“Abbiamo dato vita a un pezzo di legno”. A Sedico giovani e pensionati insieme per riscoprire la costruzione delle slitte, fra tradizione e innovazione
Sta per concludersi il laboratorio del Centro Consorzi di Sedico per imparare a costruire uno slittino di legno. Partendo dalla storia di questo oggetto nella tradizione locale, gli otto partecipanti hanno realizzato ognuno il proprio: abbiamo intervistato docenti e corsisti per capire cosa spinge oggi a riscoprire tradizioni come questa - coniugandole all’innovazione

SEDICO. “Il nostro motto è stato ‘mai alzare la testa’. Abbiamo lavorato bene e ognuno ha messo del suo in ogni slitta, unendo quello che abbiamo imparato, quello che già sapevamo fare e la nostra passione per il legno”.
Giunge al termine dopo 12 lezioni, e 36 ore complessive, il laboratorio per la costruzione di slittini in legno promosso dal Centro consorzi e ospitato nei suoi nuovi spazi della Scuola del legno di Sedico. Inserita nell’ambito del progetto “Scivolare. Storie di scie, fra tradizione e competizione” della Provincia di Belluno, l’iniziativa è nata in sinergia con il Museo Etnografico Dolomiti di Cesiomaggiore, che ospita fino a fine aprile la mostra sulla slitta (qui il dettaglio) e che accoglierà anche una delle produzioni del corso.
Otto i partecipanti, dai più giovani ai pensionati, tutti accomunati dalla stessa passione per il legno. Ad accompagnarli sono stati tre artigiani insegnanti della scuola (Siro Bona, Stefano Cesa e Arrigo Da Rozze) e l’architetto Ivan Del Ponte: Il Dolomiti è andato a trovarli nella penultima lezione, per capire com’è andata e quali motivazioni hanno spinto gli studenti ad aderire.
“Si è trattato di un’iniziativa interessante - spiegano i docenti - perché il concetto di ‘scivolare’ ci riporta non solo alla parte sportiva, ma anche alla tradizione del nostro territorio di trasportare persone e cose grazie alle slitte. I corsisti hanno partecipato in modo impegnato e attivo, senza mai fermarsi fino a realizzare una via di mezzo tra la slitta da gara e quella ludica”. E anche tra gli slittini non è mancato l’uso dell’intelligenza artificiale, per ricavare il modello di partenza e tutti i passaggi necessari alla costruzione: alla fine, però, ognuno ha contribuito condividendo con gli altri i propri saperi e ha potuto personalizzare la seduta della slitta, rendendola unica.
“È stata una sfida anche per noi - proseguono - perché era la prima esperienza con la slitta. Siamo molto soddisfatti, perché abbiamo potuto unire la lavorazione tradizionale del legno con l’uso di macchinari professionali, quindi tradizione e innovazione”. “All’inizio - aggiunge Del Ponte, che ha curato la progettazione - abbiamo fatto una lezione di presentazione della storia di questo oggetto nella tradizione locale, non solo come gioco ma anche nell’uso quotidiano fatto nei decenni dalle famiglie. Inoltre, se oggi siamo abituati ad avere slitte costruite con materiali artificiali, qui abbiamo voluto recuperare soprattutto la lavorazione manuale del legno”. Legno che, ci spiegano gli artigiani, è di frassino: molto elastico ma resistente, perciò indicato per questo tipo di lavorazioni.
E i corsisti cosa ne pensano? “Fin da piccolo - racconta Luca Zanfron - ho sviluppato la passione di lavorare ferro e legno con le mani. Volevo però confrontarmi anche con i macchinari professionali e con il sapere degli esperti, perché nessuno ha la scienza infusa, così mi sono buttato. È stata anche una prova per capire le mie abilità: come nel ciclismo, puoi correre ma se non sei allenato non vai lontano”.
Tra di loro c’è anche una donna, Valentina Dalla Corte, che sfrutta ogni occasione per seguire i corsi della scuola. “Ho iniziato con quelli base - afferma - e quando ho visto questo corso sulla slitta ho aderito perché utilizza tecniche e macchinari ancora diversi. Io sono un’impiegata, faccio un lavoro sedentario e lavorare con le mani mi permette di cambiare totalmente prospettiva. Essere l’unica donna? Non è un problema, c’è passione in ognuno di noi perciò non mi sento diversa: quello che fanno gli altri, lo faccio anch’io”.
“Io invece sono pensionato - conclude Bruno Barattin - e nella vita mi sono sempre occupato di carpenteria metallica. Ora mi tengo occupato con tante attività, tra cui lavorare il legno: qui posso cimentarmi con strumenti professionali che a casa non ho e sicuramente è un'esperienza da ripetere, qualora ce ne sia l’occasione. Siamo partiti da un progetto di base e siamo arrivati a dare vita a un pezzo di legno, tirando fuori queste slitte. Un’attività che, anche in pensione, tiene impegnati la mente e il corpo, permette di pensare, costruire, cercare: e tutto ciò dà vita”.


















