In 35 metri quadrati oltre 600 reperti che raccontano le streghe e il patrimonio magico della Val di Sole, il fondatore del museo: ''Tutto è cominciato con mia nonna''
Il percorso espositivo racconta la figura della strega da una prospettiva popolare, riflettendo le rappresentazioni dell’immaginario arcaico. Usanze, tradizioni, miti che per secoli si sono tramandati oralmente ma che negli ultimi 30 anni hanno rischiato di perdersi. Vittorio Pirri ha deciso di creare un luogo dove conservare questo patrimonio

PEIO. Con una superficie di soli 35 metri quadrati, si attesta come il secondo museo più piccolo del Trentino, ma al suo interno custodisce una ricca e preziosa collezione di oltre 600 reperti provenienti dalla Val di Sole e da differenti tradizioni di tutto il mondo. Stiamo parlando del Museo Etnografico della Magia e Stregoneria Popolare di Peio, nato nel 2019 da un progetto avviato dal ricercatore Vittorio Pirri, per conservare gli ultimi echi di un affascinante e fragile patrimonio culturale.
I lavori per la ristrutturazione della struttura, una vecchia stalla in quel di Peio, iniziano nel 2014 e nel 2019 viene inaugurato il museo, nato da un’esigenza territoriale importante: attraverso un attento processo di ricerca archeo-etnografica, il museo raccoglie e valorizza le tracce lasciate dalla magia e dalla stregoneria popolare della valle, garantendone la tutela prima che la memoria orale si dissolva del tutto. “C’è una base archeologica da cui sono partito, però diciamo che mi sono avvicinato anche per la nonna che quando ero bambino faceva dei piccoli rituali che ai miei occhi apparivano come fossero dei giochi ma che poi ho voluto riscoprire spinto dalla curiosità che mi aveva trasmesso” rivela, in un’intervista, il fondatore Vittorio Pirri. Un legame intimo e famigliare che rispecchia una realtà collettiva: la fine degli anni '90 ha infatti segnato per la Val di Peio il momento storico in cui si è spenta la memoria diretta vivente di queste ultime pratiche tradizionali, rendendo, per Vittorio, urgente la nascita del museo per evitare che un patrimonio secolare andasse perduto per sempre.
L'iconografia della strega
Il museo è il settimo in Europa di natura archeo-etnografica ed etnologica ed il suo suggestivo percorso espositivo racconta la figura della strega da una prospettiva antropologica e culturale. Nelle opere esposte, la strega viene comunemente ritratta con elementi simbolici precisi: occhi globulari, capaci di penetrare l'oscurità della notte e il regno dei defunti; naso pronunciato, allegoria di grande fiuto e intuito spirituale; aspetto anziano e rugoso, in cui la vecchiaia è sinonimo di profonda sapienza e conoscenza dei segreti della natura; e abito nero, immancabile nella tradizione, rappresenta un lutto perenne: la strega è, infatti, un essere a cavallo tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Oggetti rituali, il cinema e i simboli del magico
La mostra accompagna i visitatori in un interessante viaggio tra oggetti simbolici e antiche credenze, mettendo in luce continuità inaspettate anche con la cultura di massa e la cinematografia moderna. Tra i reperti più curiosi figurano manufatti interpretati come veri e propri horcrux: oggetti rituali nei quali la tradizione riteneva venisse custodita una porzione dell'anima o dello spirito di streghe e stregoni, un concetto poi reso celebre su scala globale dalla saga di Harry Potter.
Anche il cinema di genere contemporaneo affonda le radici in questo folklore: nel film The Witch, la figura della strega è legata alla metamorfosi in lepre. Lontano dagli stereotipi moderni, nella cultura contadina la lepre era una creatura profondamente simbolica, associata alla fertilità e al risveglio primaverile della natura, evidenzia Vittorio. All'interno del museo, diverse opere e testimonianze rievocano proprio questa ancestrale sovrapposizione tra l'animale e la strega.
Un’ampia sezione del percorso è inoltre dedicata al fenomeno delle pareidolie: forme naturali che la sensibilità contadina interpretava in modo letterale, alimentando la convinzione che la strega potesse sdoppiarsi dal proprio corpo fisico per vagare nei boschi sotto forma di ombra.
Il progetto intende scardinare i pregiudizi storici: ciò che la società moderna etichetta come "stregoneria", per le popolazioni locali rappresentava la quotidianità. Si trattava di sistemi di sopravvivenza ancestrale, ed è per questo che il fenomeno presenta tratti universali e globali. Come spiega Pirri, alla domanda se queste figure fossero "cattive", la risposta risiede nel loro legame con gli elementi: “Erano senza morale, perché la Natura non ha morale e loro erano la Natura”.
La notte di Halloween: cosa insegna la tradizione
All'interno del museo, le usanze vengono spogliate dai cliché commerciali per restituire il loro originale valore storico e antropologico. Halloween significa "notte dei Santi", ma affonda le radici nella festività celtica di Samhain (o Samonios), simbolo del passaggio dall'estate all'inverno. Vittorio spiega come, in questo momento di soglia in cui si credeva che il mondo dei vivi e quello dei morti potessero comunicare, nascesse anche la tradizione del travestimento: una pratica animista concepita come rituale di protezione per permettere ai più piccoli, considerati più vicini alla dimensione spirituale, di mimetizzarsi tra i due mondi. A testimoniare questa antica tradizione sono diversi reperti presenti nell'esposizione.
Gestione e informazioni utili
Il museo è un’Associazione Culturale no-profit che si dedica alla tutela della memoria e delle tradizioni della Val di Peio. La visita al museo è a pagamento e necessita di una prenotazione anticipata di almeno due giorni. L'esposizione registra il 100% di recensioni positive da parte dei visitatori, conquistati dalla profondità del messaggio culturale. L’invito per tutti è quello di “liberarsi dai pregiudizi e calarsi nei panni dei vinti: quelle donne che furono etichettate come streghe e delle cui usanze e credenze rimangono ancora profonde tracce sul territorio".













