"C'è un problema genetico, la conferma dai dati", il veterinario De Guelmi sulla "salute" degli orsi: "E' una situazione da affrontare e ci sarebbero alcune soluzioni"
Nel report grandi carnivori pubblicato dalla Provincia si parla anche dell'inbreeding e della variabilità genetica degli orsi in Trentino. Le valutazioni di Alessandro De Guelmi, veterinario per anni responsabile del benessere e dell'anestesia degli orsi durante le fasi di cattura in Trentino per la Provincia

TRENTO. "C'è un problema genetico e anche se i dati appaiono ancora confortanti il tema va affrontato". A dirlo a il Dolomiti è Alessandro De Guelmi, veterinario per anni responsabile del benessere e dell'anestesia degli orsi durante le fasi di cattura in Trentino per la Provincia. "Se si vuole realmente puntare sulla coesistenza, si deve lavorare sulla prevenzione e in prospettiva".
E la strada per mantenere la "salute" dei plantigradi sono poche e praticamente coincidenti nel risultato: introdurre nuovi esemplari alla rimozione di un orso considerato problematico o troppo confidente oppure creare dei collegamenti faunistici con la Slovenia per aumentare gli spostamenti e i contatti.
Nel report grandi carnivori l'Unità di ricerca di genetica di conservazione della Fondazione Edmund Mach fotografa la situazione sulla salute della popolazione degli orsi in Trentino per quanto riguarda l'anno scorso. Un'analisi che si è conclusa per garantire l’aggiornamento del database nazionale dei genotipi degli individui, utile per la stima del numero di esemplari e per eventuali indagini forensi.
Sulla base degli orsi presenti e vivi durante il 2025, la Fondazione Mach evidenzia che è stato possibile calcolare alcuni indici di variabilità genetica (eterozigosità attesa, ricchezza allelica e indice di inbreeding).
Questi parametri contribuiscono alla conoscenza dello stato di salute della popolazione di orso. Per esempio, l’isolamento della popolazione e l’incrocio tra consanguinei sono fattori che hanno portato a una diminuzione della variabilità genetica nei primi anni successivi alla reintroduzione seguita da un rallentamento del trend di decrescita.
Quindi, "l’andamento di tutti questi parametri - si legge nel report - viene costantemente monitorato per contribuire con supporto scientifico alle decisioni gestionali. Anche per l’anno 2025 i valori presentano una leggera diminuzione rispetto a quelli registrati nell’ultimo quinquennio (eterozigosità attesa anno 2025: 0.646; ricchezza allelica anno 2025: 3.76)".
L’indice di inbreeding "segue la tendenza attesa, cioè quello di un progressivo aumento (- 0.044) presentando tuttavia un valore non critico".
E il tema dell'inbreeding è tra quelli che più preoccupa il veterinario trentino.
"I dati sono piuttosto in linea con le aspettative, cioè negativi ma in senso ancora confortante. Tuttavia questo andamento non può essere considerato rassicurante", evidenzia De Guelmi. "Il punto è che questo trend può essere paragonato a quello della crisi climatica: c'è una certa gradualità e per questo si dovrebbe prevenire e anticipare i processi per salvaguardare la popolazione di orsi e così evitare che la specie possa collassare. Anche perché non si può escludere che la situazione possa precipitare in pochi decenni come successo per la lince in Slovenia, ma anche proprio ai plantigradi nel '900 in Trentino".
Dal 2008 a oggi sono passati quasi 20 anni, la popolazione di orsi trentina è cresciuta di numero e, soprattutto, non ci sono stati contatti con altre popolazioni.
"La conseguenza è che la popolazione si riproduce in consanguineità, i casi di rapporti stretti (incesto) sono diventati la normalità, l’inbreeding genetico è consolidato, come pure la continua perdita del valore di eterozigosi. Magari in modo ancora contenuto ma il quadro è chiaro".
L'inbreeding sostanzialmente va a indebolire la specie e la popolazione di orsi inevitabilmente subisce "una perdita di salute" e questo nel periodo più o meno lungo comporta un rischio in termini di conservazione che va a essere compromessa. "Se l'obiettivo è la coesistenza - aggiunge De Guelmi - allora la prevenzione è in questo senso fondamentale".
Come? "Favorire un corridoio con la popolazione di orsi della Slovenia ma è sempre più difficile perché ci sono barriere, in particolare antropiche da superare", dice De Guelmi. "Un'alternativa è di 'sostituire' quegli esemplari che vengono abbattuti perché problematici o pericolosi con un altro portato da altre zone per mantenere una variabilità genetica il più possibile varia".
Re-introduzioni non semplici, soprattutto in questo periodo storico di forte tensione. "Il mio è un parere puramente tecnico, poi le decisioni sono naturalmente in capo alla politica. A ogni modo se non si interviene, la conservazione della specie è segnata in senso negativo", conclude De Guelmi.












