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Dopo 9 mila metri di dislivello, i 39,3 gradi corporei lo costringono alla resa. Storia di una sfida impossibile non riuscita: l'Ultra Trail della Farfalla

Il 24enne di Rovereto Attila Della Palma a giugno del 2016 aveva tentato l'impresa di coprire in 10 giorni tutte le principali vette del Trentino di corsa e in bici (oltre 800 chilometri per più di 25mila metri di dislivello). Un colpo di sole, però, lo ha costretto alla resa "ma le montagne non scappano". Ieri ha pubblicato il VIDEO

Di Luca Pianesi - 26 marzo 2017 - 16:34

TRENTO. In tre giorni si era fatto 145 chilometri in bicicletta, 100 chilometri a piedi per un dislivello pari a 9.327 metri. Non era riuscito a completare il Farfalla UltraTrail, e quindi a concatenare di corsa e in bicicletta, in 10 giorni, tutte le montagne più importanti del Trentino toccandone le principali vette e coprendo un totale di 25 mila metri di dislivello. Si era fermato a un terzo del suo percorso Attila Dalla Palma, il giovane 24enne originario di Rovereto, che a giugno del 2016 aveva tentato l'impresa. Una sfida nata per gioco con un amico che gli aveva detto che una cosa del genere non la poteva fare nessuno.

 


 

E allora lui, trentino doc, di quelli che d'inverno si scia e d'estate si va in bicicletta e a fare camminate, che da bambino aveva vissuto sull'Altopiano di Folgaria e che la montagna l'ha sempre sentita come una componente naturale del suo essere (nonostante non avesse mai preso parte a una competizione agonistica e non avesse mai fatto parte di una società sportiva) si è rimboccato le maniche, si è allenato e si è lanciato in questa folle corsa. Un UltraTrail, appunto, che si è infranto a causa di un colpo di sole. Arrivato a San Martino di Castrozza, infatti, la sua temperatura corporea era di 39,3 gradi, aveva i brividi, la gola si era gonfiata e le gambe non lo tenevano più.

 

Ieri il giovane, che si è trasferito a Courmayeur, in Valle d'Aosta, per lavoro, ha pubblicato il video che racconta, comunque, la sua avvenuta. Una storia che comincia a Riva del Garda e che si conclude (a San Martino di Castrozza) con una sconfitta ma che vale la pena, forse proprio perché senza il lieto fine, di raccontare fino in fondo. Un po' perché i paesaggi parlano da soli, i boschi, i sentieri, le vette raggiunte sono uno spettacolo anche raccontate in soggettiva con autoripresa. Un po' perché rende bene il senso dell'avventura in montagna. Anche se giovane Attila ha avuto il rispetto necessario, si è reso conto del suo limite e ha preferito rinunciare con la consapevolezza che "le montagne di certo non scappano - si legge nelle frasi finali del suo video - e che certamente ritenterò questa avventura".

 

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