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I 5 Stelle contro bullismo e cyber-bullismo, depositato un disegno di legge. "I ragazzi devono imparare a fare squadra, non a trasformarsi in branco"

Alla presentazione il consigliere Degasperi ma anche uno dei curatori del testo, Mario D'Alterio: "Proposta frutto della collaborazione genitori-insegnanti". Una mamma, Sara Magotti: "Percorsi servono anche a famiglie. I ragazzi imparano a casa a fare i bulli"

Di Donatello Baldo - 29 marzo 2017 - 19:43

TRENTO. Il bullismo è una piaga sociale, un problema educativo, un'emergenza che cova sottotraccia e che emerge solo quando il pugno in faccia tra ragazzini o l'umiliazione inflitta dal 'branco' arriva sulla cronaca dei giornali.

 

A livello nazionale, però, nessuna legge interviene per sostenere la prevenzione, per arginare questo fenomeno di cui molto si parla tra addetti ai lavori ma che poco si traduce in pratica educativa. Un proposta è ferma al Senato, in attesa di essere discussa.

 

In Trentino, ad avanzare un disegno di legge sul tema del bullismo, è il Movimento 5 Stelle. “La famiglia in molti contesti è assente, diciamo 'distratta' – spiega il consigliere Filippo Degasperi – per questo crediamo sia giusto sostenere anche la formazione scolastica, le stesse famiglie, all'interno di un percorso che sia capace di intervenire per contrastare il fenomeno del bullismo e della sua evoluzione tecnologica, il cyber-bullismo”.

 

Degasperi spiega che la proposta arriva dalla base, “da insegnanti, genitori, persone che hanno voluto approfondire il tema e che, come prassi dei 5 Stelle, abbiamo voluto ascoltare e oggi siamo qui per metterci al loro servizio e promuovere questo disegno di legge”.

 

La parola passa così a Mario D'Alterio che spiega la genesi: “Tempo fa ebbi l'idea di affrontare un fenomeno preoccupante – spiega – quello del bullismo anche sotto forma di cyber-bullismo. La scrittura del testo e l'approfondimento è durato sei mesi, durante i quali – continua D'Alterio – ci siamo confrontati con insegnanti e genitori e con figure professionali”.

 

Sarebbe auspicabile che tutte le forze politiche sostenessero questo ddl – afferma il militante pentastellato – perché qui non c'entra la politica, non ci sono battaglie ideologiche. Qui si parla di un problema che con questa proposta potrebbe essere affrontato”.

 

La proposta si compone di tre punti fondamentali. La parte che riguarda la formazione, dedicata alle scuole, agli insegnanti, poi quella della prevenzione che concerne anche l'istituzione di un osservatorio che possa monitorare il fenomeno, e una parte che promuove i percorsi di reinserimento dei soggetti 'bulli'.

 

I dati attualmente disponibili parlano di un 50% di ragazzi tra gli 11 e i 17 anni che dichiarano di aver subito qualche episodio offensivo, il 19,8% è invece è vittima assidua di una delle 'tipiche' azioni di bullismo, mentre per il 9% di loro le prepotenze si ripetono a scadenza settimanale.

 

Tra i ragazzi utilizzatori di telefono cellulare e/o internet, il 5,9% denuncia di aver subito ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat. E sono le ragazze quelle maggiormente colpite da queste azioni.

 

Alla conferenza stampa era presente anche una mamma, Sara Magotti, che spiega quanto siano importanti i percorsi proposti nelle scuole, “utili anche per le famiglie”. Spiega infatti che “si crede che il bullismo sia diffuso solo tra i giovani, tra i bambini, ma riguarda anche gli adulti. Ci sono anche i genitori-bulli – afferma Magotti – e i figli da chi imparano ad essere bulli se non da loro?”.

 

Intervenire sulle famiglie, coinvolgerle in questi percorsi è dunque importante – precisa la mamma – perché serve che tutti si facciano carico della necessità di insegnare ai ragazzi, ai bambini, che non devono fare branco, ma devono semmai fare squadra”.

 

“Queste sono le semplici riflessioni di una mamma preoccupata”, afferma infine Sara Magoitti. Una mamma che sostiene apertamente, come fa il ddl proposto, la funzione educativa della scuola anche su queste tematiche. Concetto non proprio condiviso da Ugo Rossi che, adeguandosi a una mozione di Rodolfo Borga, ha deciso nei giorni scorsi di dichiarare “facoltativi” e giustificabili dalla scuola le assenze ai corsi di contrasto alle discriminazioni se queste vertono sui temi legati all'omofobia.

 

“Questo ddl affronta il bullismo in generale, senza differenziazioni – afferma Mario D'Alterio – che comprende tutte le motivazioni che lo generano, siano l'orientamento sessuale, l'aspetto fisico, la provenienza culturale o etnica”.

 

Ma sull'ipotesi dei percorsi facoltativi è lo stesso Degasperi a storcere il naso e a scuotere la testa: “L'ha spiegato bene la mamma che è intervenuta. Questi percorsi servono agli studenti e ai genitori. E' giusto coinvolgere le famiglie – spiega – qui si tratta di educare alla convivenza civile e non ci sono giustificazioni”.  

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