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I Corridoi umanitari come modello per l'Europa. L'esperienza trentina presentata a Strasburgo da Mattia Civico

Nell'incontro con una delegazione del Consiglio d'Europa è stata illustrata l'esperienza locale per l'accoglienza sicura e legale dei profughi siriani. La vicepresidente dell'organizzazione internazionale: "Modello virtuoso basato sull'attivazione e l'accoglienza da parte delle comunità locali"

Di db - 28 giugno 2017 - 12:18

STRASBURGO. Il 'modello' trentino dei Corridoi umanitari è stato presentato a Strasburgo al Consiglio d'Europa. L'incontro, introdotto dal deputato Michele Nicoletti, presidente della delegazione italiana e capogruppo dei socialisti, e illustrato dal consigliere provinciale Mattia Civico

 

"I siriani profughi in Libano sono 1,5 milioni su 4,5 milioni di abitanti. La situazione è davvero insostenibile da tutti i punti di vista- spiega Civico -  sociale, sanitario, educativo, del riconoscimento dei fondamentali diritti umani. Quando abbiamo conosciuto Badheea e la sua famiglia (9 figli, 20 nipoti molti dei quali molto piccoli) abbiamo appreso della loro intenzione di prendere i barconi".

 

"Fu a questo punto - continua il consigliere - che con volontari di Operazione Colomba ci siamo chiesti non solo cosa sarebbe stato di loro, ma anche che cosa stesse accadendo a noi, alla nostra stessa umanità, in grado di assistere inerme a quelle immani tragedie. Con la Comunità di Sant'Egidio abbiamo costruito una alternativa, una strada nuova".

 

Una strada 'legale', sicura, che non espone i profughi che scappano da una terra martoriata dalle violenze della guerra al pericolo della traversata del Mediterraneo, che evita loro l'attraversamento di confini, la permanenza nei campi di raccolta. Una via che toglie queste persone dal traffico di esseri umani messo in atto dai 'passeur' che sui migranti ci speculano economicamente. 

 

 "A fine anno - ha spiegato Civico ai delegati del Consiglio d'Europa - saranno 2 mila le persone messe in salvo e in sicurezza con i Corridoi umanitari". Il 17 dicembre, infatti,  2015 a Roma è stato firmato il protocollo con il Governo e il giorno dopo il Consiglio Provinciale di Trento ha approvato un ordine del giorno di sostegno e di disponibilità all'accoglienza.

 

"Il corridoio umanitario è davvero l'alternativa ai trafficanti di uomini e alle morti in mare. Ci permette di accogliere non solo i superstiti, ma di mettere in salvo delle vite, di andare loro incontro, di conoscere prima del loro arrivo i migranti, di preparare le comunità all'accoglienza. In questo senso a Trento si è costruita una alleanza virtuosa tra istituzioni laiche e religiose, tra Provincia e Diocesi, associazioni, volontari, comunità locali", ha spiegato Civico.

 

"L'accoglienza, così gestita, può essere davvero un incontro positivo e arricchente che può dare speranza. Badheea - racconta Civico - parla della della sua esperienza nel libro "Badheea, dalla Siria in Italia con il corridoio umanitario" (Il Margine, 2017).

 

Nel libro si legge questo: "Quando arrivammo a Trento c'erano le persone in strada ad aspettarci per fare festa. Erano quattro anni che non vedevo un letto e quattro anni che non vedevo un bagno. E finalmente potevo addormentarmi senza avere paura. Qualcuno era stato con me, qualcuno mi stava aspettando, qualcuno mi aveva preparato un posto. Ecco cos'è la speranza: sapere che qualcuno è con te, ti aspetta e ti prepara un posto".

 

Michele Nicoletti, al tavolo con Mattia Civico, ha sottolineato come sia oggi un dovere percorrere e sostenere strade nuove, che mettano al centro la dignità delle persone. "Prima che profughi sono persone e l'Europa ha il dovere di ascoltarne il loro grido".  

 

La vicepresidente del Consiglio d'Europa Gabriella Battaini Dragoni ha riconosciuto ai Corridoi umanitari "una grande valenza sotto il profilo umanitario" e ha richiamato alla necessità di conoscere e diffondere questa esperienza, "modello virtuoso basato sull'attivazione e l'accoglienza da parte delle comunità locali". 

 

All'incontro è intervenuto anche Aeham Ahmad, rifugiato siriano in Germania e noto alle cronache come il "pianista di Yarmuk" che ha raccontato la sua storia. Suonava il suo pianoforte durante l'assedio, per distrarre le popolazione dalla tragedia della violenza, poi fu costretto a scappare e in Germania è ora un musicista professionista. 

 

La deputata Milena Santerini, relatrice generale sulla lotta contro razzismo e intolleranza, ha auspicato l'adozione di questo modello da pare di altre realtà europee. Il professore Paolo Morozzo della Rocca, docente di diritto ad Urbino, ha invece illustrato il progetto dei Corridoi Umanitari mettendo in luce gli aspetti giuridici di questo strumento. 

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