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Corridoi umanitari, l'accoglienza trentina per i profughi siriani. "Persone, non numeri"

Diocesi e Centro Astalli in prima linea. Il progetto, nato da un'idea della Comunità di Sant'Egidio, Tavola Valdese e Cei, ha portato in Trentino una cinquantina di persone provenienti dai campi profughi libanesi

Di Donatello Baldo - 17 aprile 2018 - 06:01

TRENTO. "Di solito c'è chi applaude quando l'aereo atterra, ma quella volta l'applauso è partito al decollo - ricorda Giuseppe Marino del Centro Astalli - partito spontaneo dalle mani piccole dei bambini". Parla del viaggio di ritorno dal Libano, del corridoio umanitario che si era aperto per centinaia di profughi siriani. Alcuni di quei bambini sono oggi in Trentino, accolti con le loro famiglie.

 

I profughi siriani in Trentino sono ormai una cinquantina. "L'ultimo nucleo di 7 persone è ospite proprio al Centro Astalli, altri sono stati accolti dalla Diocesi  - spiega Mattia Civico - e fa parte delle 1.200 persone accolte negli ultimi anni dall'Italia in 18 regioni diverse, grazie alla mobilitazione della Comunità di Sant'Egidio, della Tavola Valdese, della Cei". 

 

Ma oltre i numeri, prima dei numeri, le persone. "I corridoi umanitari nascono dall'incontro - spiega infatti Civico - per dare risposte non ai numeri ma agli uomini, alle donne e ai bambini che hanno ciascuno un nome. Non li abbiamo aspettati dall'altra sponda". 

 

Sono andati a prenderli, a conoscerli. "I Corridoi umanitari sono spiegati efficacemente da Badia, tra i primi profughi ad essere accolti in Trentino: 'Qualcuno è stato con noi, qualcuno ci ha aspettato e ci ha fatto trovare un posto'". 

 

L'esperienza dei Corridoi è ormai parte del sistema di accoglienza Trentina. Anche la Provincia ha deciso di sostenere l'iniziativa, finanziandola all'80%. "Siamo parte di un sistema, ma siamo parte anche di una comunità, della stessa umanità - ha sottolineato l'assessore Luca Zeni - non potevamo starne fuori".

 

Ricorda che l'avvio 'istituzionale' all'esperienza dei Corridoi umanitari nella nostra provincia prende le mosse dalla mozione presentata in Consiglio provinciale da Mattia Civico. "Questo ci ha riportato a una dimensione più alta, dentro una visione complessiva". 

 

"L'evidenza della tragedia in corso in Siria - spiega l'assessore - non può far dubitare sulla validità di questo progetto. Progetto che dovrebbe coinvolgere tutti i Paesi europei". L'assessore si sofferma anche sui numeri generali dell'accoglienza trentina: "Siano a 1.603 richiedenti asilo - spiega - un dato diminuito da quando nei mesi scorsi si è sfiorata la soglia dei 1.800".

 

"Una gestione del tutto ordinaria, con mille persone all'interno degli appartamenti, con interazioni positive con la popolazione". Ma non basta per evitare tensioni, come quella di San Lorenzo Dorsino. "C'è chi questa tensione la alimenta - ammette - e forse questo paga elettoralmente. Ma c'è una responsabilità politica enorme per coloro che avvelenano il clima della convivenza". 

 

"E' vero che il tema dell'accoglienza è spesso utilizzato per cavalcare il consenso - spiega Stefano Graif, presidente del Centro Astalli - ma a questo dobbiamo opporci con elementi di verità: non c'è nessuna invasione. La comunità trentina è ospitale ma non è più se stessa, bombardata dalla propaganda di chi strumentalizza politicamente il fenomeno migratorio". 

 

E' lui che parlando dei milioni di profughi nel mondo introduce il termine 'invisibili'. "Di loro nessuno parla, spesso confinati in luoghi lontani difficili da conoscere. C'è il muro del mare a volte invalicabile, ma è ancor più alto il muro del silenzio". 

 

Toni Mira, caporedattore di Avvenire, anche lui al Centro Astalli per presentare i risultati raggiunti dal progetto dei Corridoi umanitari, torna sui fatti di San Lorenzo Dorsino. "Il mio sguardo è esterno - afferma - abituato a viaggiare in tutta Italia. Si sta parlando di sette persone - sottolinea - non dei 15 mila di Castel Volturno, o delle centinaia e centinaia di Rosarno".

 

"I recenti sviluppo della guerra in Siria muovono altre ondate di profughi che vanno ad aggiungersi ad altri profughi in Paesi che ne accolgono milioni, non migliaia, non sette. Nel mondo sono 65 milioni, la popolazione di un'intera nazione". 

 

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