"Ho incontrato migliaia di persone, anche la figlia di Che Guevara", Arturo Osti racconta la sua libreria senza pareti: "Ora cerco dei giovani che portino avanti il mio progetto"
Presenza fissa in città con la sua libreria senza pareti, Arturo Osti racconta a il Dolomiti come tutto ebbe inizio e un decennio di incontri 'sulla strada': "Nel giorno del mio 50esimo compleanno decisi di regalarmi un nuovo lavoro, i primi libri li vendevo a peso poi grazie anche alle persone ho imparato l'arte del mestiere, ho salvato più di 150 mila libri dall'essere cestinati"

TRENTO. "Ho più di 80 mila libri e negli anni ho incontrato migliaia di persone, addirittura la figlia di Che Guevara". Per chi frequenta Trento è una presenza abituale, con il suo cappello e i suoi abiti e accessori spesso colorati. E poi l'immancabile furgone nei pressi della sua libreria senza pareti, i suoi cartelli che "incuriosiscono e fanno riflettere" e una battuta sempre pronta.
Arturo Osti "da Spormaggiore", classe 1965 e un passato da agente di commercio per una grande azienda, da quando ha deciso di "regalarsi il lavoro dei sogni" è diventato uno dei volti noti della città, che rende viva con la sua bancarella che ospita centinaia di libri, un patrimonio letterario che spazia tra i generi e le epoche, e impreziosito da una vasta collezione di fumetti e vinili.
Lo incontriamo in Via Verdi e, davanti a un caffè, ci racconta la genesi della sua attività e il suo sviluppo, ripercorrendo un decennio intenso, dalla scelta di lasciare il suo primo lavoro per rincorrere un nuovo sogno all'apprendimento del "mestiere" nel corso del tempo. E poi gli incontri, le difficoltà, le storie che si porta nel cuore, fino alla scelta recente di voler passare il testimone, trovando "senza fretta" magari qualche giovane disposto a mettersi in gioco e rilevare l'attività.
"Tutto è iniziato il 1° gennaio del 2015, il giorno del mio 50esimo compleanno: decisi di farmi un regalo, un cambio di lavoro. In altre parole, pur amando quello che avevo fatto fino a quel momento, volli non essere più un pezzetto di un grande ingranaggio, e mi decisi a creare qualcosa di totalmente mio".
Ma perché una libreria senza pareti? "Il mio compianto fratello Fabio – spiega Osti – era un naturalista e mi lasciò circa mille libri. Tutto partì da lì, e da quel patrimonio personale: all'inizio, non avendo conoscenze d'ambito sugli autori e sulle case editrici, decisi di venderli a peso, dieci euro al chilo. Poi negli anni mi sono formato, costruendomi una cultura d'ambito che mi ha permesso di affrontare tutto con grande consapevolezza".
E per una libreria senza pareti, la svolta non poteva che arrivare da un libro: ispirandosi all'omonimo romanzo di Elsa Morante, l'attività si trasforma da "Arturo Cultura a Peso" a "L'Isola di Arturo", che nei giorni della settimana si divide fra Piazza Fiera, Via Verdi e Piazza d'Arogno, sconfinando nel periodo estivo in alcune note località turistiche del Trentino.
"Ho scelto di lavorare in strada per intercettare più persone possibili – prosegue Osti – e grazie a quei trenta metri quadri di bancarella che raccolgono i generi letterari più disparati, e anche una sezione low cost, ho incontrato negli anni le persone più diverse, dagli anziani a giovani, dai cittadini a ai turisti, fino alle famiglie. L'aspetto interessante è il grande interesse delle nuove generazioni, che mi hanno spinto, a grande richiesta, a trattare anche i dischi in vinile. Anche in questo caso partendo dalla mia collezione personale, per poi iniziare a trattarli in modo più strutturato".
E negli anni l'attività si è sviluppata, potendo contare su un enorme archivio di quasi 80 mila libri che, considerando quelli venduti, supera i 150 mila. Tutti "salvati dall'essere gettati" e che hanno "trovato nuova vita", finendo nelle mani degli acquirenti. "Trento è una città in cui si legge molto – osserva Osti – e la richiesta è altissima, pensi che ora ho iniziato a dire di no a chi mi offre i suoi libri, dal momento che ne ho tantissimi".
Incuriositi da anni di incontri e "scambi di vedute" con i numerosi clienti dell'Isola di Arturo, chiediamo al libraio – nato a Spormaggiore e che ogni giorno, come sottolinea con un pizzico d'orgoglio, arriva in città con il suo furgone – se, tra i tanti, c'è n'è qualcuno che l'ha particolarmente segnato.
"Questi sono finiti anche in un libro, e ce ne sono due che porto nel cuore: un giorno si avvicinò un signore e scoprii che aveva perso da poco il figlio – racconta il libraio – e proprio in quel momento arrivò anche una studentessa interessata ad un vinile di Pino Daniele: il padre però al telefono le disse che, essendo molto costoso, non sarebbe stato in linea con le loro condizioni economiche. A quel punto il signore decise di acquistare il disco e di regalarlo alla giovane, chiedendole di ricordare il figlio scomparso, anche se non lo conosceva, ogni volta che avrebbe ascoltato il disco. Tutto si è concluso con un abbraccio tra me e loro, e questo è indimenticabile".
Nel raccontare l'episodio notiamo nei suoi occhi una leggera emozione e decidiamo quindi di tagliare l'aria, chiedendogli del secondo incontro. E quello che arriva è inaspettato: "Ho incontrato Aleida, la figlia di Che Guevara".
Osti racconta come questa fosse ospite in città di un incontro, e i dettagli del curioso incrocio: "Le dissi che mio zio, che era un frate missionario, aveva conosciuto suo padre in Bolivia, in un locale, e che quando mi raccontò di lui mi disse solamente: 'L 'era an bon om perché al tegniva per i poreti' (Era un buon uomo perché gli importava delle persone povere, ndr). Quando sentì quelle parole mi abbracciò, e il nostro dialogo finì in un sorriso: al tempo, sul mio vecchio furgone, sulla maniglia della portiera, c'era infatti un adesivo del Che e lei osservò come suo padre fosse la prima persona che io vedevo la mattina, e l'ultima che salutavo a fine giornata".
Sull'onda di questi ricordi, Arturo Osti torna repentinamente al presente, alzandosi per consegnare un libro ad un ragazzo che lo attende di fronte alla bancarella. Al suo ritorno il suo sguardo volge invece al futuro, spiegandoci come dopo anni di "onorato servizio" abbia deciso, senza fretta, di cercare di trovare qualcuno che possa raccogliere il suo testimone, portando avanti l'attività da lui ideata e sviluppata.
"Sono in pensione da qualche mese e il lavoro comincia a diventare impegnativo, anche perché non sono più giovanissimo (ride, ndr). Vorrei – spiega Osti – dedicarmi alla mia famiglia e ai miei nipoti, ma anche alle mie passioni come la moto, la montagna e lo sci. E, perché no, anche al volontariato, dal momento che in questi anni sulla strada ho capito quanto ce ne sia bisogno".
Ed il pensiero va, di conseguenza, ad un "identikit" dei possibili successori.
"Mi piacerebbe che fossero dei giovani a rilevare l'attività, magari due o tre persone consapevoli della sua funzione anche dal punto di vista sociale e culturale – conclude – oltre naturalmente al suo indiscusso valore commerciale. Sono certo che con le competenze digitali delle nuove generazioni l'impulso sarebbe incredibile, magari aprendosi all'online per valorizzare l'immenso patrimonio che possiedo. Assistere ad un'evoluzione del genere sarebbe il mio sogno, ma non ho fretta: possono passare mesi o anche un anno, quello che conta è la sincera volontà di chi vorrà portare avanti il progetto, e io sarò disponibile ad affiancare chiunque voglia mettersi in gioco".












