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Belluno
10 febbraio | 23:04

Un podcast dà voce ai ricordi: “Nevica!” racconta la neve e le slitte tra sport, lavoro e aneddoti del passato. L’intervista all’autore Paolo Maoret

Dopo aver visitato la mostra sulla storia della slitta al Museo Etnografico di Cesiomaggiore, Il Dolomiti ha intervistato Paolo Maoret, podcaster che ha collaborato con Isoipse per tradurre quel racconto nella forma del podcast. Ci racconta non solo gli aneddoti sulla neve, ma anche come il podcast diventa strumento per rendere la cultura un patrimonio collettivo

CESIOMAGGIORE. “Il nostro obiettivo è stimolare l’immaginazione: facciamo podcast nel formato di documentari immersivi in cui il suono ricostruisce le ambientazioni. Ad esempio inseriamo anche le 'registrazioni rubate’: accanto alle interviste, non mancano cioè i momenti in cui si incontrano le persone e si entra in casa loro, con i rumori della quotidianità che aiutano chi ascolta a immaginare e vivere il contesto”.

 

L’impressione ascoltando “Nevica! Memorie di slitte sulle Dolomiti” è proprio questa: sembra di accompagnare l’autore e podcaster Paolo Maoret nelle case dei bellunesi mentre raccontano i loro ricordi della e sulla neve e, con essa, la vita che la accompagnava. Perciò, dopo aver visitato la mostra sulla slitta presso il Museo Etnografico di Cesiomaggiore (qui i dettagli), Il Dolomiti ha incontrato Maoret, che ha scritto e narrato il podcast con le musiche di Marco Degli Esposti.


L’audio documentario (una produzione Piombo Podcast in collaborazione con il Museo Etnografico Dolomiti e l’associazione Isoipse) è disponibile dal 24 dicembre sulle principali piattaforme di streaming. “L’idea - spiega Maoret - è nata da Isoipse, che ha curato la ricerca etnografica. Insieme abbiamo ragionato sul modo migliore per affiancare la mostra e la volontà è stata creare una narrazione parallela che ha dato voce ulteriore alla memoria delle persone”.


Anche nel podcast traspare infatti la volontà di raccontare non solo la competizione sportiva (ci sono ad esempio Mattia Gaspari, atleta di skeleton, e Simone Bertazzo, ex campione di bob e attuale allenatore della nazionale italiana), ma anche le “musse” da lavoro, le “ferade” e gli aneddoti sulla neve da 70 anni fa ad oggi, con una certa attenzione ai cambiamenti climatici.


Tutto ciò grazie a una trentina di persone intervistate, di cui la metà è nel podcast: tutto materiale prezioso anche per futuri progetti e per la memoria storica. "Personalmente - prosegue Maoret - sono molto interessato alla produzione attraverso podcast perché è conservazione della memoria orale. Certo non inventa nulla di nuovo, ma riesce a essere un racconto particolarmente evocativo rispetto ad esempio a un documentario o al cinema perché permette di concentrarsi sulle parole e dare spazio all’immaginazione. Quasi un ritorno agli antichi filò attorno al fuoco”.


Su queste basi, “Nevica! Memorie di slitte sulle Dolomiti” sta già riscuotendo successo: da dicembre ha raggiunto quasi 2000 persone e registra circa una cinquantina di ascolti al giorno. In questo modo molti ricordi hanno preso forma: viaggiando da Cesiomaggiore a Belluno, poi Alpago, Val di Zoldo, Cadore, Comelico e per finire simbolicamente a Cortina, le cinque puntate stanno facendo conoscere il territorio bellunese attraverso la voce della sua gente.

 

“Pur non mancando i più giovani come Gasparri e Bertazzo - racconta Maoret - la maggior parte degli intervistati ha oltre 60 anni, fino a una signora di 109 di Lamon con i suoi aneddoti di gioventù. Alcuni di questi sono inoltre ricorrenti, ad esempio il racconto di come i bambini gettavano acqua in strada la sera per avere uno strato maggiore di ghiaccio su cui scivolare, salvo poi trovarsi la mattina lo ‘stradino’ che buttava la ghiaia rovinando tutto. C’era una sorta di guerra tra di loro, ma in alcuni casi hanno trovato dei compromessi”. Oppure testimonianze dell’uso delle slitte da lavoro per trasportare letame, fieno e legna: insomma, come per la mostra, anche nel podcast è racchiuso un intero patrimonio culturale da conservare e rendere un bene collettivo.

 

“In ambito museale - conclude Maoret - si sono sempre usate testimonianze e voci diverse, che sono uno strumento fondamentale per la ricerca antropologica ed etnografica. In tutto ciò il podcast si inserisce riprendendo le logiche della radio e dei racconti orali e portandole nel mondo del web: ne stanno nascendo tante tipologie, i nostri sono appunto audio documentari apprezzati soprattutto dai giovani tra i 25 e i 40 anni”. Anche se, va detto, le puntate di “Nevica!” stanno raggiungendo un pubblico più adulto (35-50 anni): ma nulla vieta che tutti possano esplorare queste tradizioni, raccontate con il giusto pizzico di nostalgia.

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