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| 25 dic 2016 | 13:44

Il vescovo Tisi: "Dalla Siria a Berlino, dal Venezuela al Centrafrica viviamo ore di angoscia e incertezza, ma attenzione agli uomini forti"

Oggi la messa di Natale in cattedrale ieri le due celebrazioni in carcere: "Natale porta quella libertà che nessuna sbarra riesce a fermare: la possibilità di farsi prossimo. Anche qui, nel carcere, dove si intrecciano vite, sofferenze e mondi diversi c'è il miracolo della solidarietà"

Il vescovo Lauro Tisi durante la messa in carcere (Foto Gianni Zotta)
Il vescovo Lauro Tisi durante la messa in carcere (Foto Gianni Zotta)
di Redazione

TRENTO. Ieri sera la messa in carcere, questa mattina in cattedrale. Il vescovo Lauro Tisi in entrambi i casi ha ricordato gli ultimi, le persone più bisognose e ha ammonito tutti, in questo periodo storico fatto di insicurezza e scarsa stabilità, dal non cercare negli "uomini forti" la soluzione dei problemi.  

 

"Le ore che stiamo vivendo, dalla Siria di Aleppo all'Africa di Bangui, dal Sudamerica del Venezuela all'Europa di Berlino, sono cariche di angoscia, d'incertezza, insicurezza. Da più parti – ha detto il vescovo questa mattina nella messa di Natale – serpeggia nostalgia di soluzioni definitive, radicali. Più d'uno sogna 'uomini forti' che riescano a prendere in mano la situazione". Ma il "Dio che frequenta le tende e quindi vaga, non è stanziale, fatica a trovare casa presso uomini che abbiano simili aspettative". "Chi ama, vaga. Consegna la propria agenda al bisogno dell'altro. Si lascia dettare il passo da chi cammina al suo fianco". "In questo Natale, vorrei suggerire, tra le tante emergenze, la necessità di "accamparci" accanto agli ammalati, a chi non ha più lavoro o rischia di perderlo, a quanti sono privati della libertà personale, come le nostre sorelle e i nostri fratelli del carcere".

 


E proprio ieri sera l'Arcivescovo ha celebrato due messe con i detenuti della Casa Circondariale di Spini di Gardolo, "dove – ha detto – incontro la carne di Cristo. Per questo per me è un privilegio essere qui. Natale porta quella libertà che nessuna sbarra riesce a fermare: la possibilità di farsi prossimo. Anche qui, nel carcere, dove si intrecciano vite, sofferenze e mondi diversi c'è il miracolo della solidarietà". Con lui anche il nuovo cappellano della struttura Stefano Zuin e insieme, oltre aver celebrato le messe, hanno dato i sacramenti della comunione e della cresima a un carcerato.

 


 

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