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Belluno
26 settembre | 18:23

Il turismo in montagna è sempre più esperienziale e la cucina ha un ruolo decisivo: ''Importante trasmettere al turista come si svolgono le attività nelle terre alte''

Si è tenuta il 24 settembre l’ultima puntata estiva de ''Le nuove Dolomiti''. Il “Turismo gastronomico delle Dolomiti. Il valore della ristorazione di montagna” era al centro del confronto. Presenti Ludovica Rubbini, titolare del ristorante SanBrite di Cortina, Enrico Pordon, consigliere di Coldiretti Belluno e titolare dell’azienda agricola Sanwido di san Vito di Cadore e Alessandro Michielli, presidente del Consorzio Pro Loco Cadore, moderati dalla giornalista Katia Tafner

BORCA DI CADORE. Qual è la direzione verso la quale sta andando sempre più il turismo? Quella di mettere il turista al centro, specie in montagna. I servizi, le attività nel tempo libero devono sempre più far vivere delle 'esperienze' al visitatore e la stessa scelta del luogo dove trascorrere le vacanza viene influenzata da fattori come quello gastronomico che diventa un vero e proprio tipo di turismo esperienziale che sempre più le aziende nate ed evolute negli ultimi anni nel territorio dolomitico stanno assecondando.

 

Si è tenuta il 24 settembre l’ultima puntata estiva de “Le nuove Dolomiti”, organizzata dal tour operator Welcome Dolomiti e Corte delle Dolomiti nella Gellner Lounge di Hotel Boite al villaggio Eni di Borca di Cadore, che ha visto il “Turismo gastronomico delle Dolomiti. Il valore della ristorazione di montagna” al centro del confronto. Presenti Ludovica Rubbini, titolare del ristorante SanBrite di Cortina, Enrico Pordon, consigliere di Coldiretti Belluno e titolare dell’azienda agricola Sanwido di san Vito di Cadore e Alessandro Michielli, presidente del Consorzio Pro Loco Cadore, moderati dalla giornalista Katia Tafner.

 

Ludovica Rubbini, bolognese di nascita ma da 17 anni residente a Cortina, insieme al marito Riccardo Gaspari ha cercato di capire come coniugare le loro due visioni per portare avanti l’azienda agricola “El Brite del Larieto” rilevata nel territorio ampezzano: “Abbiamo percepito che tra le persone c’è sempre più la volontà di mangiare sano e da qui abbiamo pensato di aprire, 10 anni fa, un caseificio per la trasformazione del latte della nostra azienda agricola e poi ci siamo dedicati all’apertura del ristorante “San Brite”, focalizzandoci sull’alta cucina ed impiegando i nostri prodotti. Nel 2020 abbiamo ottenuto una stella Michelin, diventando il secondo agriturismo in Italia ad averla, e poi 2 stelle verdi per la sostenibilità, unici in Italia. Crediamo che l’elemento che ha determinato l’ottenimento di questi riconoscimenti sia l’autenticità e il fatto che siamo partiti da un’azienda agricola per arrivare al ristorante e non viceversa come di solito accade. Inoltre il nostro percorso e le nostre scelte si traducono di fatto nella salvaguardia del prodotto locale, del territorio e delle nostre tradizioni ”.

 

Enrico Pordon ha messo in luce come anni fa gli agriturismi venissero visti come un qualcosa utile ad aggirare le regole imposte ai ristoranti mentre oggi si sta vedendo che sono gli agriturismi stessi ad essere spesso fornitori dei ristoranti diventandone un esempio da seguire. Sfatando un altro mito, ha inoltre fatto presente che sono proprio gli agriturismi ad avere quasi più vincoli dei ristoranti perché le regole sono molto più ferree sull’uso di prodotti propri o comunque appartenenti al territorio dove è situato l'agriturismo con conseguenti certificazioni e controlli che rendono i prodotti delle realtà locali di un livello sicuramente superiore a quelli frutto di una catena industriale.

 

Alessandro Michielli, che è anche coltivatore di ortaggi a Vinigo di Cadore, ha posto anch’esso l’attenzione sulla valorizzazione dei prodotti locali ed anche sulla riscoperta e coltivazione di prodotti strettamente tipici e locali, come ad esempio la patata di Borca di Cadore, che negli anni si stanno perdendo. Ha fatto poi un appello a giovani, e non solo, di creare nuove aziende agricole nel territorio delle Dolomiti bellunesi perché l’attuale offerta non riesce a soddisfare l’intera domanda e inoltre ci sono molti terreni incolti da riprendere in mano e coltivare. In questo senso ha affermato che andrebbe fatta un’opera di convincimento nei confronti dei proprietari privati di questi terreni affinché lì mettano a disposizione e il passo successivo sta nell’essere bravi anche ad intercettare dei fondi che sostengono l’attività. Ha fatto poi un ultimo commento riguardo al turismo esperienziale che, a suo avviso, andrebbe sviluppato ed assecondato.

 

Un’esperienza immersiva per il turista è stata esposta proprio da Ludovica Rubbini che, con il progetto “Genesis”, già da qualche anno sta facendo cultura agricola con i turisti facendo fare a loro attività ed esperienze all’interno dell'azienda quali la pulizia del pascolo di modo che prendano coscienza dei tempi, le modalità e la fatica per svolgere l’attività agricola ma anche per comprendere meglio il territorio montano. “Credo sia utile fare cultura e divulgazione anche con i giovani nella speranza di appassionarli e spingerli ad aprire nuove aziende agricole nel nostro territorio perché c’è bisogno di prodotti locali ma anche perché sarebbero utili al mantenimento del territorio e del nostro paesaggio” ha dichiarato Rubbini.

 

In chiusura dell’evento Katia Tafner, insieme a Erika Zuliani di Red Squirrel Events, ha lanciato l’idea di fare il 19 dicembre prossimo un evento, sempre all'hotel Boite, per far incontrare le aziende agricole e i ristoratori, in una sorta di fiera B2B, con l’obiettivo di riuscire a “far entrare” i prodotti delle aziende locali all’interno dei menù dei ristoranti cadorini, ampezzani e comeliani, indicando la loro provenienza locale, e cercando di avvicinare queste due categorie che, facendo un passo verso l’altra, potrebbero dare al turista un’offerta culinaria ancor più sana e di livello.

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