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Bullismo e microcrimini: arriva lo "Smac" per aiutare gli adolescenti a superare i disturbi legati a problemi sociali, familiari e psichici

La Provincia e l'Azienda sanitaria investono sul Servizio Multidisciplinare Adolescenze Complesse. La dottoressa Agrimi: "Spesso i disagi sono causati da situazioni complesse, in cui accanto al malessere individuale sono compromessi i fattori protettivi ambientali. Per questo lavoriamo in equipe"

Di Eugenio Calzolari (Liceo Prati) - 26 marzo 2017 - 17:32

TRENTO. Trento resta una delle città più sicure d'Italia ma nonostante questo sono da sempre presenti casi di bullismo e microcrimini che vedono, in molti casi, come protagonisti i giovani. Spesso ci si accanisce nei loro confronti senza sapere, però, che il loro comportamento potrebbe essere frutto di situazioni socio-familiari non favorevoli o di forme di disagio psichico. Per questo motivo l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari ha creato un progetto che mira a prevenire questo genere di problematiche. Alla realizzazione di questo progetto ha collaborato la dottoressa Michela Agrimi, neuropsichiatra infantile. Ed è lei a spiegarci cos'è lo Smac acronimo che significa Servizio Multidisciplinare Adolescenze Complesse.

 

"E' una funzione che opera all'interno dell'area della Salute Mentale - racconta Agrimi - che si rivolge ad uno specifico target: adolescenti che, in situazioni di multiproblematicità sociale e familiare presentano un funzionamento psichico alterato con una profonda compromissione del proprio sviluppo. E che si occupa di affrontare questi problemi proponendo figure altamente specializzate ma interdisciplinari".

 

Da chi è composto lo Smac e come opera?

 

Poiché vengono trattate situazioni complesse, in cui accanto al malessere individuale sono compromessi i fattori protettivi ambientali, l'equipe che si occupa di tali casi è multidisciplinare, formata cioè da due psicologi, due neuropsichiatri e due tecnici della riabilitazione psichiatrica.

 

Quali sono state le motivazioni che hanno ritenuto insufficienti le strutture già esistenti e portato alla creazione di un nuovo servizio?

 

 L'adolescenza è un periodo molto delicato e specifico nello sviluppo dell'identità di una persona e nel consolidamento della sua personalità. Così il disagio psicologico in questa età ha anch'esso caratteristiche di specificità che richiede tecniche d'intervento altrettanto specifiche. Tempestività, flessibilità ed elasticità nei tempi e nei luoghi d'intervento sono quindi fondamentali nell'erogazione di un tale servizio, unitamente ad una stretta collaborazione con la rete del sociale e delle strutture intermedie. La rigidità organizzativa di una struttura ambulatoriale, come quella già presente in tutta la Provincia, mal si prestava a queste necessità, non permettendo tempi brevi di analisi dell'evento critico. Lo Smac supera tale rigidità, offrendo a questa particolare utenza, un progetto di presa in carico tempestiva e coerente, caratterizzata da una rete di interventi attivati da servizi specialistici e sociali.

 

Quale è il panorama delle offerte provinciali a sostegno degli adolescenti in difficoltà e come si inserisce lo Smac al suo interno?

 

Lo Smac si inserisce in un più ampio panorama di offerte provinciali a sostegno degli adolescenti in difficoltà, che vanno da dispositivi di tipo preventivo quali ad esempio gli sportelli di consulenza psicologica a livello scolastico (CIC), la nuova chat "Tra di noi" (sportello virtuale tenuto da "giovani per la salute dei giovani"), il consultorio famigliare, i luoghi educativi di aggregazione volontaria (Centri Diurni) e non volontaria (percorsi semi/residenziali in gruppi appartamento a valenza socio-educativa) fino ad arrivare a vere e proprie Comunità a valenza terapeutica.

 

E' un settore nel quale si investe?

 

La gestione del disagio adolescenziale è una sfida importante per la Provincia e per l'Azienda sanitaria, che hanno investito sia in risorse umane, sia logistiche (servizio più possibile "delocalizzato", per favorire l'accesso da parte dei ragazzi), ma anche in termini di innovazione per aver voluto mettere in campo un nuovo modello più adatto ad affrontare le recenti  modificazioni sociali che sono alla base dell'aumentato disagio adolescenziale.

 

Quali saranno, a suo parere, le direzioni future da intraprendere?

 

L'ideale completamento di questo percorso dovrebbe essere quello di riuscire ad intervenire sempre più precocemente sulle multiproblematicità di cui andremo ad occuparci, lavorando, in prevenzione, su quelle connessioni tra "antecedenti dell'accudimento" (le relazioni del bambino con le figure di riferimento) e le difficoltà comportamentali e di adattamento future.

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