Educazione sessuale vietata nelle scuole italiane. Achammer: "Un grave errore". Galateo: "Non cancelleremo le lezioni di educazione alla relazione"
In Alto Adige si segue la strada dell'autonomia e "continuerà a proporre percorsi coerenti con i nostri principi pedagogici"

BOLZANO. Una proposta della Lega vieta l'educazione alla sessualità nelle scuole elementari e medie, consentendola solo alle superiori previa autorizzazione delle famiglie.Così non si rischiano “indottrinamenti ideologici”, come spiega dettagliatamente il carroccio.
Un misura che rappresenta una vera e propria inversione di marcia rispetto alle pratiche finora adottate in molti istituti scolastici, dove associazioni e professionisti esterni venivano spesso coinvolti in progetti di educazione all'affettività e alla sessualità rivolti anche ai più giovani. Insomma, l'Italia è. come sesso capita, parecchi passi indietro e risulta tra i pochi stati europei che non rendono obbligatoria l'educazione sessuale nelle scuole. Ma l'Alto Adige, la piccola Europa dentro l'Europa (definizione tanto cara al Presidente Kompatscher) andrà per la sua strada, lungo i sentieri permessi dall'autonomia.
La commissione Cultura della Camera ha dato il via libera a un emendamento della Lega al cosiddetto ddl Valditara, sul consenso informato nelle scuole e che introduce regole stringenti. La proposta stabilisce che l'educazione sessuale potrà essere impartita esclusivamente negli istituti superiori e solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione esplicita dei genitori. Non solo: le famiglie dovranno essere preventivamente informate sui contenuti che verranno trattati e sul materiale didattico che sarà utilizzato durante le lezioni. Nelle scuole primarie e nelle secondarie di primo grado, invece, viene introdotto un divieto categorico: niente educazione alla sessualità in aula e, soprattutto, nessun intervento da parte di "attivisti ideologizzati" o "esperti esterni".
“La decisione del ministro Valditara merita rispetto, ma, nel nostro caso, va letta alla luce dell’autonomia riconosciuta alla Provincia autonoma di Bolzano - spiega il vicepresidente e assessore all'istruzione in lingua italiana Marco Galateo - nel nostro sistema scolastico, l’educazione all’affettività e alle relazioni non è intesa come un modulo separato o un intervento esterno episodico, ma come parte integrante del percorso formativo complessivo. Le nuove Indicazioni provinciali per il primo ciclo e per il secondo ciclo prevedono infatti lo sviluppo delle competenze socio-emotive — tra cui la consapevolezza di sé, la gestione delle emozioni, l’empatia e il rispetto reciproco — come elementi essenziali della crescita personale e della cittadinanza attiva. Si tratta dunque di un’educazione alla relazione e alla responsabilità che viene curata all’interno del curricolo, con il coinvolgimento dei docenti, delle famiglie e della comunità educativa. In questo senso, la scuola italiana continuerà a promuovere percorsi coerenti con la propria autonomia e con i principi pedagogici che mettono al centro la persona, il rispetto e la costruzione di relazioni positive", conclude l'assessore.
E la scuola tedesca? Beh, l'assessore competente Philipp Achammer segue il collega Galateo, ma andando lievemente più diretto e definendo la proposta semplicemente "sbagliatissima" e un "grave errore". "Mi impegnerò personalmente a fare tutto il possibile affinché le scuole possano continuare con i progetti già avviati e i corsi già in essere, sfruttando l’autonomia scolastica o le iniziative promosse dalla Provincia. Si tratta di iniziative fondamentali, soprattutto nella scuola media, perché quelli sono gli anni decisivi per la crescita e la formazione dei nostri giovani", conclude Achammer.











