaá ma sè"

Gli studenti hanno formato una vera e propria orchestra di strada e registrato una canzone, devolvendo il denaro raccolto "al cappello" all'organizzazione che gestisce il dormitorio invernale alle ex scuole "Bellesini". L'insegnante referente Federico Bortoli: "Abbiamo imparato che i bambini si fanno sempre molte domande, e i versi della canzone lo testimoniano: è stata un'esperienza che ha rappresentato un grande momento di unione per tutta la comunità scolastica"

I bambini delle scuole elementari suonano e cantano nella "Velàschmid Buskers Orchestra" e aiutano il Centro Astalli

TRENTO. Una canzone che arriva direttamente dal cuore dei più piccoli e che ha la voce di chi, nel suo piccolo, vuole provare a migliorare il mondo "un incontro alla volta, un viso alla volta, un nome alla volta" e con la consapevolezza che "non è la rabbia che ci salverà”.

 

Si tratta di "Bánÿaá ma sè – Mi chiamo" che è cantata dai bambini della Velàschmid Buskers Orchestra – progetto nato quest'anno scolastico e che coinvolge gli studenti delle classi 3° e 5° della scuola primaria “S. Vigilio” di Vela e 3°B, 3°M, 4°M e 5°M della scuola primaria “A. Schmid” di Cristo Re – e che parla di vita, di resilienza, di speranza e di connessione umana.

 

"Tutto è nato ad inizio anno con l'intenzione di costituire una band scolastica di strada che permettesse agli studenti di scoprire anche i regolamenti comunali d'ambito – racconta a il Dolomiti Federico Bortoli, uno degli insegnanti referenti del progetto – e una volta fatto il primo passo abbiamo iniziato a costruire a scuola un nostro repertorio".

 

E dalle prime prove si è passati ai concerti veri e propri, con gli studenti che nel mese di dicembre si sono esibiti nelle vie del centro storico di Trento in quattro date, riempiendo le strade di musica cantata e suonata con percussioni, strumenti a fiato, tastiere e strumenti a corda.

 

Il progetto è stato molto apprezzato dalla cittadinanza e il grande pubblico che si è raccolto attorno all’orchestra in ogni suo live ha dimostrato di apprezzare molto la musica dell’ensemble dei giovani buskers, tanto che sono state raccolte offerte “a cappello” pari a settecento euro.

 

E qui, racconta Federico Bortoli, arriva la svolta: "Alla luce del risultato inaspettato, abbiamo pensato di devolvere al 'Centro Astalli Trento' il denaro raccolto, in modo da poter aiutare chi è in difficoltà, e la decisione ha avuto un valore ancora più profondo perchè l'organizzazione, durante il periodo invernale, gestisce un dormitorio alle ex scuole 'Bellesini' dove, tra l'altro, alcuni nostri alunni hanno iniziato il loro percorso scolastico".

 

E proprio l'incontro organizzato a febbraio per la consegna del denaro raccolto, che ha visto i giovanissimi studenti partecipanti al progetto confrontarsi con i due rappresentanti del Centro Astalli Giuseppe e Muniro, ha rappresentato il "seme" che ha fatto nascere la canzone "Bánÿaá ma sè".

 

"L'incontro avrebbe dovuto rappresentare lo step conclusivo del progetto ma si è rivelato invece un momento intenso e di grandi riflessioni – specifica Federico Bortoli – con i bambini che hanno rivolto parecchie domande a Giuseppe e Muniro: il tema principale emerso è stato quello dei diritti umani, e il pensiero che ne è uscito è che questi non dovrebbero mai essrre negati a nessuno".

 

E proprio da questo spunto il "seme" germoglia: "Abbiamo deciso di cristallizzare quell'incontro, e tutto quelle che ne è emerso, in una canzone che prende spunto da una frase detta da Muniro, che viene dal Togo e che ha raccontato la sua complessa esperienza di vita".

 

Il brano è stato poi scritto dagli insegnanti con la collaborazione dei giovani componenti della Velàschmid Buskers Orchestra: "La canzone ha preso forma a fine aprile, con il testo e la musica che sono stati scritti velocemente. Un aspetto fondamentale è che ad essere coinvolte nella registrazione, che è stata effettuata nelle aule scolastiche, sono state anche le famiglie con i genitori e i parenti degli studenti che hanno cantato il ritornello: è stato un grande momento di unione in grado di coinvolgere tutta la comunità scolastica".

 

L'esperienza, specifica l'insegnante referente, ha avuto un grande impatto sulla comunità scolastica, non solo dal punto di vista artistico: "Abbiamo imparato che i bambini si fanno sempre molte domande, e i versi della canzone lo testimoniano. Una volta riletti e riascoltati, questi hanno suscitato in tutti ulteriori riflessioni che sono proseguite in classe, come ci hanno raccontato i genitori, anche a casa. Questo testimonia che l'arte e la musica hanno un valore molto profondo e per questo sono certo che il progetto avrà un futuro, con i bambini che sono molto entusiasti e che stanno già pensando ai suoi sviluppi futuri".

 

 

 

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