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Alcol e minori, Bottamedi: "Ecco da dove arriva la mia legge: ho visto troppi ragazzini bere e vomitare alle feste di paese"

Andrà presto in discussione la legge per contrastare l'abuso della sostanza tra i giovanissimi. Il responsabile del Centro studi sull'alcol Roberto Cuni: "Ma non dimentichiamo che questo è la conseguenza della cultura del bere degli adulti"

Di Donatello Baldo - 20 ottobre 2016 - 13:11

TRENTO. Il disegno di legge contro l'abuso di alcol tra i minorenni approderà in Consiglio provinciale nei primi giorni di novembre e la sua promotrice, Manuela Bottamedi, è decisamente soddisfatta. Sui social spiega anche da dove è partita l'intenzione di trasformare in legge un'azione di contrasto nei confronti di un tema così importante. “Tutto è cominciato due anni fa – spiega la consigliera – un sabato sera di fine ottobre alla tradizionale festa del paese dove abito. Salsicce, birra, musica. Mi siedo insieme ad alcuni amici: si cena, si chiacchiera, si ride”.

 

“Poi – continua – vedo passare decine di ragazzini con vassoi giganti, su ogni vassoio 50 bicchieri colmi di birra. Alla cassa del bar campeggia una scritta: 'Happy-hour dalle 21 alle 22, una birra un euro'. E allora giù birra, in un'ora anche una decina, spendendo solo dieci euro. Lo sballo a poco prezzo e in pochissimo tempo”. Di quella sera, la consigliera racconta che “la stradina di fianco al tendone della festa e il parco giochi erano chiazzati di vomito mentre all'interno, quindicenni e sedicenni continuavano a ingurgitare birre perché bisogna fare in fretta, dopo le 22 i prezzi sarebbero saliti”.

 

Questa modo di bere si chiama binge drinking “e i ragazzini ne vanno pazzi”, spiega Bottamedi: “Ci si sballa in pochissimo tempo e spendendo una miseria. Peccato per i danni che provoca: anche cerebrali. Basta digitare la parola in Google per scoprire il disastro che provoca questo fenomeno. Le ricerche scientifiche non mancano e illuminano”.

Ecco da dove parte l'idea di redigere un disegno di legge: “Non potevo girarmi dall'altra parte, dovevo fare qualcosa – scrive la consigliera - comincio a raccogliere dati e a parlare con chi tutti i giorni deve gestire le devianze minorili, tra cui l'alcol. Scopro un sacco di cose di cui nessuno parla”.

 

“Ma sabato scorso un'altra festa – racconta la consigliera – ancora Happy-hour, ancora binge drinking, ancora sballo e vomito. Ma nelle feste paesane patrocinate dai Comuni – si chiede – non si potrebbe evitare di pensare solo al guadagno? Non sarebbe il caso di pensare ai nostri ragazzini con maggiore sensibilità?”. E aggiunge: “Sono l'unica a pensarla così? Chissà – conclude – a volte mi sento un pesce fuor d'acqua”.
 

La consigliera Bottamedi non è certo l'unica. Anche Roberto Cuni, il responsabile del Centro studi sui problemi alcol-correlati dei Clab alcologici territoriali è preoccupato: “Si è abbassata l'età dei consumatori – afferma – ragazzi anche di 14 anni. Ma il problema – avverte subito – non è solo degli adolescenti”. Roberto Cuni auspica che l'intervento legislativo non concentri l'attenzione solo sui giovani, perché “è necessario affrontare anche e soprattutto il problema della cultura del bere degli adulti”. L'alcol non è un problema solo per i giovani, "l'Oms lo definisce come comportamento a rischio, per tutti, non solo per i giovani". 
 

“Ma che credibilità avrebbe un genitore che, con in bocca una sigaretta, consiglia al proprio figlio di non iniziare a fumare? Ecco – afferma – vale lo stesso per i comportamenti legati al consumo di alcol”. Gli adulti sono quelli che trasmettono l'educazione anche attraverso gli esempi, anche attraverso il loro stesso comportamento. “E allora un dato – rilancia Roberto Cuni – la maggior parte dei soggetti a cui viene ritirata la patente, cioè di coloro che adottano un comportamento ad altissimo rischio mettendosi alla guida dopo aver consumato alcolici, sono adulti cinquantenni, non ventenni”. E in effetti, questi che esempio possono dare ai giovani? “Non basta prendere il problema della coda – ovvero i giovani – ma dalla testa – ovvero dal comportamento degli adulti”.

 

Modificare i comportamenti a rischio come il consumo di alcol, non solo tra i giovani ma tra tutta la comunità – sottolinea Cuni – è un lavoro difficile. È però indispensabile il confronto, bisogna riuscire a mettere nella stessa stanza giovani e adulti, alla pari, senza moralismi e parlare”. Il confronto tra generazioni è da sempre complicato, “ma forse parlare di alcol sarebbe un pretesto anche per parlare di altro, per riavvicinare questi due mondi che mi sembra si stiano allontanando sempre di più”.

Sabato si parlerà anche di questo al Grand Hotel Trento, a partire dalle 16. Con la consigliera Manuela Bottamedi, Roberto Pancheri, direttore del Dipartimento dipendenze e del Servizio di alcologia dell’Azienda sanitaria, Sara Uez, psicologa dell'età evolutiva e Marco Santoni, agente della Polizia locale Alta Valsugana.

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