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Trento
16 dicembre | 21:12

"Soddisfazione e orgoglio, il canto popolare ha costituito una parte dell’immaginario collettivo della montagna", il bollino del Cai celebra i 100 anni della coralità alpina

Con questo omaggio il Cai, presieduto da Antonio Montani pone al centro dell’immagine che accompagnerà il 2026 il canto popolare alpino nato alla Sosat 100 anni fa. Il bollino andrà sulle tessere dei circa 360 mila soci, distribuiti in 521 sezioni e 308 sottosezioni su tutto il territorio nazionale

TRENTO. Il Club alpino italiano ha omaggiato il centenario della coralità alpina con il bollino Cai del 2026. Un riconoscimento importante che riporta sulle tessere dei soci l’immagine degli stemmi dei Cori della Sosat e della Sat. 

 

Con questo omaggio il Cai, presieduto da Antonio Montani pone al centro dell’immagine che accompagnerà il 2026 il canto popolare alpino nato alla Sosat 100 anni fa. Il bollino andrà sulle tessere dei circa 360 mila socidistribuiti in 521 sezioni e 308 sottosezioni su tutto il territorio nazionale. Il Cai ha un gruppo di lavoro per coordinare il grande patrimonio dei suoi 71 Gruppi corali, distribuiti in diciassette regioni, con più di duemila coristi iscritti e capaci di organizzare un migliaio di eventi all’anno.

 

Il Centro della coralità alpina, guidato da Gianluigi Montresor, che nel 2025 ha celebrato i dieci anni dalla fondazione nacque per iniziativa di Gabriele Bianchi, scomparso nel 2020, e presidente del Cai dal 1998 al 2004, dopo aver fatto parte del consiglio centrale e aver ricoperto il ruolo di vicepresidente dal 1991 al 1997.

 

Bianchi ha retto il Cai con impegno, lungimiranza, saggezza, pragmatismo ed una straordinaria capacità organizzativa, lasciando una traccia indimenticabile della sua presidenza e dando vita a numerosi progetti fra i quali quello dell’università della montagna.

 

"E’ motivo di soddisfazione e di orgoglio vedere come il Cai abbia tenuto in così grande considerazione questa ricorrenza centenaria. Il canto popolare ha costituito una parte non secondaria nella costruzione dell’immaginario collettivo della montagna: e il riconoscimento del ruolo giocato dal Trentino, dove questa avventura canora ha avuto origine, costituisce un ritorno di immagine per tutto il nostro movimento corale che va al di là della semplice ricorrenza celebrativa" ha dichiarato Andrea Zanotti presidente del Coro della Sosat.

 

La storia della coralità alpina ha una storia con radici profonde: nel 1926, Nino Peterlongo fondò il primo coro di montagna, il Coro della Sosat, all’interno della Sezione operaia della Sat, nata solo pochi anni prima, nel gennaio del 1921. L’obiettivo era quello di portare la classe operaia di allora sulle vette, dove l’alpinismo era era praticato da benestanti, soprattutto tedeschi, inglesi che esploravano, aiutati da cacciatori e pastori locali nelle “conquiste” delle ignote terre alte e delle vette.

Erano gli anni del dopoguerra, un periodo in cui il Trentino cercava di ritrovare la normalità dopo i drammi del primo conflitto mondiale. In questo scenario, Nino Peterlongo, organizzatore carismatico e visionario, fondò così la Sosat e poi diede, coinvolgendo bravi musicisti, a quei frequentatori della montagna, una colonna sonora.

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