Scuole dell’infanzia, le insegnanti alzano la voce: “No all’apertura a luglio, ma non per pigrizia: la Pat sceglie la via del risparmio e non affronta i problemi”
Riflessioni di fine anno scolastico da un gruppo di insegnanti della scuola dell’infanzia che vuole mantenere l’anonimato ma che ha scritto una lunga lettera a Il Dolomiti: “Pur svolgendo il nostro lavoro con passione ed impegno percepiamo un continuo svilimento nei confronti della nostra professione”

TRENTO. Sono stanche, le insegnanti della scuola dell’infanzia trentina.
Non solo perché con la fine di luglio si è chiuso un anno scolastico particolarmente lungo ed intenso, ma anche perché le donne e gli uomini che lavorano come insegnanti devono combattere su tanti fronti diversi.
E la beffa è che spesso poi sui social e nell’opinione pubblica si rischia di pensare agli insegnanti come una categoria che, prendendo come ultimo esempio le aperture straordinarie di luglio, non vuole fare sacrifici mostrando pigrizia e scarsa collaborazione.
Tutto il contrario invece di quella che è la reale situazione, a quanto sostiene un gruppo di insegnanti della scuola dell’infanzia che ha scritto una lunga lettera a Il Dolomiti mantenendo l’anonimato.
“A fine anno scolastico – raccontano - abbiamo condiviso alcune riflessioni sui cambiamenti che la scuola dell'infanzia trentina ha attraversato negli ultimi anni. Pur svolgendo il nostro lavoro con passione ed impegno percepiamo un continuo svilimento nei confronti della nostra professione. Leggiamo infatti sui giornali e riceviamo commenti gratuiti e poco lusinghieri unicamente riferiti alla nostra contrarietà all'apertura di luglio. Nessuno sembra voler approfondire le ragioni del malcontento della categoria”.
Ecco quindi un lungo elenco di condizioni nelle quali gli insegnanti operano quotidianamente e che vengono magari sottovalutate dall’opinione pubblica: “In aula lavoriamo con gruppi di 25 bambini (dal prossimo anno 24) con un numero sempre più in aumento di situazioni problematiche a livello comportamentale e con bisogni speciali non presi in carico. Le colleghe assenti spesso non vengono sostituite per più ragioni per la presunta mancanza di supplenti. La collega rimane quindi a gestire da sola il gruppo di 24 bambini trovandosi in difficoltà a rispettare bisogni educativi diversi e una progettualità programmata”.
Una situazione complicata: “Anche in caso di bambini con bisogni educativi speciali riconosciuti e certificati, spesso non si riceve in supporto un'insegnante supplementare per la frequenza intera e talvolta nemmeno parziale del bambino/a a scuola. Viene riferito che non si trovano i fondi per pagarla! Per le insegnanti è frustrante trovarsi a lavorare in modo così inadeguato, non potendo prestare la giusta attenzione ai bambini, soprattutto non potendo aiutare i soggetti più in difficoltà a recuperare tappe importanti di sviluppo in questi anni così preziosi!”.
Si arriva poi al fatidico tema dell’apertura a luglio: “La nostra perplessità sull'apertura a luglio in una scuola di città riguarda l'organizzazione giornaliera. La frequenza dei bambini in luglio per quanto ci riguarda è in media inferiore alla metà degli iscritti e discontinua. I gruppi di bambini vengono quasi quotidianamente ricomposti con cambio di insegnanti. La temperatura negli spazi interni della scuola, a partire dalle ore centrali, supera i 30 gradi, non si riesce a proporre attività all'esterno per il caldo. A partire dalle ore centrali della giornata fino al pomeriggio in aula a causa della temperatura elevata, i bambini mostrano evidenti segni di stanchezza e insofferenza. Inoltre la carenza di personale supplente si acuisce in giugno e luglio e le insegnanti in servizio si trovano spesso a tamponare situazioni emergenziali, raggruppando e gestendo gruppi di bambini di aule diverse in spazi non idonei”.
E la chiusura lancia qualche frecciatina a istituzioni politiche e scolastiche: “Comprendiamo le esigenze delle famiglie di oggi, il bisogno di un supporto nel mese di luglio. Ci chiediamo se questa sia la soluzione migliore per i bambini per assicurare loro il maggior benessere o sia la soluzione più economica. Non possono essere ripristinati i buoni di servizio per proporre ai bambini dopo 10 mesi di scuola attività ricreative, sportive, a contatto con la natura e in luoghi più idonei?”.













