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Trento
28 dicembre | 18:01

''La tanto decantata giustizia telematica? Per ora cresce la carta. Quintali di carta. Risme di deleghe. Montagne di formalità. Benvenuti nel futuro''

L'avvocato roveretano Nicola Canestrini ha pubblicato un'invettiva in tre atti per spiegare come nella Procura di Rovereto cresca la burocrazia invece che aumentare l'efficienza e la promessa rivoluzione digitale ad oggi resta solo una promessa. La realtà è un fiorire di deleghe, firme e carta, tantissima carta. ''Per avere copia di un atto bisogna comunque ancora recarsi fisicamente allo sportello, proprio come nel 1870, ma con più moduli da compilare. Benvenuti nel futuro. Un futuro che sa molto di passato, ma senza la funzionalità che il passato aveva''

ROVERETO. Un'invettiva in tre atti che denuncia il paradosso della burocrazia dei giorni nostri. La digitalizzazione avrebbe dovuto snellire pratiche e procedure, l'online renderle accessibili e di facile visione a tutti, una rivoluzione verde (finalmente non si sarebbero più consumati gli alberi) e capace di abbattere tempi e lungaggini e invece ci ritrova comunque sommersi dalla carta con una escalation di richieste formali ''degne del miglior Kafka''. Ne scrive l'avvocato roveretano Nicola Canestrini dell'omonimo studio che da 155 anni si confronta con il ritmo (lento) della giustizia con base nella Città della Quercia.  

 

Il titolo dell'opera è ''La Metamorfosi Kafkiana della Procura di Rovereto: quando il Formalismo Uccide l'Efficienza - O della progressiva burocratizzazione di ciò che funzionava perfettamente''. ''Per centocinquantacinque anni - 155! - CanestriniLex ha lavorato con la Procura della Repubblica di Rovereto in un clima di reciproca fiducia e funzionalità operativa - spiega l'avvocato -. Accessi agli sportelli, depositi, visione fascicoli, richiesta e consegna copie: anche nei tempi più complicati, tutto fluiva con naturalezza, sorretto da deleghe anche orali, in un sistema che - miracolosamente per i tempi che corrono - funzionava. Zero fogli persi. Zero drammi. Zero scandali. Un secolo e mezzo di storia giuridica senza incidenti di percorso''.

 

Poi qualcosa è cambiato: ''L'Avvento della "Modernità - dice Canestrini - O ciò che qualcuno ritiene tale''. Quindi i tre atti. ''Atto Primo: la delega scritta, "Serve la delega scritta". D'accordo. Nessun problema. Atto Secondo: la delega specifica. "Non va bene la delega scritta generica". Ah. E perché? Quale fonte normativa lo imporrebbe? Sto ancora aspettando una risposta. Il silenzio è assordante. Atto Terzo: l'apoteosi burocratica. "D'ordine della Procuratrice serve la delega scritta specifica ai singoli collaboratori per ogni singolo fascicolo". Ecco. Ci siamo. L'apoteosi del formalismo .. fine a sé stesso''.

 

Quindi il Paradosso della Giustizia "Telematica". ''Mentre assistiamo a questa escalation di richieste formalistiche degne del miglior Kafka - prosegue Canestrini - nel frattempo la giustizia penale telematica non funziona (ma era una sorpresa?), il portale rifiuta sistematicamente le richieste (tecnologia!), le copie non arrivano (ma almeno ci abbiamo provato)''.

 

''Per avere copia di un atto bisogna comunque ancora recarsi fisicamente allo sportello, proprio come nel 1870, ma con più moduli da compilare. Tranquilli però: con la "delega specifica" vivremo in un mondo migliore. E invece è 

il Trionfo della Carta nell'Era del Digitale. Se davvero non ci sono altri problemi da risolvere, e a quanto pare non ce ne sono, faremo anche questa delega. Ci mancherebbe. Una delega per ogni fascicolo. Una firma per ogni pagina. Un timbro per ogni respiro. Una pratica per ogni pratica sulla pratica''.

 

''Il mio sogno, evidentemente utopico, sarebbe una giustizia in cui chi dirige un ufficio giudiziario: non mette mano a ciò che funziona perfettamente e si occupa invece di ciò che manifestamente non funziona. La conclusione è che il Futuro è la Carta - conclude Canestrini -. Per ora, la tanto decantata "giustizia penale telematica" resta confinata nei convegni, nei power point ministeriali, nei comunicati stampa autocelebrativi. Alla Procura della Repubblica di Rovereto, invece, cresce rigogliosa la carta. Quintali di carta. Risme di deleghe. Circolari che si sprecano. Montagne di formalità che nessuna norma impone ma che qualcuno - chissà perché - ritiene indispensabili. Benvenuti nel futuro. Un futuro che sa molto di passato, ma senza la funzionalità che il passato aveva''.

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