"Attese telefoniche infinite, problemi coi sistemi informatici, squilli a vuoto: prenotare una vaccinazione per il morso da zecca sembra impossibile"
La testimonianza di un cittadino alle prese con qualche difficoltà nel prenotare la terza dose di vaccino Tbe: "Racconto questa esperienza non per polemica sterile, ma perché credo che la sanità pubblica si migliori anche raccontando ciò che non funziona, con l’obiettivo di correggerlo a beneficio di tutti"

TRENTO. Una semplice prenotazione che si trasforma in una piccola odissea sanitaria: è questa la testimonianza di un lettore de il Dolomiti che ha mandato alla redazione alcuni appunti del suo tentativo di prenotare la terza dose del vaccino Tbe (encefalite da morso di zecca) per sé e la sua famiglia.
"Racconto questa esperienza - spiega Enrico - non per polemica sterile, ma perché credo che la sanità pubblica si migliori anche raccontando ciò che non funziona, con l’obiettivo di correggerlo a beneficio di tutti. Credo che quello che mi è capitato rappresenti in modo piuttosto efficace alcune criticità del sistema, soprattutto per chi non ha tempo, strumenti o energie da spendere".
La prima e la seconda dose, spiega Enrico, sono state regolarmente effettuate a marzo e aprile 2025, mentre la terza dose è prevista per gennaio 2026.
"A inizio novembre provo a prenotare tramite TreC, ma non trovo alcuna disponibilità. Decido quindi di contattare il Cup, anche perché l’obiettivo era quello, forse ambizioso, di prenotare un unico appuntamento per tutti e tre i membri della famiglia, evitando tre accessi separati. Provando, nel nostro piccolo, a essere anche ecosostenibili. Dopo circa 20 minuti di attesa telefonica, mi viene detto che le liste di gennaio non sono ancora disponibili e che devo richiamare a fine mese o inizio dicembre. Puntuale, con promemoria alla mano, richiamo a inizio dicembre. Nuova attesa. Questa volta l’operatrice mi informa che le liste non escono a inizio mese, ma il 15, invitandomi quindi a richiamare dopo tale data".
Arriviamo così a oggi, martedì 16 dicembre: "Chiamo il Cup - prosegue Enrico -. Sono il 54° in coda, ma la fila scorre. Arrivo al 13°, poi al 3°. Poi improvvisamente cambia la musichetta. Scompare anche la voce che aggiornava la 'classifica'. Resto in ascolto per altri 20 minuti, senza alcuna informazione. A quel punto riattacco. Richiamo. Sono il 34°. Dopo altri 15 minuti finalmente parlo con una gentile operatrice, che controlla la situazione. Risultato: sono disponibili le liste per maggio 2026. Di gennaio, febbraio, marzo e aprile nessuna traccia. Non sa spiegarsi il motivo, ipotizza un problema tecnico e mi invita a riprovare la settimana successiva. Mi consiglia anche di controllare su TreC (cosa che avevo già fatto più volte, anche durante l’attesa telefonica), ma senza esito. Ringrazio e riattacco".
"A questo punto una domanda sorge spontanea: le campagne di sensibilizzazione alla vaccinazione servono davvero a tutelare la salute pubblica o piuttosto ad aumentare il lavoro dei reparti di gastroenterologia? - scherza Enrico - Un po’ irritato, decido di segnalare il disservizio e cerco i contatti dell’Apss. Chiamo il numero per le segnalazioni (0461 904172): squilla a vuoto, nessuna risposta. Chiamo l’altro numero indicato sul sito (848 806 806): una voce registrata mi informa che, a causa dell’elevato traffico telefonico, non riescono a gestire la chiamata e mi invita a richiamare più tardi o a inviare una e-mail. A questo punto provo il numero del centralino. Qui avviene il piccolo miracolo: dopo un solo squillo risponde una centralinista. Le spiego che vorrei parlare con qualcuno per un reclamo. Mi passa l’interno. Silenzio. Nessuna risposta. Dopo alcuni squilli parte, anche qui, la consueta voce registrata che invita a inviare una e-mail. Riprovo nuovamente il numero per le segnalazioni: stesso esito. Squilli a vuoto e, infine, la voce registrata. A quel punto, lo ammetto, la pazienza è terminata".
"Io ho 45 anni, sono in grado di districarmi tra TreC, mail, internet e numeri verdi. Ma il pensiero va inevitabilmente a una persona anziana, o comunque più fragile, che si trova a dover affrontare questo percorso fatto di attese, rimbalzi, informazioni contraddittorie e nessuna certezza. Ed è per questo che ho deciso di rivolgermi ai giornali. Non per me: io riproverò la prossima settimana, aiutato magari dallo spirito natalizio. Ma per tutte quelle persone che sono costrette a subire passivamente questi disservizi. Perché sappiamo come funziona: chi alza la voce, insiste e fa rumore, spesso viene ascoltato e il problema gli viene risolto. Chi non ha tempo, energie o carattere per farlo, resta nel limbo".
"Stiamo parlando semplicemente di una vaccinazione. Quattro punture. Ambulatori con personale noto, orari noti, capacità operative note - conclude Malfatti -. In un’epoca in cui si parla continuamente di intelligenza artificiale, digitalizzazione e sanità del futuro, sembra davvero paradossale non riuscire a gestire un calendario di prenotazioni con almeno qualche mese di anticipo. E viene spontaneo chiedersi: se per una vaccinazione di questo tipo il percorso è questo, cosa succede quando il problema è davvero serio?".












