“Dopo 45 anni vado in pensione e chiude la storica gioielleria Paternoster: ho aperto il giorno della strage di Bologna e non ho mai rinunciato a salvare un gioiello"
La storica gioielleria-orologeria Paternoster di Malè chiude i battenti dopo 45 anni. Il titolare Silvano ripercorre la storia di un'avventura professionale lunga quasi mezzo secolo: "Ho frequentato la scuola d'arte in città e poi ho appreso il mestiere prima in un laboratorio di Napoli e poi nella gioielleria della bandiera del Trento Calcio Giampaolo Sartori. Il 2 giugno del 1980 ho alzato la serranda: la mia attività è diventata un punto di riferimento per la comunità, mi sono specializzato nelle riparazioni e ho creato la mia linea di gioielli"

MALÈ. “Ho iniziato quest'avventura il 2 agosto del 1980 e oggi, quasi mezzo secolo dopo, vado in pensione e abbasso la serranda della mia gioielleria che per anni è stata un punto di riferimento per il paese ma non solo, sia per l'acquisto ma anche per la riparazione di gioielli e orologi”.
Chiude infatti oggi, 31 dicembre, la storica gioielleria-orologeria Paternoster di piazza Regina Elena a Malè ed è con queste parole che il titolare Silvano Paternoster (classe 1955), rispondendo al telefono con la voce che lascia trasparire un pizzico d'emozione, “saluta” l'attività che ha accompagnato per 45 lunghi anni lui, la sua famiglia, ma anche il paese della Val di Sole.
Un giorno, insomma, in cui a padroneggiare sono sicuramente le emozioni, ma anche la voglia di ripercorrere un lungo viaggio nel tempo e la storia di un giovane che, negli anni Settanta, ha appreso un mestiere che poi ha fatto suo, intrecciando determinazione ma anche verve artistica.
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“Tutto è iniziato da ragazzo quando ho frequentato la sezione oreficeria e metalli della scuola d'arte a Trento e poi ho affinato il mio percorso professionale, poco più che ventenne: grazie a mio zio, che aveva un negozio di antiquariato in paese, ho avuto il contatto e la possibilità di trasferirmi per tre mesi a Napoli per imparare i rudimenti del mestiere in un laboratorio”, inizia a raccontare Paternoster riannodando i fili della sua storia.
E dall'esperienza partenopea al Trentino: acquisite le competenze Silvano Paternoster inizia a lavorare in città a Trento nell'oreficeria dell'ex bandiera del Trento Calcio Giampaolo Sartori.
“Lì posso dire di aver affinato la mia arte – prosegue Paternoster – e poi nel 1980 ho scelto di mettermi in proprio e di aprire la mia attività a Malè dove c'era il panificio di famiglia, poco lontano da dove è ora ubicata. Era il 2 agosto del 1980 e c'è un ricordo che porterò sempre con me, e indelebile: la stessa mattina avvenne infatti un tragico evento, la strage di Bologna”.
L'attività, che dieci anni dopo si trasferirà in piazza, prende piede e si delineano con decisione anche i suoi tratti che la renderanno, se vogliamo, unica: un luogo dove i clienti potevano portare i propri gioielli e orologi a far riparare, ma anche acquistare i monili creati da Silvano Paternoster.
“L'orologeria è stata introdotta in un secondo momento grazie alla partnership con un tecnico specializzato – spiega il titolare – ma io sono sempre stato specializzato nella riparazione e nella creazione di gioielli. Ho anche ideato una linea tutta mia: dei ciondoli in argento lavorati seguendo la mia fantasia e che sono diventati il prodotto originale del mio laboratorio, e questi racchiudono anche tutta l'esperienza dei miei maestri alla scuola d'arte”.
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L'attività, come detto, è diventata presto un punto di riferimento per le persone del territorio, ma anche di molti turisti e persone provenienti dalla città. Il segreto? A svelarlo, con un pizzico di orgoglio, è il titolare.
“Ho sempre avuto come mantra quello di provare a riparare qualsiasi gioiello – spiega Paternoster – anche laddove gli altri laboratori rinunciavano. Ricordo i tantissimi clienti che mi hanno portato gioielli che erano veri e propri tesori di famiglia ed ognuno di questi, oltre a rappresentare un prezioso ricordo per loro, per me rappresentava una sfida: riuscire a salvarli e far sì che non venissero mai buttati. Posso dire tranquillamente che in 45 anni avrò rinunciato al massimo a due lavori”.
La gioielleria, spiega Silvano Paternoster, ha scandito anche i capitoli della sua vita, con i suoi due figli Erik e Giulia, che ora si sono costruiti un futuro all'estero, che ci sono praticamente 'cresciuti'. E proprio Giulia, con un commosso post, ha voluto omaggiare quest'ultimo giorno di attività del padre.
“Dopo 45 anni il mio papà va in pensione e diciamo così addio al suo amato negozio. Ti ho guardato fare – scrive – ciò che ami per così tanti anni e sono cresciuta in quel negozio seduta sulla sedia accanto a te e, come tanti altri, ho ammirato il tuo infinito talento. Ho ricevuto importanti lezioni di vita che porterò con me per sempre. Questa è la tua storia, la mia storia, ma anche la storia delle infinite persone che sono entrate e uscite dal negozio. Non posso pensare a quanto mi mancherà quel posto e tutte le persone che lo hanno reso tale. Sono certa che la piazza di Malè non sarà più la stessa da qui in avanti: grazie per tutto e a tutti quelli che hanno fatto qualcosa per rendere il tuo negozio casa. Adesso è ora di tornare a sciare. Sei incredibile papà”.
E l'affetto racchiuso in queste righe riverbera anche nell'affetto delle molte persone che in queste ore hanno voluto salutare a loro volta Silvano e la sua attività, molte in presenza e tante anche solo con un pensiero.
“Sono sorpreso da tutto questo affetto – confessa Paternoster – ma ciò fa veramente tanto piacere perché è il segno di quanto di buono è stato fatto in questi anni: ringrazio tutti i clienti che ho incontrato e li voglio salutare con un sorriso, dal momento che questa scelta dà il la ad un altro capitolo della mia vita”.
E la domanda a questo punto, è d'obbligo. Cosa farà da domani?
“Per prima cosa – conclude Silvano Paternoster – dormirò un po' di più per qualche giorno (ride, ndr) e voglio staccare completamente la spina. Poi inizierà un nuovo capitolo della mia vita e lo vorrò dedicare alle mie passioni, come la moto, ma soprattutto ai miei due figli che si sono costruiti un futuro in Canada: sono quindi molto felice del fatto che potrò sicuramente vederli molto più spesso”.












