Migranti, dopo i tagli all'accoglienza le scuole d'italiano rimangono presidio di diritti e civiltà: “Insegniamo una lingua, ma aiutiamo a costruire autonomia e futuro”
I tagli voluti dalla giunta Fugatti già a partire dal 2018 che hanno mandato in frantumi il progetto di accoglienza dei richiedenti asilo hanno colpito purtroppo anche i corsi di italiano. Grazie all'impegno dei volontari e delle associazioni l'insegnamento della lingua però continua. "Abbiamo una decina di persone a lezione" ci spiegano Alessandra e Evaristo due insegnanti di storia e italiano oggi in pensione che dedica una parte del loro tempo alla scuola Penny Wirton

TRENTO. C’è chi arriva dal Marocco, chi dal Pakistan, chi dall’India. Giovani, ma non solo. C'è chi ha una laurea, chi nulla. Storie di viaggio diverse, lingue diverse, percorsi spesso difficili alle spalle. Ma una voglia che li accomuna: quella di imparare l'Italiano.
Sono i tanti migranti che ogni lunedì e venerdì si incontrano alle ex Bellesini di Trento. A partire dalle 18 la porta di una classe rimane sempre aperta. Ad accoglierli è la scuola Penny Wirton, realtà fatta di volontari, accoglienza e relazioni umane, dove la lingua diventa molto più di una semplice materia da studiare. Diventa uno strumento per orientarsi, per parlare con gli altri, per sentirsi meno soli e soprattutto costruirsi un futuro.
La sede principale si trova all'ex convento dei Cappuccini ma per aiutare il maggior numero di migranti le lezioni vengono fatte oltre alle ex Bellesini anche Fiavè, Riva-Arco e Rovereto.
“Abbiamo in media una decina di ragazzi che arrivano e che vogliono imparare la nostra lingua” ci spiegano Alessandra ed Evaristo, due insegnanti di storia e italiano oggi in pensione che hanno però voluto mettere a servizio degli altri la propria professionalità e la propria conoscenza. “Quando ho iniziato nel 2021 volevo aiutare qualcuno, conoscere questo mondo dei migranti e ho scoperto quanto si possa ricevere da tutto questo” ci dice Evaristo. “E' una questione di restituzione – spiega Alessandra – e faccio quello che mi piace”.

I tagli voluti dalla giunta Fugatti già a partire dal 2018 che hanno mandato in frantumi il progetto di accoglienza dei richiedenti asilo hanno colpito purtroppo anche i corsi di italiano. Conoscere la lingua e la cultura del Paese in cui si vive è infatti il primo passo per capire e farsi capire, ma soprattutto per sentirsi parte della comunità ed evitare la marginalità. È anche un modo concreto per raggiungere la propria autonomia. Serve conoscere la lingua per farsi prenotare una visita medica, cercare un posto di lavoro ma semplicemente per farsi capire quando si ha qualche bisogno. È da questa consapevolezza che gli insegnanti della scuola Penny Wirton partono per aiutare i migranti arrivati in Trentino per comprendere la realtà in cui sono immersi ogni giorno.
Alle ex Bellesini, dalle 18 del lunedì e del venerdì, c’è chi arriva ancora trafelato dopo una lunga giornata passata a lavorare in un magazzino e chi invece viene accompagnato dal padre. Donne e uomini, giovani e adulti, che vogliono imparare.
Nelle aule si lavora in piccoli gruppi, oppure a tu per tu con l'insegnante. Dopo aver compilato un modulo con i propri dati si è pronti. Si parte dalle basi: l’alfabeto, le prime parole, le frasi più semplici. Ogni persona viene seguita passo dopo passo, con pazienza e attenzione, perché imparare una lingua significa anche ritrovare fiducia in sé stessi e sentirsi meno “stanieri”.

Qualcuno arriva con un quaderno nuovo ad altri viene invece fornito dei volontari. Ci sono poi le schede da poter incollare e le immagini ritagliate. “Partiamo con l'alfabeto” ci racconta Alessandra “si imparano a scrivere le lettere e poi un po' alla volta le parole. Si conoscono vocaboli nuovi ad ogni lezione fino ad iniziare anche a leggere. I risultati si vedono e ne siamo molto orgogliosi”. Passi semplici, magari scontati per chi li fa ogni giorno. Ma per chi è la prima volta diventano una conquista, un piccolo passo per sentirsi parte del mondo che lo circonda.
Un insegnamento, quello di Alessandra ed Evaristo assieme a tanti altri volontari, che ogni settimana prende forma con tanta pazienza, e che per molti rappresenta uno dei primi passi verso una nuova vita. Insegnare e imparare una lingua significa costruire relazioni e far capire che nessuno si deve sentire straniero. E l'impegno degli insegnanti della Penny Wirton non si ferma mai.












