Marchesi Guerrieri Gonzaga, la miglior cantina delle Dolomiti che spinge il Trentino in alto assieme alle bollicine (e non solo targate Doc)
I più noti vignaioli trentini continuano a scegliere la definizione Dolomiti per le loro vinificazioni. Basta sfogliare gli elenchi tra i premiati del Gambero Rosso, della guida di Daniele Cernilli, stesso discorso per Slow Wine, Wine Surf, Bibenda, Vini Buoni, Winemag e ulteriori enosussidiari. Dolomiti in alternativa o contrapposizione alla Doc Trentino? Difficile rispondere

TRENTO. E’ sicuramente la miglior cantina delle Dolomiti, premiata da tutte le guide enologiche, citata come autorevole esempio di stile italiano, prestigiosa in campo internazionale, sempre in prima linea nella promozione del vino con fascino esclusivo. Vini d’autore, tutti con il rafforzativo Dolomiti sull’etichetta: vanto che nessun’altra azienda del vino può mostrare.
E’ la scelta operativa dei Marchesi Guerrieri Gonzaga, nobile dinastia vitivinicola di Borghetto d’Avio. La loro Tenuta San Leonardo scandisce l’evoluzione del vino da ben 300 anni, cantina saldamente ancorata alla terra trentina, che ha scelto il rafforzativo IGT Dolomiti - Indicazione Geografica Tipica - senza quindi legare il prestigio alla consueta Doc Trentino. Marchio dolomitico per i loro importanti vini, primo tra tutti il San Leonardo, rosso di stampo bordolese, uno dei rari che mette d’accordo tutte le ‘bibbie’ della critica enologica.
Carisma che risale già al 2017, quando il San Leonardo 2011 e il blasonato toscano Bolgheri Sassicaia 2013 avevano - solo loro due - conquistato il podio più alto in base alle classifiche comparate di 7 guide ai vini d’Italia. Sassicaia - San Leonardo, accoppiata saldamente condivisa, ripetuta nel tempo, coinvolgendo in qualche annata pure uno spumante classico altrettanto famoso, il Riserva del Fondatore Giulio Ferrari della famiglia Lunelli. In attesa degli imminenti verdetti per le edizioni del 2025 la critica enologica ha già esaltato proprio il singolare legame Doc Bolgheri con IGT Dolomiti. Onorando il Trentino solo con una lunga validissima sequenza di ‘bollicine di montagna’ tutelate dal marchio Trentodoc.
Dunque: DOC Trentino sminuita? Assolutamente no. Anche se i più noti vignaioli trentini continuano a scegliere la definizione Dolomiti per le loro vinificazioni. Basta sfogliare gli elenchi tra i premiati del Gambero Rosso, della guida di Daniele Cernilli, stesso discorso per Slow Wine, Wine Surf, Bibenda, Vini Buoni, Winemag e ulteriori enosussidiari. Dolomiti in alternativa o contrapposizione alla DOC Trentino? Difficile rispondere. Diatribe scaturite da incomprensioni (reciproche) con la cooperazione vitivinicola, la promozione istituzionale di vini trentini esaltati principalmente sul favorevole (quanto importante) rapporto prezzo/qualità. Pure sfruttando il diffuso fascino del nome Dolomiti, facilmente identificabile pure nel vasto panorama geografico del buon bere.
Hanno il sigillo Dolomiti i vini di produttori carismatici, rinomati e protagonisti trentini della rinascita enologica italiana, quella legata ai vini tipici, spumante classico a parte. Nomi come Elisabetta Foradori, Mario Pojer e Fiorentino Sandri, i fratelli Cesconi, senza tralasciare Clementina Balter, i fratelli Zeni, Eugenio Rosi, la dinastia dei Pisoni, Fanti, il team della Pravis e i vini ‘non teroldego’ dei giovani rotaliani De Vescovi, Dorigati, De Vigili, Martinelli e tanti altri ancora, specialmente tra gli emergenti come Comai e Furletti. Impossibile non citare Nicola Biasi, con il suo Vin de la Neu e il suo istrionico progetto vinario con uve PIWI, varietà che non necessitano di chimica. Aziende dinamiche, pronte a raccogliere insegnamenti e stimoli innovativi, produttori orgogliosi di essere in qualche modo decisamente dolomitici. Affiancati da spumantisti ‘extra Trentodoc’ come Felsen e le curiose microvinificazioni di alcuni veraci vignaioli, da Lorenzo Zadra ai Poli di Santa Massenza, i Grigolli di Mori.
Vini dolomitici sulla scia del San Leonardo, indubbiamente il più rinomato di una cantina altrettanto blasonata. E’ definito “Il Sassicaia del Nord” o anche “Il più bordolese dei vini italiani”. La produzione non arriva alle centomila bottiglie anno e forse anche per questo suscita interesse e desiderio: è il magico risultato di un “taglio bordolese”, simbiosi di sogno e tradizione, per gustare un vino in grado di trasmettere il carattere ed il fascino dell’identità del territorio trentino proteso alle Dolomiti. Del resto la tenuta ai Campi Sarni di Borghetto all’Adige è situata proprio al riparo delle Piccole Dolomiti, la barriera montana che sovrasta i vigneti dei Guerrieri Gonzaga.
Il marchese Carlo, classe 1938, è il grande artefice del rilancio della Tenuta sin dagli anni ‘70. La sua visione e l’assoluta dedizione per la qualità ha saputo creare nel 1982 il San Leonardo. Con il suo amore per le tradizioni e per il bello ha mantenuto inalterato il cuore della Tenuta e la sua atmosfera ed ha saputo appassionare tutte le persone che vi lavorano, affiancato dal figlio Anselmo e dal direttore Luigino Tinelli. Con lo stesso amore per la natura e per le tradizioni infusogli dalla famiglia, Anselmo Guerrieri Gonzaga contribuisce a portare avanti il nome e la qualità dei suoi vini in tutto il mondo.
Alle spalle tre secoli d’impegno per custodire un ambito vitivinicolo pregiato. Un lasso di tempo impareggiabile, due date d’assoluta autorevolezza: 1724 - 2024. Sempre con la nobile dinastia dei marchesi Guerrieri Gonzaga. 300 anni che dimostrano come la classe del vino sia tutta qui. Sempre nella medesima Tenuta San Leonardo, già priorato religioso e autorevole baluardo di tradizione e d’identità territoriale. Fatta di tante attenzioni: cantina aperta per incontri, confronti di tecniche agricole innovative, il recupero della cultura rurale, la tutela dell’habitat. Sempre con assidua, incessante, passionale dedizione alla vite. Come nessuno può vantare tra le Dolomiti.












