“Un nesso tra le Olimpiadi e le tradizioni”. A Cesiomaggiore in mostra la storia della slitta: “Prima che tutto ciò venga dimenticato, è giusto ricordarlo”
Il Dolomiti ha visitato la mostra “La slitta fra tradizione, gioco e competizione”, disponibile fino al 30 aprile presso il Museo Etnografico Dolomiti di Cesiomaggiore. Accompagnati dalla curatrice Cristina Busatta, abbiamo ripercorso la storia della slitta dai giochi olimpici alle discese dei bambini nei paesi: “Volevamo un modo per trovare un nesso tra queste Olimpiadi, a volte vissute come calate dall’alto, e le nostre tradizioni”

CESIOMAGGIORE. “Avevamo già diverse slitte da cui partire, in più volevamo trovare un nesso tra queste Olimpiadi, a volte vissute come calate dall’alto, e le nostre tradizioni: ci siamo quindi chiesti come sono nati gli sport invernali e abbiamo iniziato un percorso per restituire alla slitta il suo ruolo centrale nella vita sociale e sportiva delle vallate dolomitiche”. A parlare è Cristina Busatta, curatrice del Museo Etnografico Dolomiti di Cesiomaggiore, che fino al 30 aprile ospita la mostra “La slitta fra tradizione, gioco e competizione”, all’interno del progetto #scivolare – Storie di scie fra tradizione e competizione, finanziato da Fondazione Cariverona. Il Museo accoglie ogni anno almeno 2.000 bambini e ragazzi nei progetti con le scuole, oltre alle attività con famiglie, persone diversamente abili, case di riposo e gli oltre 4.000 visitatori.
Questa mostra vuole in particolare accorciare le distanze tra l’evento olimpico e le tradizioni locali e far riflettere su come i cambiamenti climatici rendono rare esperienze un tempo normali. Il Dolomiti è andato a visitarla, lontano dai riflettori accesi sulle sedi di gara. “Il titolo - ci racconta Busatta - ripercorre un percorso che va a ritroso: parte con le competizioni olimpiche, risale ai giochi tra le vie dei paesi e arriva alla slitta come strumento di lavoro e trasporto”.
Ad accoglierci è infatti il video della prima discesa allo sliding centre di Cortina, ma il vero focus è su skeleton e slittino (con esemplari concessi dalla Fisi e materiale dal Museo olimpico di Losanna e Fondazione Cortina). “Solitamente si parla solo di bob - nota la curatrice - perciò abbiamo dato risalto ad attività forse di nicchia, ma legate a ciò che abbiamo qui”. Non mancano poi l’angolo paralimpico, con lo slittino per il Para Ice Hockey, e la sezione turismo, ricca di curiosità come le guidoslitte, per i clienti degli albergatori di Cortina, o la slittovia, primo impianto di risalita realizzato a Col Drusciè.

Il legame con la tradizione diventa perciò immediato. “Sui tradizionali slittini bellunesi - svela Busatta - si scendeva a pancia in giù: perciò, nonostante si racconti che lo skeleton sia nato a Saint Moritz da un’idea di un turista inglese e un albergatore locale, secondo noi questa idea è venuta vedendo i bambini in strada. Ci è quindi sembrato bello riproporre gli slittini, che quasi nessuno conosce”. Al punto che, presso il Centro consorzi di Sedico, è stato aperto un corso serale per imparare a costruirli, sold out in poco tempo: segno che di riscoprire le tradizioni c’è, fortunatamente, ancora voglia.
Infine la ricerca. “Una parte del progetto - spiega Busatta - comprende la ricerca antropologica. Il nostro partner Isoipse ha intervistato persone dai 60 ai 90 anni in tutta la provincia e sono emerse storie che vale la pena conservare. La maggioranza, ad esempio, racconta come ogni sera i bambini gettavano acqua nelle strade per farle ghiacciare e poter gareggiare il giorno dopo: una testimonianza che ritorna come ricordo meraviglioso della loro giovinezza, oltre alle catene di slitte con le quali scendevano dalle frazioni più alte. Erano momenti di socialità che rappresentavano l’essenza della stagione invernale”.

“Abbiamo quindi ritenuto che, prima che tutto ciò venga dimenticato, sia giusto ricordarlo. L’ultima sezione della mostra - specifica ancora Busatta - riprende invece le slitte come strumento di lavoro e trasporto: è quella che i visitatori amano di più”. Parte della sezione permanente del museo, comprende infatti slitte per il trasporto di legname e persone, calzature e ciaspole d’epoca, oltre al Glossario della neve (qui l’articolo) già online per tutto il territorio dolomitico e in fase di implementazione. “Noi ci focalizziamo sulla provincia di Belluno - spiega - e chiediamo alle persone di scriverci modi di dire e terminologie che conoscono sul mondo della neve. Tutto ciò fa parte infatti di un patrimonio immateriale non facile da esibire e che andrà perduto: per questo invitiamo i visitatori a interagire".
A coronamento del percorso, c’è la possibilità di esplorare il mondo del museo e la storia della nostra gente, come le lettere dei migranti, gli strumenti musicali, la vita delle balie da latte, il rapporto con gli animali - comprese testimonianze audio dalla voce di chi, quella storia, l’ha vissuta. “Ormai è indispensabile per il mondo culturale - conclude Busatta - variare l’offerta e intercettare un pubblico maggiore. Abbiamo realizzato anche un podcast (Nevica! Memorie di slitte sulle Dolomiti): all’inizio ero un po’ scettica, invece si è rivelata la parte meglio riuscita del progetto”. Insomma, c’è tutto: aspetta solo di essere visitato, ascoltato e (ri)scoperto.












