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Trento
26 ottobre | 21:34

Una "nomad family" da 9 anni viaggia il mondo in van: la storia di Katia Smiraglia e "famwithoutplan": "Tanti pregiudizi ma i miei figli sono liberi e socializzano di più"

Da nove anni a bordo di un van, la storia di Katia Smiraglia e di Alessandro Perego con i tre figli alla scoperta del mondo. La prima esperienza con l'Overseas negli Stati Uniti e un autostop nella Baja California, da lì la scelta di intraprendere una vita perennemente in viaggio

di Giorgia De Santis

TRENTO. Un van camperizzato, una coppia di innamorati e tre figli alla scoperta del mondo: Katia Smiraglia, è nata a cresciuta a Milano, ma il suo spirito libero le fa sentire la vita di città molto stretta.

 

Fin da giovane, a 16 anni decide di fare un Overseas (un programma simile all'Erasmusnegli Stati Uniti, dove ha deciso di terminare i suoi studi. Compiuti i 17 con un tappetino da yoga e un semplicissimo zaino, compie il suo viaggio più grande e folle in autostop, percorrendo tutta la Baja California, all’insegna dell’avventura che le ha fatto scoprire la vita che ha sempre voluto fare.

 

Dopo una tappa in India per studiare all’Accademia Ayurvedica di Dehli, riparte in viaggio in direzione Timor Est, ma lo scoppio della guerra civile la costringe a scappare in direzione Australia, dove trova la sua “casa” per cinque anni, e dove nasce il suo primo figlio, Leonardo. A bordo di un mini van si trasferisce nella foresta di Kuranda, nel Queensland per due anni, ma i problemi con il visto la costringono a rientrare in Italia.

 

Qui incontra Alessandro Perego, che abbraccia il suo stile di vita “avventuriero” e intraprendono una vita perennemente in viaggio. Ora Katia condivide i suoi viaggi con la sua “nomad family” sulla sua pagina Instagram “famwithoutplan” seguita da più di 32mila follower, raccontando da ormai nove anni la loro vita lenta, piena d’amore ma soprattutto libera, esplorando il mondo a bordo di un van.  

 

Come ha conosciuto Alessandro?

Una volta tornata a casa, ho fatto molta fatica prima di tutto ad ambientarmi, e poi a gestire Leonardo. L’unico posto dove riuscivo a gestire mio figlio era la piscina di Cernusco sul Naviglio, ed è stato proprio lì che ho conosciuto Alessandro, che ai tempi era il responsabile della parte acqua della piscina. Il nostro è stato proprio quello che viene definito colpo di fulmine: abbiamo fatto le cose molto di fretta, e lui è passato dall’essere un ragazzo single di 27 anni ad avere a tutti gli effetti una famiglia, convivendo con realtà completamente diverse. Lui era una persona molto radicata, voleva comprare casa, aveva un lavoro fisso, le sue uscite la domenica con gli amici, e non aveva viaggiato tantissimo se non in Spagna forse un paio di volte.

 

Ho provato a vivere la sua vita per capire se mi potesse piacere, ma dopo un anno si è accorto che io non stavo bene in quel modo. Così, senza preavviso, un giorno è tornato a casa dicendomi di fare quello che ho sempre fatto io, ossia viaggiare, proponendomi quindi di partire. Nel giro di sei mesi ha lasciato il lavoro, venduto tutto e abbiamo comprato un 4x4 partendo senza una meta precisa verso la Spagna, passando per Francia, Portogallo, Canarie fino al Marocco, solamente con il nostro 4x4, una tenda, io, lui, Leonardo e Romeo. Abbiamo parcheggiato le ruote per un po' di mesi e siamo ripartiti per il Sud est asiatico, passando per Thailandia, Vietnam, Laos, Myanmar e Indonesia.

 

Tornati in Italia abbiamo preso cambiato il nostro mezzo, con un Volkswagen t3 girando Est e Nord Europa. Dopo questo viaggio siamo passati ad un camper, un Ducato del 90 dove siamo arrivati oltre Capo Nord, dove abbiamo visto l’aurora boreale, tornando poi in Europa dove abbiamo deciso di percorrere la strada via terra verso l’Asia. Ai confini con la Siria, stavamo aspettando un visto particolare per poter entrare nel paese, ma mi è stato negato a causa del mio passaporto pieno di timbri, costringendoci a tornare indietro, ma è stato proprio in quei giorni che abbiamo scoperto di aspettare il mio terzo figlio. Così abbiamo venduto il nostro camper per comprare un van, un ex pullmino nove posti che noi abbiamo camperizzato per adattarlo alla nostra famiglia numerosa. Zenith è nato in Toscana, dove passiamo almeno una volta all’anno perché lo consideriamo un po' il nostro posto del cuore.  

 

Dopo la nascita del terzo figlio verso quale destinazione siete ripartiti?

Siamo ripartiti verso il Nord Africa, per tornare poi in Spagna e in Francia dove abbiamo avuto un enorme problema: il motore del nostro furgone si è rotto mentre stavamo viaggiando, costringendoci a stare senza per almeno sei mesi. Siamo tornati a Cernusco, da mia madre e facevamo avanti e indietro con il confine francese per controllare i lavori del furgone, ma quando la situazione è tracollata, una ragazza che ci seguiva ci ha offerto la sua casa inutilizzata in Valle d’Aosta dove siamo rimasti un mese e mezzo, ma il nostro desiderio di una vita on the road ci ha portato a riprendere a viaggiare per altri due mesi con una piccola Panda e una tenda da campeggio.

 

Come riuscite a permettervi una vita sempre in viaggio?

In realtà è una scelta che è davvero ben poco elitaria. Purtroppo i social hanno amplificato terribilmente la concezione e la percezione di tante persone. In realtà fare questo stile di vita non richiede tanti soldi quanto si pensa effettivamente. Noi abbiamo iniziato a lavorare a stagione, in particolar modo io sceglievo il paese dove volevo passare del tempo e cercavo un lavoro in quel posto e mettevo i miei soldi da parte.

 

Le stagioni all’estero sono nettamente pagate di più e spesso sono compresi anche vitto e alloggio per questo non si hanno spese, permettendoti quindi di mettere via una discreta cifra che poi investivo per viaggiare. Alessandro ha fatto la stessa cosa, mettendo soldi da parte per poter viaggiare in tempi sempre più lunghi. Oltre a questo abbiamo fatto tantissimo woofing e work away, bisogna sapersi adattare, ma questo ti permette di viaggiare a costo zero, perché escludendo il costo degli spostamenti, queste modalità ti permettono di viaggiare per il mondo senza spendere quasi nulla.

 

Con la vostra vita sempre “on the road” in che modo vengono educati i vostri figli dal punto di vista scolastico?

Loro fanno istruzione parentale, ma purtroppo questo mondo è ben poco conosciuto in Italia. Quando cerco di spiegare nel senso pratico cosa significa, non posso generalizzare e tengo sempre a precisare che non tutte le realtà sono uguali, ma parlo unicamente della nostra. I nostri figli studiano da “casa” ma io e Alessandro non ci sostituiamo agli insegnanti, osservazione che ci viene fatta spesso, ma ciò non toglie che quando loro dimostrano un interesse per materie o attività che noi non conosciamo, li indirizziamo e cerchiamo di trovare figure che possano aiutare a seguirli, ma che non necessariamente sono professori, possono essere semplicemente persone che hanno quella determinata passione che possano trasmetterla nel modo giusto. L’istruzione la lasciamo libera per la maggior parte dell’anno, non seguiamo il programma scolastico, anche se ce ne sono tanti come loro che invece seguono il programma.

 

Questo non toglie che li prepariamo al meglio e li seguiamo per quanto riguarda la parte nozionistica in preparazione all’esame in una scuola pubblica che i ragazzi devono fare per certificare le competenze acquisite. In questo modo avranno la possibilità di entrare nel sistema scolastico, nel momento in cui vorranno farlo e dove vorranno farlo.

 

Dal punto di vista della socialità e dell’amicizia, come la gestiscono i vostri figli?

A me fa sempre molto sorridere questa domanda, perché trovo estremamente riduttivo associare la socialità esclusivamente alla scuola, in realtà la parte della socialità è quella più semplice in assoluto. Per un po' di mesi, ogni anno, restiamo fermi per un po', sempre nello stesso posto, dove i miei figli hanno alcune delle amicizie più strette e più vecchie. Ci sono tantissime famiglie che fanno la vita che facciamo noi, ma pochissime italiane, infatti non ne abbiamo mai incontrate, ma non è una realtà così strana all’estero. Loro a tutti gli effetti passano le giornate intere insieme agli altri ragazzi del posto, quindi, se si vuole fare un paragone, passano molto più tempo rispetto ad un bambino che ha i tempi più stretti tra compiti e impegni. Loro sono più liberi e con tempi più dilatati, dove possono passarlo in totale autonomia, perché il posto in cui stiamo ci permette di lasciarli liberi senza la supervisione adulta, visto che è una piccola comunità fatta di tante nazionalità diverse, tante lingue diverse e tantissime fasce d’età.

 

 

Com’è nata la vostra pagina Instagram?

In realtà è nata come pagina personale, Alessandro mi ha spinta a condividere la mia vita, anche se io non ho mai voluto farlo. A dire la verità quando l’ho conosciuto non avevo nemmeno un cellulare, ho preso poi il telefono in quell’occasione. La mia è stata una scelta, ho visto tanti posti cambiare radicalmente con l’avvento dei social network, che hanno portato ad un certo tipo di turismo che ha rovinato alcuni di questi posti. Avevo un rifiuto da quello che è la condivisione di luoghi ancora poco contaminati, e l’ho portato avanti per molto tempo, quindi non ho condiviso nulla della mia vita passata fino al giorno in cui il mio compagno mi ha detto che mi stavo sbagliando e che avrei potuto provare a condividere effettivamente qualcosa di più. Quindi è nata come pagina personale e poi si è trasformata in quello che è oggi, anche se condivido poco i luoghi dove ci spostiamo, preferisco focalizzarmi sullo storytelling.

 

Qual è una vostra giornata tipo?

Dipende, cambia in base al luogo in cui siamo. Tendenzialmente non abbiamo una sveglia, ci alziamo quando sorge il sole. La mattina normalmente la dedichiamo alle attività scolastiche, Alessandro si occupa delle pulizie giornaliere mentre io di quelle più grosse, mentre il pomeriggio resta libero per fare le attività che vogliamo che possono essere fatte insieme a noi o con i loro amici, ma è difficile avere una routine perché dipende molto da dove siamo. Ad esempio le giornate tipo di quando eravamo in Svezia, dove faceva buio già alle due del pomeriggio, non erano le stesse di quelle alle Canarie dove faceva buio quasi alle nove di sera.

 

Com’è organizzato il vostro van per una famiglia così numerosa?

I nostri letti sono un grande letto a castello, il nostro letto matrimoniale è sopraelevato, sopra al nostro c’è quello del figlio più piccolo, sotto quello dei bimbi più grandi. Davanti abbiamo mantenuto i 4 sedili de pullmino, due nel senso di marcia e due al contrario dove all’evenienza tiriamo fuori un tavolino che usiamo per mangiare e per permettere ai bimbi di fare i compiti. Infine abbiamo la cucina con i fornelli, una dispensa e un frigorifero, e nell’angolo c’è un bagno che in realtà è solamente il wc perché la doccia è solamente esterna.

 

Avete mai ricevuto commenti negativi sul vostro stile di vita?

Si tantissimi e giornalmente, sono quelli che vanno per la maggiore. Inizialmente tentavo di argomentare con loro, spiegando a tutti gli effetti il nostro stile di vita. Da un paio di anni ho deciso di smettere, a meno che le domande non vengano poste in maniera curiosa e poco giudicante. Posso comprendere che ci sia del pregiudizio perché non è una scelta comune, ma tra porre le domande in modo curioso e la maleducazione c’è una grande differenza, per questo ho smesso di argomentare. Io credo molto nel confronto e non sono mi sono mai chiusa a questo, anzi, vorrei confrontarmi con chi non ha un pregiudizio ma che porta delle vere argomentazioni, anche se è difficile trovare qualcuno che voglia la stessa cosa.

 

Avete già pensato al prossimo viaggio?

Attualmente siamo in Spagna, ci fermeremo per qualche tempo perché ci troviamo nel punto dove passiamo sempre qualche mese l’anno. Per i prossimi viaggi abbiamo qualche idea ma non abbiamo ancora deciso come muoverci, penso che valuteremo tra un po' di tempo, per il momento di cercheremo di goderci questa sosta.

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