''In salita? Toccava pedalare ma che bella la reazione della gente'', con gli storici Ciao a sciare sulle Dolomiti, i fratelli Brentegani: ''Ci hanno anche ospitato a dormire''
La loro vecchia missione ha avuto un grande successo virale sui social, dove Marco aveva documentato ogni tappa dell'avventura. Anche quest'anno, hanno attraversato le Dolomiti partendo da Verona, passando per Cavalese, passo Sella, Val Gardena e Alta Badia in sella ai loro motorini d'epoca

TRENTO. Uno storico mezzo, il Ciao della Piaggio, sci, tenda e sacco a pelo, e un bagaglio di preparazione per una nuova avventura. È così che Marco Brentegani e suo fratello Matteo sono tornati a sfidare il freddo delle Dolomiti anche questa volta in sella ai due Ciao d'epoca, destinazione? Val Badia.
Marco, fotografo “d’avventura” abituato a scenari outdoor mozzafiato, e Matteo, giovane ingegnere che ha rimesso in sesto i due Ciao, hanno replicato un’impresa già riuscita lo scorso inverno. Un viaggio insieme all'amico Filippo Bellisola, percorrendo le curve dei passi alpini a bordo dei loro mezzi a due ruote diretti a passo Valles (QUI ARTICOLO).
La loro missione ha avuto un grande successo virale sui social, dove Marco aveva documentato ogni tappa dell'avventura. Anche quest'anno, dal 26 al 29 dicembre, hanno attraversato le Dolomiti partendo da Verona, passando per Cavalese, passo Sella, Val Gardena e Alta Badia.
"L'anno scorso è stata la mia prima vera esperienza sul Piaggio in montagna ma anche la prima volta in cui ho iniziato postare i miei video sui social. L'idea è nata parlando con mio fratello, una sera sul divano, visto che lui è ingegnere prossimo alla laurea e io fotografo di montagna - racconta Brentegani - Abbiamo pensato che sarebbe stato divertente e un po' folle andare a sciare con il Ciao. Una volta deciso, insieme a noi si è unito Filippo e siamo partiti".
Quest'anno però, i due fratelli hanno studiato il percorso tenendo conto dei limiti dei loro motorini d'epoca: "Per arrivare a questo progetto, visto che i Ciao sono mezzi molto lenti, abbiamo deciso di attraversare i paesi invece di puntare solo alle strade principali, così da vivere di più il contatto con le persone - spiega il fotografo -. Quest’anno è stata una scelta azzeccata, anche se tecnicamente più impegnativa perché fanno molta fatica in salita: spesso bisogna pedalare e, superata una certa altitudine, iniziano anche i problemi di carburazione, che li fanno rendere meno del previsto. La salita da Egna a Cavalese, ad esempio, l’abbiamo affrontata senza grossi problemi, aiutandoci con qualche pedalata. Il Passo Sella, invece, è stato il tratto più duro: il mio Ciao è senza variatore, praticamente come una bici senza marce, mentre sull’altro avevamo montato il variatore. A un certo punto abbiamo dovuto trainare uno dei Ciao con una corda, rendendo tutto ancora più faticoso. Il giorno dopo, al Passo Gardena, ce l’abbiamo fatta più tranquillamente: qualche pedalata, ma niente di troppo estremo".

Ma a rendere diverso questo ultimo viaggio è stato il rapporto con le persone che hanno incontrato lungo la strada: "La cosa più bella di questo ultimo viaggio è stato il rapporto con le persone. Passando dai paesini e vivendo di più la montagna, abbiamo ricevuto un sostegno incredibile - racconta - gente che ci suonava dal finestrino per incitarci a salire, una famiglia a Cavalese che ci ha ospitati per la notte, la tenda montata al Passo Sella con il permesso del gestore del rifugio, e a Badia l’incontro con un ragazzo che ci ha invitati a casa sua a mangiare tutti insieme un piatto di pasta al ragù. È stato davvero speciale sentire questo legame, sia dal vivo che sui social. È la dimostrazione che il progetto è piaciuto prima di tutto a noi, ma anche agli altri, forse perché vedere due ragazzi attraversare le Dolomiti per andare a sciare con mezzi datati, rattoppati con lo scotch americano, ha qualcosa di autentico".
Un viaggio, quello dei due fratelli, che rispetto all'anno scorso, ha reso le difficoltà più semplici da affrontare grazie all'esperienza: "Da una parte è stato più facile rispetto all’anno scorso, perché sapevamo a cosa andavamo incontro - spiega il fotografo -. La prima volta era stato un vero salto nel buio: non avevamo mai avuto dei Ciao. Uno era stato recuperato da mio fratello in un vecchio pollaio, dove glielo avevano regalato, e rimesso in funzione. L’altro, il mio, è del 1971, ed entrambi avevano parecchi problemi e abbiamo cercato di “resuscitarli”. L’anno scorso è stato un viaggio di prova, mentre quest’anno siamo partiti conoscendo già i limiti dei mezzi e il loro comportamento su strada".

E per il futuro? Di viaggi in vista ce ne sono molti, ma al momento ancora nulla di definito : "Al momento non sappiamo ancora quale sarà il nostro prossimo viaggio. Io faccio diverse avventure per lavoro facendo il fotografo. Sicuramente abbiamo qualche idea per i prossimi viaggi invernali ma anche estivi, però al momento è tutto ancora in fase di elaborazione".












