"Accuse ingiuste e la fatica fa parte del gioco", gli ex studenti sulle polemiche del Liceo Prati: "Il giudizio morale è spesso autoimposto e accentuato dai genitori"
Negli ultimi giorni si trascina una polemica sul liceo Prati a Trento. Alcuni ex studenti intervengono per difendere la scuola più antica del Trentino. Ecco la loro lettera

TRENTO. "La fatica fa parte del gioco, una fatica che vogliamo ribadire mai insostenibile, e che guardandoci indietro possiamo apprezzare per averci reso in grado di non scoppiare in lacrime al primo accenno di difficoltà". Alcuni ex studenti del Liceo Prati di Trento intervengono con una lettera (in fondo in forma integrale) sulle polemiche che sono divampate sull'istituto. "E' assurdo dipingere in quel modo i professori".
Negli ultimi giorni si trascina, infatti, una lunga polemica sul liceo. Una realtà nella quale si respirerebbe tensione e nella quale i voti peserebbero come giudizi morali. I riflettori si sono accesi a causa di situazioni definite complesse e critiche sulla gestione. Nel mirino anche clima organizzativo e benessere degli studenti e di tutte le componenti della scuola più antica del Trentino. E' stata disposta anche un'ispezione e sulla quale intende chiedere chiarimenti, in Consiglio provinciale, l'esponente in quota Onda Filippo Degasperi.
I voti pesano come giudizi morali? "Non è più probabile che siano gli studenti stessi ad attribuire un’importanza spropositata a un mezzo di valutazione, anche per colpa del periodo della nostra vita, l’adolescenza, in cui abbiamo bisogno di conferme esterne per poterci affermare, per poter accettare noi stessi?", chiedono gli ex studenti. E mettono in luce anche il ruolo dei genitori.
"Chi dovrebbe aiutare a guardare ogni cosa nella prospettiva corretta, i genitori, spesso invece preferisce accentuare ancora di più questo 'giudizio morale autoimposto' prendendosela con i professori, incoraggiando così l’immagine distorta e dannosa che ci siamo creati della valutazione. E quindi, se il voto diventa un giudizio su noi stessi, ne nasce ansia, paura e quant’altro".
Una lunga lettera che si chiude con un'esortazione. "Incoraggiamo i nostri colleghi che ora siedono sui nostri stessi banchi a non lasciarsi abbattere da un clima sempre pessimistico, appesantito da chi sa solo lamentarsi: godetevi gli anni migliori della nostra vita".
LA LETTERA IN FORMA INTEGRALE
“I voti pesano come giudizi morali.” Questo si è letto sui giornali nelle scorse settimane riguardo all’atmosfera angosciante e opprimente del liceo classico Giovanni Prati, spostando poi la colpa sui comportamenti dei professori descritti come insensibili, “irrispettosi e inumani”. Inoltre pare che il Prati costringa a dedicare la propria vita, interamente, “a far fronte ad un carico di studio che divora ogni energia”.
Ma per alcuni noi ex studenti, maturati l’anno scorso, l’esperienza fatta negli ultimi cinque anni, proprio in questo stesso inferno descritto nelle ultime settimane sui giornali, è sembrata molto diversa: sì la fatica, sì l’ansia e ogni altra emozione che può derivare da queste due, ma anche molto di più. In primis è assurdo descrivere i professori come è stato fatto: in questi cinque anni abbiamo conosciuto persone straordinarie, appassionate, desiderose di elargire un’educazione nel senso più completo, uomini e donne con cui è nato un rapporto nel quotidiano.
Nella nostra esperienza veramente pochi professori si sono fermati a liquidarci come voti e chi lo ha fatto non è stato certo chi ci ha fatto faticare di più (e quindi di chi si lamentano sui giornali), anzi. Inoltre in cinque anni abbiamo visto i nostri compagni sviluppare i più disparati e impegnativi interessi extrascolastici, ognuno dedicando alla scuola ciò che riteneva necessario ma sempre costruendo una personalità anche fuori dai muri dell’aula: la scuola non può essere totalizzante e il Prati non esige questo, ognuno di noi ne è testimonianza.
Con un minimo di organizzazione e se si tiene in mente l’equilibrio di importanza da mantenere nelle nostre attività, ogni carico scolastico può essere superato agilmente.
La fatica fa parte del gioco, una fatica che vogliamo ribadire mai insostenibile, e che guardandoci indietro possiamo apprezzare per averci reso in grado di non scoppiare in lacrime al primo accenno di difficoltà. Fatica che, peraltro, è sempre stata tenuta sotto controllo dai professori, i quali hanno spesso cercato di venirci incontro ascoltandoci e dimostrando attenzione nei momenti più critici.
Ma forse che noi abbiamo frequentato una scuola diversa da quella presentata sui giornali? O forse si è cercato, come sempre, di enfatizzare i toni, di raccogliere le voci polemiche per creare un più interessante spettacolo? “I voti pesano come giudizi morali”, basta questa frase per capire da che parte sia il problema: se infatti il sistema scolastico non si cura degli studenti considerandoli numeri, non è assurdo che addirittura il voto diventi giudizio morale?
Non è più probabile che siano gli studenti stessi ad attribuire un’importanza spropositata ad un mezzo di valutazione, anche per colpa del periodo della nostra vita, l’adolescenza, in cui abbiamo bisogno di conferme esterne per poterci affermare, per poter accettare noi stessi? Ognuno di noi oggi è spinto a confrontarsi con dei numeri, numeri a cui noi diamo più valore di quanto dovrebbero significare: ma non per questo possiamo prendercela con il mezzo del voto, necessario ad ogni professore. E chi dovrebbe aiutare a guardare ogni cosa nella prospettiva corretta, i genitori, spesso invece preferisce accentuare ancora di più questo “giudizio morale autoimposto” prendendosela con i professori, incoraggiando così l’immagine distorta e dannosa che ci siamo creati della valutazione. E quindi, se il voto diventa un giudizio su noi stessi, ne nasce ansia, paura e quant’altro.
E i giornali aumentano la pressione, l’immagine infernale della scuola, trasportando solo il lato negativo di essa invece di tutelare un’istituzione come il Prati, uno dei pochi licei classici ad avere retto sul panorama nazionale come numero di iscritti.
Quindi noi, che abbiamo finito da poco, incoraggiamo i nostri colleghi che ora siedono sui nostri stessi banchi a non lasciarsi abbattere da un clima sempre pessimistico, appesantito da chi sa solo lamentarsi: godetevi gli anni migliori della nostra vita.
Alcuni ex studenti del liceo Prati.











