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Belluno
10 giugno | 18:00

“Un’azienda nata ai piedi delle Dolomiti deve lasciare in eredità un ambiente sano”: dalle materie prime a "Belluno Can-Be", l’impegno di Unifarco per la sostenibilità

Tra le aziende protagoniste del percorso che la provincia di Belluno sta facendo in tema di neutralità carbonica c’è Unifarco, che ha chiuso il 2024 con +10,5% di fatturato. Ma il primo impegno è per la sostenibilità: abbiamo incontrato Emanuele Prest, Sustainability manager dell’azienda, per parlare dell’Alleanza territoriale Can-Be, dell’impegno per il territorio e di come i crediti di carbonio siano una, l’ultima, delle componenti della sostenibilità 

SANTA GIUSTINA. Tra le aziende protagoniste del percorso che la provincia di Belluno sta facendo in tema di neutralità carbonica c’è Unifarco, nata nel 1982 come “Dolomiti cosmesi” e divenuta Unifarco Srl nel 1994.

 

Lo scorso anno il gruppo ha registrato un fatturato consolidato di 182,9 milioni di euro, con una crescita del 10,5% rispetto al 2023, ma il primo requisito della sua azione rimane la sostenibilità. “Nel 2021 siamo diventati Società benefit, inserendo nello statuto tre finalità di beneficio comune (salute e benessere, sviluppo di soluzioni di prodotto a basso impatto ambientale e promozione della sostenibilità in ogni sua forma): la sostenibilità è quindi radicata nel dna dell’azienda” afferma a Il Dolomiti Emanuele Prest, Sustainability manager di Unifarco, che abbiamo incontrato dopo la presentazione dei risultati del progetto CaN-Be (Carbon neutral Belluno).

 

Nel 2024 Unifarco ha ridotto del 8,4% l’intensità delle emissioni di gas serra e del 3,6% l’intensità dei consumi energetici, oltre il 90% delle materie prime sono state monitorate per il loro impatto ambientale, è aumentato dell’85% il ricorso a plastica riciclata e del 25% a carta riciclata. L’80% dei rifiuti non pericolosi è inoltre avviato a recupero, mentre solo il 4,5% del totale è destinato alla discarica, mentre sul piano idrico, l’intensità del consumo è stata ridotta del 6%, con un risparmio di 5.600 m³. Secondo una recente analisi condotta dall’azienda con oltre 300 farmacie clienti, la percezione dell’impegno di Unifarco in ambito ESG è risultata molto positiva, in particolare su formazione, parità di genere, scelta delle materie prime, gestione dei fornitori e tutela della biodiversità.

 

Dal 2023 l’azienda è partner dell’Alleanza territoriale Belluno carbon neutral, che vede pubblico e privato uniti per monitorare le emissioni di CO2 e incoraggiare l’adozione di politiche per la loro riduzione. Perché un ente privato aderisce a un modello territoriale di partnership?

 

“Punto di partenza per Unifarco è l’essere un’azienda radicata nel territorio: partecipiamo a tanti progetti territoriali e ogni anno ci impegnamo a erogare il 5 per mille del fatturato in progetti a sostegno della comunità, anche fuori provincia. Quello che manca è la possibilità di intervenire sul territorio con un progetto strutturato e co-partecipato da altre aziende: l’Alleanza è uno strumento di investimento diretto, che coinvolge anche gli enti pubblici. Obiettivo principale è infatti mettere attorno a un tavolo i rappresentanti di enti pubblici e privati per sviluppare azioni di sostenibilità e convogliare fondi e risorse per ridurre le emissioni di gas serra. Si potranno condividere idee e risorse e uno dei risvolti positivi per le aziende è la creazione di una rete per scambiare buone pratiche. Inoltre ci sono la divulgazione, quindi coinvolgere la cittadinanza e gli studenti, e l’opportunità di essere riconosciuti come marchio alleanza territoriale, dando ad aziende ed enti la possibilità di avere il certificato di ente attivo per la sostenibilità”.

 

Ci può fornire un esempio di buona pratica, in particolare sul territorio?

 

“Quando nasci ai piedi delle Dolomiti, come azienda non puoi non pensare al lasciare in eredità un ambiente il più possibile sano e per farlo devi partire dalle materie prime. Abbiamo perciò creato un software interno, che si chiama  “formulazione in eco design”, con il quale, a parità di performance, scegliamo sempre la materia prima che impatta meno. I produttori condividono con noi i dati sulla sostenibilità dei loro processi di approvvigionamento e produzione e il nostro software classifica la miscela di ingredienti in grado di garantire il minor impatto a parità di efficacia cosmetica. Tutti gli indicatori ambientali sono certificati da un’azienda terza, Ambiente Italia. Inoltre, i nostri ricercatori studiano come estrarre le materie prime da ingredienti naturali del territorio per recuperare gli scarti di produzione delle aziende. Ad esempio, l’estratto di larice, che compone il brevetto Laricixina, proviene dagli scarti di produzione di fibre del legno di aziende locali, mentre per lo zafferano utilizziamo i petali, anziché il pistillo, anche qui con un accordo con un’azienda bellunese. Accordi che prevedono poi che i ricercatori comunichino direttamente con i coltivatori, così da seguire i prodotti sin dalle fasi iniziali". 

 

Sul fronte ambientale ci sono infine i crediti di carbonio, sui quali Belluno vuole puntare e che potrebbero valere 10 milioni di euro l’anno. Come evitare che diventino un mezzo per fare greenwashing?

 

“Quello dei crediti di carbonio è ragionamento postumo, non è tra le finalità principali dell’Alleanza territoriale né è quello che viene cercato dalle aziende partecipanti: è più un'opportunità per il territorio che per queste ultime. Detto ciò, anche Unifarco vi fa ricorso ma non si tratta semplicemente di compensare le emissioni. Bisogna infatti premettere che il sistema di acquisto dei crediti di carbonio è certificato: sono cioè aziende terze intermediarie a selezionare progetti certificati e proporli per la compravendita. Unifarco acquista crediti VCS (verified carbon standard) per compensare le emissioni di alcuni prodotti della linea Dolomia appoggiandosi a Rete Clima. Abbiamo due progetti attivi: uno in Brasile per la conservazione e piantumazione di un’area boschiva della foresta amazzonica, e uno in India, che riguarda una centrale idroelettrica e la produzione di energia rinnovabile. Inoltre, abbiamo collaborato con l’Epd system (environmental product declaration), un sistema internazionale di certificazione dell’impronta ecologica dei prodotti, per sviluppare le linee guida per misurare l'impatto ambientale di prodotti cosmetici. Siamo quindi la prima, e attualmente unica, azienda cosmetica che misura questo indicatore per i propri prodotti, in particolare Dolomia".

 

"Di fatto è questa certificazione a supportare l'acquisto dei crediti di carbonio: per poter compensare le emissioni, infatti, bisogna anzitutto certificare il proprio impatto ambientale e ridurlo il più possibile e solo poi si può compensare, come ultimo passaggio. Un po’ per evitare il rischio di immagine e un po’ per l’evolversi della regolamentazione, le pratiche di greenwashing su questo fronte saranno quindi sempre più difficili proprio grazie a questi sistemi di certificazione - come quella fornita alla provincia nell’ambito del progetto Can-Be”.

 

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