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Trento
28 maggio | 06:54

Referendum, garantire più tutele ai lavoratori e dimezzare gli anni per ottenere la cittadinanza: ecco per cosa si vota l'8 e 9 giugno

I 5 referendum abrogativi riguardano i temi che hanno diviso il dibattito politico negli ultimi anni: la riforma del mercato del lavoro e l'accoglienza e l'integrazione dei migranti nel nostro Paese

di MOb

TRENTO. In tutta Italia i prossimi 8 e 9 giugno ogni cittadino è chiamato ad esprimersi su ben 5 quesiti referendari: quattro dei quesiti riguardano il lavoro, e uno la cittadinanza.

 

Si tratta di referendum abrogativi, in cui in sostanza viene proposto di approvare o meno la cancellazione o la modifica di una legge già esistente (o di una sua parte).

 

In ballo ci sono i temi che hanno diviso ove non infiammato il dibattito politico negli ultimi anni, vale a dire da una parte la riforma del mercato del lavoro; dall'altra l'accoglienza e l'integrazione dei migranti nel nostro Paese. 

 

E così anche questo referendum sta assumendo le sembianze di un gioco "di parte e di partiti" tra inviti a non votare, silenzi imbarazzati e provocazioni. Vale la pena ricordare una volta di più che il referendum sarà valido solo se a votare sarà la maggioranza degli aventi diritto di voto, cioè il “50% più uno”, come previsto dall’articolo 75 della costituzione.

 

Raggiungere quella soglia minima, il cosiddetto quorum, sarà reso un po’ più agevole dal fatto che per la prima volta gli elettori “fuori sede” potranno comunque votare anche senza dover tornare nella loro città.

 

TRENTINO: QUANDO E COME SI VOTA.

 

Partiamo dagli elementi più concreti: si potrà votare dalle 7 alle 23 di domenica 8 e dalle 7 alle 15 di lunedì 9 giugno. È necessario presentarsi al seggio con un documento di identità e la tessera elettorale.

 

Il Comune di Trento ha ricordato che se non si è in possesso della tessera elettorale o sono esauriti gli spazi per l'esercizio del voto, si può provvedere richiedendo fin da subito una nuova tessera all’ufficio Elettorale in piazza Fiera 17, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 12 e giovedì pomeriggio dalle 13 alle 16, senza appuntamento.

 

Si può anche scaricare in autonomia, dal 29 maggio, il proprio attestato di voto dal sito del Comune di Trento. Oppure si può richiedere il rilascio dell’attestato elettorale in uno degli uffici delle nove Circoscrizioni suburbane, ma solo la domenica 8 giugno dalle 7 alle  13.

 

I 5 QUESITI

 

Come detto, ci si esprime in risposta a 5 quesiti, espressi con altrettante schede colorate

 

1. Stop ai licenziamenti illegittimi

Il primo dei quattro referendum sul lavoro (scheda verde) chiede l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act.

 

Nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono rientrare nel loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo.

 

Sono oltre 3 milioni e mezzo ad oggi e aumenteranno nei prossimi anni le lavoratrici e i lavoratori penalizzati da una legge che impedisce il reintegro anche nel caso in cui il giudice dichiari ingiusta e infondata l’interruzione del rapporto.

 

2. Più tutele per le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese

Il secondo quesito referendario riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese.

 

In quelle con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto.

 

Questa è una condizione che tiene i dipendenti delle piccole imprese (circa 3 milioni e 700 mila) in uno stato di forte soggezione. L'obiettivo è quello di innalzare le tutele di chi lavora, cancellando il limite massimo di sei mensilità all’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato affinché sia il giudice a determinare il giusto risarcimento senza alcun limite.

 

3. Riduzione del lavoro precario

Il terzo referendum punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine per ridurre il precariato.

 

In Italia circa 2 milioni e 300 mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo.

 

L'obiettivo di chi voterà "sì" è quello di rendere il lavoro più stabile, andando nella direzione del ripristino dell’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato.

 

4. Più sicurezza sul lavoro

Il quarto quesito si occupa di salute e sicurezza sul lavoro. Arrivano fino a mezzo milione, in Italia, le denunce annuali di infortunio sul lavoro.

 

Quasi 1.000 i morti, dato che significa che in Italia ogni giorno tre lavoratrici o lavoratori muoiono sul lavoro.

 

Vota sì chi vuole modificare le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante e cambiare le leggi che al momento favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche.

 

Abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente significa, secondo i promotori del referendum, garantire maggiore sicurezza sul lavoro.

 

5. Più integrazione con la cittadinanza italiana

Infine il quinto referendum abrogativo propone di dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana, ripristinando un requisito introdotto nel 1865 e rimasto invariato fino al 1992.

 

Nel dettaglio si va a modificare l’articolo 9 della legge n. 91/1992 con cui si è innalzato il termine di soggiorno legale ininterrotto in Italia ai fini della presentazione della domanda di concessione della cittadinanza da parte dei maggiorenni.

 

Il referendum sulla Cittadinanza Italiana non va a modificare gli altri requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza quali: la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, l’incensuratezza penale, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica.

 

Questa modifica rappresenterebbe una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500 mila cittadine e cittadini di origine straniera che in Italia nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano.

 

L'auspicio dei promotori è quello di allineare l’Italia ai maggiori Paesi Europei, che secondo i sostenitori di questa modifica hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.

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