Docenti, è stallo alla messicana: gli insegnanti protestano per i mancati aumenti, la provincia non tratta gli aumenti fino a che non cesseranno le proteste
Previsto per ora un adeguamento Istat, in seguito arriveranno anche gli aumenti. Ma non si arriverà nemmeno al tavolo della contrattazione se gli insegnanti continuano a protestare e a dire no a gite e attività in esterna

BOLZANO. Aumentano i salari degli insegnanti, ma gli insegnanti protestano per i mancati aumenti e proseguono sulla linea del “niente gite e attività esterne”, intrapresa dall’inizio dell’anno scolastico. Qualcosa si é incastrato ed é molto poco chiaro. E' la stessa Provincia a rilevare una notevole confusione tra gli insegnanti stessi, molti dei quali credono che l'adeguamento all'inflazione costituisca già l'adeguamento salariale, sebbene si tratti di due elementi distinti. La confusione è stata aggravata dal fatto che si è iniziato a parlare di aumento salariale mentre si stava ancora negoziando l'inflazione. La strategia adottata, promossa dal Presidente Arno Kompatscher, mirava inizialmente a contenere le proteste all'inizio dell'anno scolastico, ma non ha avuto successo, dato che le agitazioni si sono ampliate e le richieste economiche sono aumentate.
Insomma tutto si è arenato e ora non si riesce ad uscire dal pantano.
La Giunta Provinciale è chiara: se le proteste non verranno ritirate, i fondi non saranno stanziati e l'aumento di stipendio da gennaio non avverrà, limitando l'incremento ai 385 euro lordi al mese previsti da novembre. Le trattative per un aumento salariale inizieranno soltanto dopo che gli insegnanti avranno ritirato le loro proteste, in sostanza.
L'offerta della Provincia prevede lo stanziamento di 110 milioni di euro per tre anni. Questa somma si tradurrebbe in un aumento di 400 euro lordi al mese per gli insegnanti che vanno ad aggiungersi ai 385 euro lordi al mese di adeguamento all'inflazione, che saranno erogati in busta paga a novembre con effetto retroattivo da gennaio 2025. Insomma, si parla di 800 euro lordi al mese e 110 milioni all'anno che nemmeno il ricco Alto Adige potrebbe pensare di stanziare. La Provincia ha allora formalizzato l'offerta in una lettera d'intenti: la metà dei fondi è già stata stanziata, mentre la seconda metà sarà oggetto di negoziazione a partire da gennaio.
I sindacati però si oppongono all'offerta e sono affiancati dai gruppi di protesta. C’è chi chiede almeno 200 milioni di euro per gli aumenti salariali e un adeguamento annuale all'inflazione. I gruppi di protesta sostengono inoltre che un insegnante nella settima fascia di stipendio, dopo 35 anni di servizio, dovrebbe percepire 87.572,80 euro lordi all'anno.
E così le proteste, che includono lo stop a gite e attività extrascolastiche, continuano, suscitando irritazione nella Giunta. L'assessora al personale Magdalena Amhof ha sottolineato a più riprese che le proteste non sono appropriate durante un periodo di contrattazione e che i docenti potrebbero riprenderle solo se non fosse raggiunto un accordo in sede di trattative.
Uil Scuola Rua, che rappresenta il settore scuola e ricerca, comunica nel frattempo la propria posizione in merito alla recente lettera d’intenti e annuncia l’avvio immediato di un sondaggio rivolto a tutto il personale della scuola. "Come già in passato, la UIL sceglie la via della partecipazione diretta: saranno infatti i lavoratori stessi a esprimere la loro opinione sulle prospettive della prossima contrattazione collettiva", così Marco Pugliese segretario regionale Uil Scuola Rua.











