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Infermieri di comunità, entro l'autunno il via al progetto. Zappini: "Saranno un punto di riferimento facilmente contattabile, riconoscibile e identificabile"

Avranno un loro spazio nei novanta ambulatori infermieristici già esistenti e agirà nella comunità in maniera proattiva con l'obiettivo di anticipare l'insorgenza di ulteriori problematiche nei pazienti cronici - non solo anziani - lavorando sempre più in rete con gli altri servizi sociali e sanitari

Pubblicato il - 11 marzo 2017 - 13:17

TRENTO. Maggiore vicinanza ai cittadini, alle loro case, ai loro problemi. In una parola, maggiore vicinanza alla comunità. Soprattutto in un'epoca dove si cerca sempre di più di non appesantire le strutture ospedaliere e i centri di assistenza. Questo sono gli infermieri di comunità una figura professionale, già realtà in altri contesti europei ed italiani, che presto diventerà progetto sperimentale anche in Trentino. E questa mattina nell'auditorium del Centro per i servizi sanitari di Trento si è svolto proprio un incontro dedicato a questa figura, organizzato dal Collegio degli Infermieri professionali, Assistenti sanitari e Vigilatrici d’infanzia (Ipasvi) di Trento. "Come previsto dal Piano per la Salute del Trentino 2015-2025, - ha spiegato la presidente del collegio Ipasvi Luisa Zappini - anche gli infermieri sono chiamati a sperimentare forme, ruoli e competenze che rispondano in maniera efficace ai mutati contesti sociali e sanitari. Auspico che entro l'autunno si possa partire con questo progetto garantito da risorse adeguate".

 

La figura professionale dell'infermiere di comunità agirà nella comunità in maniera proattiva, dando concretezza alla medicina di iniziativa, basata principalmente su prevenzione ed educazione, con l'obiettivo di anticipare l'insorgenza di ulteriori problematiche nei pazienti cronici - non solo anziani -, lavorando sempre più in rete con gli altri servizi sociali e sanitari. “L'infermiere di comunità sarà presente sul territorio ed avrà un suo spazio nei novanta ambulatori infermieristici già esistenti: è fondamentale che egli sia un punto di riferimento facilmente contattabile, riconoscibile e identificabile dai cittadini e da tutti i diversi professionisti operativi nel contesto territoriale. Un facilitatore competente, insomma”, ha aggiunto Zappini.

 


 

All'incontro e alla successiva tavola rotonda hanno assistito circa 150 iscritti. La direttrice dell'Area cure primarie del servizio territoriale Apss Simona Sforzin ha riportato i dati dell'assistenza primaria in Trentino, incentrata sul paziente cronico non deambulabile. "Gli infermieri delle Cure primarie che si dedicano all'assistenza a domicilio sono 180. Nel 2016 hanno seguito quasi 17 mila pazienti, il 75% dei quali sopra i 75 anni, garantendo più di 200 mila accessi - ha evidenziato Sforzin -. Le diagnosi più rappresentate sono le malattie cardiovascolari, i tumori e le malattie neurologiche. Solo meno della metà dei pazienti ha un piano di presa in carico, per i restanti si tratta di interventi occasionali", ha aggiunto la direttrice.

 

La presidente della Consulta provinciale per la salute Annamaria Marchionne, dialogando con gli altri professionisti della sanità presenti all'auditorium, si è soffermata sul cambiamento dei bisogni di assistenza della popolazione, legati all'aumento del numero di anziani, di non autosufficienti e delle cronicità, senza dimenticare le nuove povertà. "I tradizionali servizi assistenziali e i loro modelli sono destinati a profonde riorganizzazioni imposte sia dall’aumento oggettivo dei bisogni di salute, in continua evoluzione, sia dalle crescenti aspettative di nuovi servizi e di migliore qualità delle prestazioni. In questo quadro l’infermiere di comunità è un ingranaggio fondamentale per una società che invecchia e ha sempre più bisogno di interventi a lungo termine", ha detto Marchionne.

 

"Questa figura, incardinata nel Servizio sanitario e in sinergia con il medico di famiglia, ha un ruolo essenziale lungo tutto l’iter che va dalla promozione della salute alla prevenzione, passando per l’empowerment del paziente cronico, il counselling individuale e famigliare e gli interventi di assistenza infermieristica diretta". 

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