"La legge impone di spegnere gli autovelox, e allora vanno spenti: non è questione di multe illegittime o cavilli burocratici, è in gioco la certezza del diritto"
Nonostante "l'operazione verità" del Ministero, continua a dominare una certa confusione normativa sugli autovelox in Italia. E allora continua la battaglia dell'associazione Altvelox: "Da ottobre tutti gli autovelox dovranno essere disattivati. Non esiste legge che possa cancellare il Codice della Strada"

TRENTO. Non sembra diradarsi la confusione diffusa che rende difficoltoso capire che cosa sta succedendo sul fronte degli autovelox nel nostro Paese.
Il riassunto delle puntate precedenti sarebbe quasi stucchevole: negli ultimi mesi, il tema degli autovelox è stato al centro di importanti cambiamenti normativi, che hanno generato numerosi ricorsi da parte di chi ha ricevuto le sanzioni per il superamento dei limiti di velocità.
Ma a beneficio di tutti, meglio fare un grande passo indietro per arrivare a quella che è di fatto la radice del problema: il Codice della strada stabilisce che gli autovelox, anzi le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità, devono essere approvate e omologate dal Ministero dei Trasporti ed essere costruite in modo tale da garantire l’assoluta affidabilità delle misurazioni.
Questo significa che la legge prevede (anzi, prevederebbe) due momenti distinti: l’approvazione dei dispositivi, di competenza del Ministero, e l’omologazione, il passaggio "tecnico" che deve garantire che ogni dispositivo rispetti determinati standard prima di essere messo in commercio e utilizzato.
E qui cominciano i problemi: l'omologazione non è regolamentata e questo ha portato alla confusa situazione attuale in cui i dispositivi vengono approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma non risultano formalmente omologati. Quindi non sono legittimi?
Torniamo a noi: il Mit non può tardi del 14 agosto esultava per la messa in campo di quella che veniva (auto)definita "straordinaria operazione verità".
"Entro settembre - riporta il sito ministeriale - sarà operativa un'applicazione a servizio degli enti locali, che avranno due mesi di tempo per inserire tutti i dati degli autovelox. Dovranno indicare per ciascun dispositivo la conformità, la marca e il modello. L’obiettivo del ministro è garantire esclusivamente l’efficacia dei dispositivi che aumentano la sicurezza stradale. Non saranno tollerati i dispositivi fuori norma, o utili più a fare cassa che a prevenire comportamenti scorretti alla guida".
Già, perché poi tra le altre cose parlare di autovelox significa fare i conti con una totale mancanza di mappature precise e con un utilizzo dei dispositivi a volte "sospetto" da parte dei Comuni, che in questi anni dai rilevatori di velocità hanno incassato multe su multe: secondo l'analisi di Facile.it su dati Siope, nel 2024 gli incassi relativi agli autovelox sono stati oltre 1,7 miliardi di euro per i comuni italiani.
Il Trentino non fa eccezione: nei soli primi tre mesi del 2025, tanto per fare un esempio, ammonta a ben 1,5 milioni di euro il "tesoretto" in arrivo da multe e sanzioni per violazioni al Codice della Strada sul territorio comunale di Pergine (in sostanza dagli autovelox sulla Ss47 della Valsugana). E sui passi dolomitici del Bellunese l'ordine di grandezza è anche maggiore. Chi prende una multa per superamento dei limiti di velocità rilevato con autovelox può fare ricorso, e spesso il ricorso viene accolto. Ma non sempre: infatti la stessa Corte di Cassazione si è espressa più volte in modo differente, tanto per aggiungere confusione alla confusione.
Ma gli sforzi del Ministero per provare a mettere ordine sono tardivi, sterili e forse anche controproducenti: parola di Altvelox, l'associazione nazionale tutela utenti della strada, che da anni si sta facendo promotrice di una battaglia sostanzialmente quotidiana contro l'utilizzo sregolato di questi dispositivi.
E la "morale della favola" è sempre la stessa: "Da ottobre tutti gli autovelox dovranno essere disattivati. Non esiste legge che possa cancellare il Codice della Strada".
"La recente legge 105/2025 - scrive il presidente Gianantonio Sottile -, nel ribadire che i dispositivi di rilevamento devono rispettare i requisiti di collocazione, uso, approvazione e omologazione “previsti a legislazione vigente”, conferma ciò che già stabilisce la norma primaria, ossia l’art. 142, comma 6 del Codice della Strada. Non vi è dunque alcuna deroga né possibilità di mantenere attivi strumenti elettronici privi di omologazione".
"Con la definitiva approvazione in Senato si apre una fase cruciale nella vicenda degli autovelox italiani. L’inserimento del comma 3-bis all’art.5 del decreto obbliga tutte le Amministrazioni e gli enti da cui dipendono gli organi di polizia stradale a comunicare al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti i dati relativi a ogni apparecchiatura di rilevazione della velocità utilizzata. Il legislatore chiarisce che la comunicazione è condizione necessaria ai fini del legittimo utilizzo delle apparecchiature. Ciò significa che, decorsi 60 giorni dall’adozione del decreto attuativo del Mit (previsto entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge), tutti gli autovelox non regolarmente comunicati al Ministero, e privi di omologazione oltre che di approvazione, dovranno essere spenti".
Nonostante questo quadro normativo chiaro e vincolante, numerosi sindaci e prefetti continuano ad autorizzare e utilizzare rilevatori di velocità non conformi, emettendo sanzioni di fatto - secondo Altvelox - in violazione della legge.
"Non si tratta solo di una questione di multe illegittime o di meri cavilli burocratici. È in gioco la certezza del diritto, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e il rispetto dei principi di legalità che devono reggere l’azione amministrativa. Ogni provvedimento sanzionatorio fondato su apparecchiature non conformi è nullo, espone gli enti locali a responsabilità patrimoniali e mina la credibilità dell’intero sistema repressivo in materia di circolazione stradale. Il dovere di un sindaco non è quello di fare cassa con strumenti di dubbia legittimità, ma di garantire la sicurezza della circolazione attraverso mezzi conformi alla legge, trasparenti e verificabili. Al contrario, il Prefetto dovrebbe perseverare nell’utilizzo di autovelox privi di omologazione e approvazione che significa esporre i cittadini a ingiustizie e i Comuni a contenziosi milionari e, non da ultimo, se stessi a procedimenti penali evitabili".
"Se la legge impone di spegnere questi strumenti - conclude Altvelox -, allora essi vanno spenti senza ulteriori deroghe o rinvii. Ogni giorno di ritardo non fa che aumentare le responsabilità e i danni".












